Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for February, 2006

Permalosetten

Sembra proprio che il Financial Times non riesca a mandar giù il fenomeno dei blog. E lo conferma anche il primo post del blog appena inaugurato dal quotidiano. Chiedersi, oggi, se Karl Marx e George Orwell avrebbero utilizzato lo strumento del blog mi sembra un esercizio completamente inutile, visto che i due hanno utilizzato - e bene - gli strumenti che avevano a disposizione al loro tempo.

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  • Guinness, un primato alla rovescia

    Guinnes, l’azienda irlandese che produce l’omonima birra, ha inaugurato un blog. La pagina iniziale è una strana “landing page” dove vi viene chiesto il Paese d’origine e la data di nascita. Se rispondete correttamente - posto che abbiate superato i 18 anni - ovvero che visitate il blog da una “other country” (rispetto a England, Scotland e Wales), la vostra visita finisce qui, perché vi reindirizzano verso una pagina in cui c’è un testo piuttosto confuso che adduce delle improbabili “legal reasons” per il blocco della navigazione.

    Siccome ho superato i cinquant’anni, non esistono “legal reasons” che mi possano impedire la visita di un blog che parla di birre o di alcolici (anche ad altissima gradazione, come l’abruzzese Centerbe Toro di Tocco a Casauria, che raggiunge i 70°), questo blocco mi ha sorpreso e contrariato. Quindi, sono tornato indietro alla “landing page” e ho modificato la mia provenienza in Scotland (è nota la mia somiglianza con Sean Connery, che peraltro viene rilevata solamente da persone con gravissimi problemi di vista). Con una certa sorpresa, sono entrato nel blog senza problemi, e mi sono trovato davanti il seguente testo (che lascio immutato, ovviamente in inglese):

    GUINNESS® and Gateway pages

    OK, it’s Lou here sitting at my desk just gobsmacked at the response and interest we have in the blog already. We only really got it running live on Wednesday and were really not expecting the kind of response we’ve had so soon but it’s really great. First, let me say a massive ‘thank you’ to everyone who’s come and had a look at the blog and either left us comments or posted comments on their own sites. When we started thinking about this whole project our objective was to see if we would really engage with people interested in Guinness so we are glad to have the opportunity to do this so quickly.

    Aside from lots of posts providing encouragement (thanks as it’s all a bit scary!), there seems to be one issue that a few people have picked up on. Lots of people are asking about the thing we call a ‘gateway page’ - you’ll have noticed that when you first try and visit our blog you get a page asking for your age and where you’re from. There’s a few points I’d like to make about this page.

    1) We HAVE to have this sort of gateway page for to ensure we are marketing GUINNESS® responsibly and for legal reasons - we have a strict marketing code we adhere to and lots of countries have different policies and laws regarding the legal age at which people can view materials to do with alcoholic products and how alcohol brands can and cannot market their goods. For this reason we are legally bound to ask people where they are from (in case it’s a country that doesn’t allow alcohol marketing) and how old they are (to ensure they are of legal purchase age). This is the right thing to be doing and that’s the reason for having a gateway page in the first place.

    2) Next, lots of people from countries outside of the UK are asking why they can’t access the blog. There are two answers to this. Obviously Guinness is one great brand that’s widely loved in about 150 countries. But the drinkers in those countries are all different so what the various marketing teams get up to differs also. What’s on this blog is specifically about our GB plans - hence the focus on those drinkers. There are legal issues with us making content the GB team have written available to other countries.

    Secondly and to be really honest we really didn’t think anyone from outside the UK would be interested in what we had to say. BUT, now that we have seen that there is interest from people outside of the UK we are going to talk to our teams and work out if there’s a way to open the blog up so everyone can see it (at least people in countries where marketing alcohol is not prohibited). This will take us a while so please bear with us - we’ll keep you posted.

    We’ll be putting up more posts shortly and we are learning as we go so keep the comments coming!

    Incredibile, ma vero !!! Mi piacerebbe conoscere questi attenti osservatori della blogosfera, questi strateghi della comunicazione online, questi funamboli del marketing globale… Peccato… Ero un estimatore della birra Guinness, ma non vedo per quale motivo dovrei continuare a consumarla se l’azienda che la produce ritiene che io non abbia il diritto di leggere il suo blog.

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  • Big News

    Harold Burson ha pubblicato il suo primo post. Niente male per un professionista di 85 anni, che in questo modo dimostra come l’età conta poco quando ci sono curiosità ed entusiasmo.

    Steve Rubel lascia CooperKatz per Edelman, che a questo punto si posiziona saldamente come la prima tra le grandi nella gestione di questo nuovo strumento di comunicazione. Continuo a essere convinto che questo sia possibile perché Edelman è indipendente e quindi svincolata dall’ossessione dei risultati trimestrali, a cui invece sono sottoposte - in rigoroso ordine alfabetico - Burson-Marsteller, Fleishman-Hillard, Hill & Knowlton e Weber Shandwick.

    Neville Hobson riparte da zero e da un nuovo dominio. Neville, insieme a Shel Holtz, è il produttore del primo podcast dotato di regolare periodicità: For Immediate Release. Anche se continuo a guardare con grande scetticismo il fenomeno dei podcast, quello di Shel e Neville mi sembra comunque un esperimento da tenere sott’occhio.

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  • La democratizzazione dei media

    Robert Scoble affronta il problema. Funziona sempre così: incominciano a parlarne negli Stati Uniti, e poi - con calma - arriva anche da noi…

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  • Auguri, Harold

    Quando l’ho conosciuto, nei dieci mesi durante i quali ho lavorato in Burson.Marsteller, aveva 68 anni ed era fiero del fatto che le aziende pagassero senza batter ciglio diverse migliaia di dollari al giorno per avere la sua consulenza. Oggi compie 85 anni, e continua ad andare in ufficio tutti i giorni, e forse qualcuno continua a pagare per avere la sua consulenza. Harold Burson è una leggenda vivente delle relazioni pubbliche, e per me è stato un onore stringergli la mano.

    Vi consiglio di leggere alcuni tra i suoi ultimi discorsi, sorprendenti - per lucidità e “visione” - per un uomo che ha superato gli ottant’anni: 6 settembre 2005, 20 ottobre 2004 e 29 settembre 2001.

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  • Spunti per elucubrazioni

    Deloitte ha rilasciato le proprie previsioni per il settore TMT (Technology, Media, Telecommunications).

    Tecnologia

    1. I motori di ricerca sfideranno la posta elettronica per il ruolo di principale applicazione digitale.
    2. La ricerca e lo sviluppo diventeranno delle attività più collaborative, man mano che le aziende, le istituzioni governative e quelle accademiche lavoreranno insieme a ulteriori innovazioni.
    3. Il trasferimento verso paesi a basso costo come modalità per ridurre i costi e ottimizzare le efficienze continuerà a crescere in termini di popolarità.
    4. Le scuole nei Paesi sviluppati integreranno un maggior numero di strumenti digitali per il processo di istruzione.
    5. Il software open source rappresenterà una sfida ancora più grande per il modello consolidato del software proprietario, con un impatto sia sui fornitori che sugli utenti finali.
    6. I governi cercheranno sempre più di regolare Internet.
    7. I progressi tecnologici, come il riconoscimento e la sintesi vocale, insieme all’evoluzione dell’intelligenza artificiale, cambierà il modo in cui gli individui interagiranno con i computer e questi ultimi interagiranno tra loro.
    8. I prodotti diventeranno meno statici con il lancio di numerosi nuovi modelli, dalle macchine fotografiche alle automobili, che possono essere aggiornati da remoto.
    9. La differenza tra quelli che utilizzano la tecnologia digitale e quelli che non la utilizzano aumenterà, e con essa lo svantaggio dei Paesi sottosviluppati.
    10. Le tecnologie che modificano in modo permanente il comportamento umano continueranno a essere le più profittevoli.

    Media

    1. La distribuzione digitale coinvolgerà una percentuale sempre più ampia dell’industria musicale.
    2. Le dimensioni medie dello schermo per guardare televisione e video diventeranno ancora più grandi, spinte dal mercato degli schermi piatti e dalla domanda di contenuti per la TV ad alta risoluzione.
    3. Tutti i settori nel mondo dei media si rivolgeranno sempre di più ai processi di produzione digitale, spinti dalla riduzione dei costi e dal potenziale di crescita dei ricavi.
    4. Le nuove console saranno alla base di un altro anno eccellente per il mercato dei videogiochi.
    5. Probabilmente, il 2006 vedrà numerose attività intorno all’IPTV (Internet Protocol TeleVision) con il lancio di numerosi servizi in ogni parte del mondo, soprattutto da parte dei fornitori di servizi di relecomunicazione.
    6. Il modello di business della radio è destinato a cambiare in modo significativo, verso una minore dipendenza dal fatturato pubblicitario.
    7. Il settore vedrà sempre di più la frammentazione come un vantaggio, e si renderà conto che tanto più grande è il numero dei formati in cui viene offerto un prodotto o un servizio, tanto più grande è la domanda.
    8. Una selezione sempre più ampia di prodotti - come il video-on-demand, l’IPTV e il podcasting - renderà la convergenza uno degli strumenti determinanti per la generazione del valore da parte delle aziende che operano nel mondo dei media.
    9. La televisione ad alta definizione si espanderà in Europa e continuerà a crescere negli Stati Uniti e in Asia Pacifico.
    10. La proliferazione dei blog svilupperà l’esigenza di un nuovo intermediario, un aggregatore dei blog, che ha il potenziale di attrarre degli investimenti pubblicitari.

    Telecomunicazioni

    1. Il mercato globale delle telecomunicazioni - che comprende le linee terrestri, la comunicazione mobile, il VoIP (Voice over Internet Protocol) e la connettività a banda larga - dovrebbe raggiungere nel 2006 un nuovo record di connessioni, superando i quattro miliardi a livello mondiale.
    2. Nonostante gli eccellenti risultati nel quarto trimestre del 2005, il mercato della telefonia 3G (terza generazione) probabilmente crescerà meno del previsto poiché la tecnologia, e i costi, superano le necessità di base dei consumatori.
    3. Lo stile e la moda continueranno a giocare un ruolo importante nel settore della comunicazione, in modo particolare nel settore della telefonia mobile.
    4. Lo sviluppo e la maturazione degli strumenti e dei servizi di comunicazione da macchina a macchina dovrebbero fornire alle società di telecomunicazione un’altra fonte di ricavo.
    5. Il settore, e in modo particolare le industrie del fisso e del mobile, punterà sempre di più sulla velocità, per cui gli operatori si sfideranno l’un l’altro fino a raggiungere velocità di download di decine di megabit al secondo.
    6. Nel 2006, le telecomunicazioni affronteranno un intenso periodo di fusioni e acquisizioni, stimolate da un surplus di riserve di cassa tra i principali player e dal desiderio di crescere.
    7. La convergenza rimarrà uno dei focus del settore, ma molti operatori dovranno combattere per ottenere la loro parte di fatturato.
    8. Nel 2006, il mercato dei rivenditori dovrebbe essere più forte che mai.
    9. Le società di telecomunicazione cercheranno di diversificare le proprie attività, in parte per sfruttare le infrastrutture e i clienti esistenti, e in parte per contrastare la diminuzione del fatturato delle loro attività principali.
    10. I servizi VoIP gestiti dovrebbero continuare a guadagnare quote di mercato, mentre i fornitori ad-hoc (quelli che utilizzano Internet come piattaforma per i propri servizi) continueranno a generare fatturato con grande difficoltà.

    Mi fa particolarmente piacere, vista la mia posizione all’interno della comunità OpenOffice.org, l’affermazione contenuta nel punto 5 dell’area tecnologia. E’ vero che io sono particolarmente motivato, ma è dall’inizio dell’anno che utilizzo esclusivamente OpenOffice.org senza sentire assolutamente la mancanza di Office (che non è più installato sul mio personal computer), ma non solo… senza che nessuno dei miei interlocutori abbia mai sospettato che il documento che ha ricevuto dal sottoscritto non è stato elaborato con il software Microsoft ma salvato nel formato Office dopo essere stato scritto nel formato OpenDocument. Provare per credere.

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  • Filed under: ICT Market
  • Business is business

    Google ha il potere di riscrivere la storia, in modo selettivo.

    Per averne una prova, cliccate prima qui e poi qui.

    Sorpresa! I carri armati di Piazza Tiananmen vengono sostituiti da allegre famigliole in visita a Pechino, che si fanno riprendere nella più classica delle foto ricordo.

    Business is business.

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  • Filed under: Social Media
  • Guy Kawasaki

    Guy non ha nulla a che vedere con le omonime motociclette: è stato l’inventore del ruolo di “evangelist”, che ha esercitato per anni all’interno di Apple Computer, per convincere le software house a sviluppare programmi per Macintosh. Poi si è messo a fare l’imprenditore, lo scrittore e il conferenziere, e il venture capitalist. Se non avete mai letto uno dei suoi libri, potete avere un assaggio del suo stile e del suo acume leggendo il suo blog. E’ online da poco più di due mesi, e negli Stati Uniti è già uno dei più seguiti. Dategli un’occhiata.

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  • Filed under: Blog
  • Non si inventa nulla

    Being Reasonable ha simulato un’intervista a tre vecchi “guru” della pubblicità, David Ogilvy, Bill Bernbach e Rosser Reeves, utilizzando delle risposte che i tre avevano dato, a suo tempo, nel corso di interviste autentiche, quando erano dei punti di riferimento per tutto il settore. Per motivi di tempo, sono costretto a lasciarla in inglese, ma questo spero non vi impedisca di apprezzare la modernità e il rigore professionale delle risposte. L’intervista la dovrebbero leggere soprattutto i “creativi” del giorno d’oggi… e sapete a chi mi riferisco.

    What do you think of advertising that sells lifestyles or attitudes?
    Bill Bernbach: The magic is in the product… No matter how skillful you are, you can’t invent a product advantage that doesn’t exist. And if you do, and it’s just a gimmick, it’s going to fall apart anyway.
    Rosser Reeves: The writer must make the product itself interesting. Otherwise, a great part of his ingenuity and inventiveness will be used in devising tricks which lower the efficiency of advertising, rather than raising it.
    David Ogilvy: If you spend your advertising budget entertaining the consumer, you’re a bloody fool. Housewives don’t buy a new detergent because the manufacturer told a joke on television last night. They buy the new detergent because it promises a benefit.

    David, we say “homemaker”, these days. That aside, isn’t the most important thing to break through the clutter?
    Ogilvy: When you write an ad, I don’t want you to tell me that you find it “creative”. I want you to find it so persuasive that you buy the product - or buy it more often.
    Bernbach: Getting a product known isn’t the answer. Getting it wanted is the answer. …be sure your advertising is saying something, something that will inform and serve the consumer, and be sure you’re saying it like it’s never been said before.
    Reeves: Strangely enough, such [creatives] have a pseudo-rationale for this striving after mere “difference”, and they plead it with passionate earnestness…:
    1) Advertising (not the product) must compete with a tremendous number of other advertising messages.
    2) Therefore, the advertisement (not the product) must get attention.
    3) Therefore, a given advertisement (not the product) must be different.
    Such reasoning bypasses the product and, when it does, it bypasses the advertising function. It is a classical example of confusing the means with the ends, for if a product is worth paying money for, it is worth paying attention.

    Bill, your creative revolution was, in many ways, a revolution against Rosser and his supporters. How do you define breakthrough creative?
    Bernbach: The creative person has harnessed his imagination. He has disciplined it so that every thought, every idea, every work he puts down, every line he draws, every light and shadow in every photograph he takes, makes more vivid, more believable, more persuasive the original theme or product advantage he has decided he must convey.

    Bill and David, both of you were creatives. What does “creativity” mean to you?
    Ogilvy: I am supposed to be the No. 1 creative genius in the whole world, and I don’t even know what the hell the word ‘creativity’ means… But I’m not afraid to tell creative phonies that their commercials are utter nonsense.
    Bernbach: Today everybody is talking “creativity”, and, frankly, that’s got me worried. I fear lest we keep the good taste and lose the sell. I fear all the sins we may commit in the name of “creativity”. I fear that we may be entering an age of phonies.

    Le fonti di queste risposte:
    David Ogilvy: Interview with Stuart Elliott, The New York Times, 10/30/91
    Bill Bernbach: Bill Bernbach’s Book (Levenson & Bernbach)
    Rosser Reeves: From Reality in Advertising

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  • La fine di un’era

    Effective January 27, 2006, Western Union will discontinue all Telegram and Commercial Messaging services.

    Western Union ha spedito il primo telegramma il 9 aprile 1839, e l’ultimo il 27 gennaio del 2006. Nell’ultimo anno, solo 20.000. Nulla, se pensiamo che la popolazione degli Stati Uniti è di 298,2 milioni di abitanti. In quel Paese, ormai, per comunicare si utilizza la posta elettronica, oppure il fax (sempre meno).

    In Italia, invece, nel 2005 sono stati inviati 17 milioni di telegrammi, ovvero uno ogni 3,4 abitanti, visto che la popolazione è di 58,1 milioni. E non credo che siano stati inviati tutti per scambiare auguri e condoglianze. E’ proprio vero, l’Italia è un Paese di “late adopter”, ovvero di gente che adotta le nuove tecnologie quando non è proprio possibile farne a meno.

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  • Filed under: ICT Market, Innovation
  • Calendario

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