Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
28 Feb
Ho guardato con attenzione gli spot della Famiglia Spera, e mi sono venute in mente almeno una dozzina di domande - per essere sintetico - per gli autori della campagna. Ho anche elaborato una granitica certezza: io non rientro assolutamente nel target del centrosinistra. Non riesco a capire, infatti, come si possa continuare a puntare tutto su una critica - ormai trita e ritrita - degli errori altrui, senza offrire una visione e una strategia costruttiva per il futuro. Forse si aspettano che legga le 281 pagine del programma… Ma anche in questo caso, stando a quanto afferma una che se ne intende come Luisa Carrada (ripresa da un altro che non scherza come Massimo Mantellini), sembra che abbiano mancato l’obiettivo. Peccato…
Tags: pr27 Feb
27 Feb
Dal sito della Famiglia Spera, su cui fino a oggi non avevo avuto l’imbarazzo (o il dispiacere, fate voi) di imbattermi: Carina e vivace, è follemente innamorata di Alfredo, compagno di classe tunisino, il suo metre-a-penser. Certo, che l’Italia sia un Paese disastrato sotto il profilo linguistico è un dato di fatto inoppugnabile, ma che nessuno - tra i Democratici di Sinistra che firmano il sito - si sia accorto di questo scempio linguistico non lascia certo ben sperare per la crescita della cultura internazionale del nostro Paese (che non può certo avvenire quando al governo ci sono i leghisti). E la cosa non è giustificata nemmeno dal fatto che Google trova circa 185 pagine che contengono questo grossolano errore (sono cosciente del fatto che Nicola Mattina mi ridarà del saccente, ma mi sento di affermare che in questo caso la conoscenza della lingua c’entra fino a un certo punto: questa è una sana mancanza di cultura politica, visto che è proprio da quell’ambito che arriva il termine francese). C’è da chiedersi cosa possa elaborare il “metro per pensare” Alfredo, di fronte a un autentico “maestro del pensiero”, ovvero maître-à-penser (in questo caso, Google trova circa 93.200 pagine).
Qual è lo slogan che possiamo associare a questa performance linguistica? Oggi la Legge Moratti, domani un autentico analfabetismo di ritorno? La risata, purtroppo, è molto amara, se penso che sono questi gli schieramenti politici su cui dovremo esprimere la nostra scelta fra poco più di un mese…
P.S. - La Famiglia Spera l’ho scoperta grazie a Gianluca Diegoli.
Tags: Marketing, pr26 Feb
Ho appena scoperto che la comunità di OpenOffice.org, con il contributo di Sun, ha piazzato sugli autobus di Redmond qualche pubblicità…



Mi piacerebbe proprio sapere cosa ne pensa Steve Ballmer… Avrà proibito a tutti i dipendenti Microsoft di prendere l’autobus?
Tags: pr25 Feb
In Italia, i consumi di carni di volatili da allevamento (polli e tacchini) sono crollati al punto da mettere in crisi un intero settore industriale. Ancora una volta, è un fenomeno che riguarda solo il nostro Paese, e non tocca il resto d’Europa. Toni Muzi Falconi si chiede se il fenomeno sia da ascrivere alla scarsa - se non nulla - fiducia che i cittadini ripongono nelle dichiarazioni del Ministro della Salute. Personalmente, non sono d’accordo. Secondo me, il crollo dei consumi di carne avicola è un altro segno della forte immaturità del popolo italiano di fronte a fenomeni in cui l’aspetto emotivo supera il contenuto dell’informazione. Più o meno, quello che è successo con il referendum sull’energia nucleare, i cui risultati - influenzati dalla reazione emotiva all’incidente di Chernobyl - non ci hanno sicuramente messo al riparo dai danni di un possibile incidente (le nubi radioattive che verrebbero scatenate da un incidente in una delle centrali nucleari che si trovano nei Paesi confinanti con l’Italia valicherebbero tranquillamente i nostri confini, e colpirebbero gli abitanti delle regioni prealpine) ma ci hanno messo in una posizione di fragilità - per quanto riguarda gli approvvigionamenti di energia - rispetto agli altri Paesi, che abbiamo scontato - e con questo non voglio certo dire che questa è stata l’unica causa del problema - con un indebolimento del nostro sistema industriale.
Io trovo emblematico di questa immaturità il successo dei giubbotti Refrigiwear, che sembrano essere i più venduti in Italia (secondo dichiarazioni non suffragate da dati numerici, e quindi di dubbia - o nulla - autorevolezza). Si tratta di un marchio sconosciuto anche negli Stati Uniti, il Paese d’origine, perché riservato solamente alle aziende che hanno dipendenti che lavorano a temperature molto basse (fino a 50° gradi sotto zero) come gli operatori delle celle frigorifere, e che non può essere acquistato dai privati ma solo dalle aziende. In Italia, i giubbotti Refrigiwear vengono non solo acquistato ma addirittura ostentati come se fossero dei capi di design. E pensare che le loro caratteristiche sono legate a esigenze che non hanno nulla a che vedere con la moda ma con la praticità, tanto che il modello corto negli Stati Uniti si chiama “trucker” (ovvero camionista) e il modello lungo “inspector” (ovvero ispettore, e non stiamo parlando del Tenente Colombo). In Europa, sono solo gli italiani ad acquistare Refrigiwear, e se non ci credete credo che per cambiare idea vi potrà bastare la visita di questa pagina sul sito dell’azienda.
Sembra, ma sono solo voci, e sarebbe veramente il colmo per chi ha fatto a gara per accaparrarsi il prodotto durante l’inverno del 2002, che il primo modello arrivato in Italia sia stato quello destinato a chi maneggiava quarti di bue all’interno delle celle frigorifere. Bisogna fare tanto di cappello, sotto il profilo della comunicazione, a chi è riuscito a trasformare un indumento “tecnico” in un capo che fa tendenza, con un prezzo superiore di almeno un ordine di grandezza rispetto a quello originale.
E pensare che le informazioni, sia nel caso della carne avicola che nel caso degli indumenti da lavoro Refrigiwear, sono alla portata di tutti.
Tags: pr25 Feb

Un motivo in più per usarlo, e mettere definitivamente Outlook nel cestino
Nessun tag per questo post.25 Feb
Siamo stanchi del modo in cui veniamo rappresentati dai pubblicitari, che giocano su stereotipi a cui ormai non crede più nessuno (in ordine sparso):
L’elenco, ovviamente, non è originale, ma non trovo più il link alla pagina originale. Faccio ammenda, indiretta, verso l’autore della prima versione di questo elenco.
Tags: media, pr22 Feb
AITech-Assinform, Associazione Italiana per l’Information Technology (ma non bastava AITech?), ha presentato a entrambi gli schieramenti politici una proposta di politica industriale per l’IT e la competitività dell’Italia. Un documento di buon senso, che i programmi potrebbero prendere in considerazione, indipendentemente dal colore politico. Più che l’abstract, che trovate qui, vale la pena leggere il documento completo in formato PDF, che trovate qui (è necessaria la registrazione al sito), ricco di considerazioni sui dati economici.
Tags: pr22 Feb
La risposta ce la da il Washington Post:
The real question [...] is how we decide whether one story is more worthy than another. How do we determine the merits of a case? The answer, in my judgment, lies at the heart of newspaper industry’s downward spiral in circulation.
The decision to go with one story rather than another turns on what we in this business consider “newsworthy”. It’s an amorphous term, but editors claim to know it when they see it. Unfortunately, in my view, that decision seems to boil down to what those of us in newsrooms, and not readers, care about.
And there’s the problem. What draws the interest of people in the news business (what they like to read and write about) often bears little relationship to what people who live in communities [...] care about.
And that’s how a single mom in Northeast Washington who disappears from her home, leaving behind all her children and possessions, doesn’t make it into the newspaper.
It’s because someone may have decided that a story like hers, of a woman nobody has ever heard of, won’t have much significance to readers. It’s because someone has concluded that there is nothing out of the ordinary about an adult black single mom walking out on her family. It’s because such behavior is considered commonplace, too routine to warrant precious space.
Certo, è l’opinione di un singolo, ma si tratta di un opinionista di uno dei più autorevoli quotidiani statunitensi. Forse, questo concetto di notizia non è più così attuale… Forse, leggere qualche blog - invece di criticarne l’attendibilità - potrebbe aiutare a rendere più attuale - e vicino al lettore - il concetto di notizia… Forse…
Grazie a Carlo Felice Dalla Pasqua per la segnalazione.
Tags: pr21 Feb
Quanti blogger ci vogliono per cambiare una lampadina?
Uno per cambiare la lampadina e scrivere che la lampadina è stata cambiata
14 per condividere esperienze simili sulla sostituzione delle lampadine e su come queste possono essere sostituite in più modi diversi
7 per mettere in guardia sui pericoli che derivano dalla sostituzione delle lampadine
27 per mettere in evidenza gli errori di scrittura e grammatica nei post sulla sostituzione delle lampadine
41 per correggere i flame sugli errori di scrittura e grammatica
6 per discutere sulla differenza tra “lampada” e “lampadina”…
Altri 6 per bollare i precedenti 6 come afflitti da spasmo dello sfintere
Due professionisti del settore per informare il gruppo che il termine esatto è “lampada fluorescente”
27 per postare gli URL dei siti dov’è possibile vedere esempi di lampadine di forma diversa
12 per informare il gruppo che non scriveranno più perché non sopportano questa discussione sulle lampadine
4 per suggerire la pubblicazione di un documento con le “domande frequenti” sulle lampadine
44 per chiedere cosa sono le “domande frequenti”
2 per postare i motivi per cui ogni lampadina che si fulmina è il risultato di un’azione premeditata da parte del governo
4 per dire “ma non ne abbiamo già parlato qualche mese fa?”
43 per dire “fate un ricerca con Google sulle lampadine”
5 per dire “grazie”
1osservatore per rispondere al messaggio iniziale fra sei mesi, e ricominciare tutto dall’inizio
Tags: pr