Amo lo sport, e per questo motivo oggi non mi va di scrivere, ma non voglio nemmeno che l’immondo spettacolo dell’ultima giornata di questo campionato passi sotto silenzio.

Ho trovato due commenti, che condivido, sul sito di Carlo Nesti:

Festeggiamenti Juve: assurdi
I tifosi della Juventus hanno festeggiato lo scudetto, forse più per reazione rabbiosa al peggio, che non per intimo convincimento: disapprovo questa stupida euforia. E’ stato come gioire dopo Bruxelles: allora erano morte delle persone, e ora sono morti dei valori, la lealtà che chiunque dovrebbe avere a cuore prima di provare a vincere. Questo livello di incoscienza mi fa pensare che si voglia far festa, e casino, comunque, con qualsiasi pretesto, senza chiedersi perché si dovrebbe mai essere felici.

E’ sconcio che ciò non avvenga
“The show must go on”: non conosco slogan che mi stia più sull’anima, come se le leggi dello spettacolo dovessero prevalere sulla vita, che è realtà ben più importante. Dinanzi a uno schifo, che ogni giorno assume dimensioni sempre più vergognose, era un dovere fermarsi, dando modo al Coni di esautorare tutti i padroni del Titanic. E invece, dopo le dimissioni di Carraro e del CDA juventino, ci tocca vedere Galliani reclamare il “codice etico”, come se già prima non dovesse esistere.

Concludo con una straordinaria definizione di etica, che ho trovato sul sito di Giancarlo Livraghi (i grassetti sono miei):

L’etica non è di moda. Ogni considerazione morale è trascurata, dimenticata. Nei rari casi in cui se ne parla è considerata, con disprezzo, “moralismo”, o si traduce in un vuoto cerimoniale delle apparenze. Uno dei fenomeni di involuzione e decadenza della società in cui viviamo è la perdita dei valori etici.
Si pensa che il profitto (e in particolare il profitto di breve periodo) sia l’unica misura di valore. Se il profitto è a scapito del bene generale, e in violazione dei fondamentali princìpi di etica e correttezza, il “successo” così ottenuto è ammirato e riverito, diventa “santificante” e rende irrilevante ogni altra considerazione.
Mi sembra importante chiarire è che non c’è una contraddizione assoluta e inderogabile fra il successo di un’impresa (o di ogni organizzazione umana) e i valori etici. Perciò l’etica non deve necessariamente rifiutare come “perversa” in assoluto la logica del profitto. E, viceversa, è concretamente possibile ottenere buoni e durevoli profitti comportandosi in modo eticamente corretto, o anche umanamente “generoso”, cioè con un impegno morale, umano e civile superiore a gli “obblighi” di legge o di costume e a una definizione “minima” di eticità.