Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
6 Apr
Il solito anonimo che commenta un post del 1° aprile 2005, in cui elencavo i feed RSS delle agenzie di stampa italiane, scrivendo “Agi e Adnkronos hanno il servizio feed Rss alla grande. Cerca bene!”.
Caro anonimo, non sono io che devo cercare bene, sei tu che devi imparare a leggere la data dei post che commenti… Tra l’altro, ADN Kronos ha una pagina dedicata ai feed RSS con collegamento in home, mentre dei feed RSS non c’è traccia nelle pagine pubbliche del sito AGI (forse sono in quelle riservate ai clienti dell’agenzia, ma in questo caso non mi sembra che la definizione “alla grande” sia la più azzeccata).
Comunque, confermo che alla data del 1° aprile 2005 la situazione era quella che descrivevo nel mio post.
Technorati: blogging, analfabetismo
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L’articolo che segue è stato pubblicato sul sito di Comunicazione Italiana in questa pagina.
Mestiere addetto stampa. In Italia e negli Stati Uniti
Differenze e similitudini, pregi e difetti, vantaggi e svantaggi. Il punto di vista è quello di Eric Sylvers, corrispondente da Milano del New York Times e dell’International Herald Tribune per le pagine di economia.
In cosa si distinguono gli uffici stampa italiani da quelli statunitensi?
Ciò che appare più evidente è che gli addetti stampa italiani sono solitamente piuttosto lenti a soddisfare le richieste dei giornalisti e quindi risultano poco disponibili. Succede talvolta di telefonare ad un ufficio stampa e sentirsi chiedere di richiamare. Negli States non succederebbe mai: anche se un addetto stampa è molto occupato, richiama personalmente poco dopo. In otto anni di lavoro qui in Italia, ho anche notato che molti telefoni non danno la possibilità di lasciare un messaggio vocale. Mi capita dunque di far squillare il telefono a vuoto, per esempio durante la pausa pranzo, in concomitanza con una riunione o dopo l’orario di lavoro. Anche questo non succederebbe mai in USA perché comporta una perdita di tempo. Il giornalista è infatti costretto a telefonare ripetutamente finché non riesce a trovare l’interlocutore dell’ufficio stampa. Quando però si ha urgenza, è un problema. Inoltre, ho verificato che i siti internet in Italia sono spesso poco sviluppati. Anche questo comporta una perdita di tempo sia per i giornalisti, che potrebbero trovare le notizie a cui sono interessati già in Rete, sia per l’ufficio stampa, che occupandosi delle richieste dei giornalisti non dedicarsi ad altro. Addirittura i siti internet italiani spesso non contengono il recapito dell’ufficio stampa e quindi il giornalista è costretto a fare giri di telefonate per poter ottenere le informazioni. Mi è successo pochi giorni fa con un uomo politico di cui non faccio il nome. Per fortuna, mi ha salvato un mio amico giornalista italiano che conosceva il suo addetto stampa. E giusto ieri mi è capitata una situazione che negli States non accadrebbe mai: avevo appuntamento per una intervista telefonica ad un orario pattuito, ma l’ufficio stampa non mi ha mai chiamato. Quindi l’articolo non è uscito, malgrado avessi tenuto lo spazio. Ovviamente ci sono molte eccezioni, ma in generale trovo che queste siano le differenze più evidenti tra l’Italia e gli Stati Uniti.
La legge 150/00 obbliga le Pubbliche Amministrazioni italiane a dotarsi di strutture di comunicazione e informazione con professionisti del settore. Anche negli Stati Uniti sono previsti requisiti specifici per gestire un ufficio stampa?
No. Negli States non esiste l’albo dei giornalisti. Il lavoro giornalistico si basa sulle competenze e le capacità, anche all’interno delle amministrazioni pubbliche. Solamente gli amministratori con incarichi importanti portano con sé il loro addetto stampa fiduciario.
Comunicazione istituzionale e comunicazione politica spesso faticano a convivere all’interno delle Pubbliche Amministrazioni italiane perché l’ultima tende ad avere il sopravvento sulla prima e a tingersi dei colori della propaganda. Accade anche negli Stati Uniti?
I due ambiti sono molto più distinti. È vero che l’ufficio stampa della Casa Bianca sta dalla parte del Presidente, ma questo non significa che non faccia comunicazione istituzionale. Nemmeno in periodo elettorale la comunicazione politica riesce ad avere il sopravvento su quella istituzionale. Credo sia per una questione culturale.
Secondo Lei, come viene vissuta la comunicazione di crisi in Italia?
Quando c’è una cattiva notizia, in Italia si fa di tutto per nasconderla e, se proprio si deve comunicarla, lo si fa a fine giornata. Anche negli Stati Uniti si cerca di nascondere se è possibile, ma se bisogna dare la notizia, lo si fa il mattino. Così, la notizia si esaurisce nell’arco della giornata. Ad esempio, le società che registrano risultati negativi preferiscono dare la notizia il mattino, sapendo che avranno una brutta giornata in borsa, ma che poi è finita. In Italia, invece, le società comunicano i risultati negativi dopo la chiusura del mercato così i giornali riprendono la notizia più volte, anche perché i giornalisti cercano di scoprire più dettagli possibili in assenza di informazioni precise.
Inoltre, nel mondo anglosassone è consueto assumere nuove persone o affidarsi ad agenzie esterne per superare i periodi di crisi. In Italia, questa consuetudine è ancora poco diffusa, anche per una questione di “ego”: credo infatti che chi è a capo di un ufficio stampa non accetti facilmente una decisione del genere e faccia di tutto perché non venga presa.
Quale aspetto del sistema italiano di comunicazione esporterebbe negli Stati Uniti?
Da otto anni a questa parte, ovvero da quando ho cominciato a lavorare in Italia, il sistema di comunicazione italiano è molto migliorato. Tuttavia, non mi viene proprio in mente un suo aspetto da esportare negli Stati Uniti. Ecco, ora che squilla il telefono, penso che potrei esportare l’attesa di chiamata! Scherzi a parte, credo che l’Italia abbia tantissimo da offrire, al di là degli uffici stampa. Anche se devo ammettere che lavorare bene con gli uffici stampa facilita molto il lavoro di noi giornalisti e consente di far uscire meglio le notizie.
C’è bisogno di aggiungere un commento?
Technorati: press office, media relations
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Per lo speciale su Giovanni Paolo II, Bruno Vespa ha tirato fuori dalla naftalina Orazio Petrosillo, vaticanista del Messaggero, che vi era stato immerso più o meno un anno fa, dopo i funerali.
Technorati: journalism
Tags: Journalism1 Apr
1 Apr

La pubblicità televisiva di Microsoft che parla di sicurezza e affidabilità ha un livello di disonestà intellettuale addirittura superiore a quello degli uomini politici italiani in periodo di campagna elettorale, e per questo dovrebbe essere inserita di diritto nel Guinness dei Primati (intesi come scimmie). Parlare di sicurezza e affidabilità quando si ha il coraggio di vendere un prodotto come Outlook, il peggior programma per la gestione della posta elettronica mai concepito da una mente (che sicuramente non era umana, e qui si comprende il precedente riferimento alle scimmie, che spero non se la prendano), significa non avere il senso della realtà. In questi casi, il silenzio sarebbe sicuramente una scelta più avveduta.
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