Brembo, un’azienda italiana per la quale vale la pena spendere il termine “leader”, ha pubblicato il Bilancio del Capitale Intangibile 2004 (PDF 912K), un documento da leggere ma soprattutto da analizzare come esempio di trasparenza dell’informazione.
Riporto quasi integralmente la lettera introduttiva del Presidente Alberto Bombassei:
Il prezzo delle azioni di un’impresa dipende in larga misura dal giudizio degli investitori sulle sue potenzialità di crescita futura e si stima che oltre il 40% del valore di mercato di unazienda non trovi un effettivo riscontro nel Bilancio d’Esercizio.
Negli anni 80 circa il 25% dei cambiamenti di prezzo delle azioni erano attribuibili alle variazioni degli utili riportati in bilancio; negli anni 90 questa percentuale si era già ridotta al 10% e le attuali previsioni sono che diminuisca ulteriormente.
Importanti ricerche hanno dimostrato che solo il 60% di queste oscillazioni si basa su dati e informazioni di natura finanziaria. Gli altri giudizi si incentrano su fattori per i quali le informazioni sono quasi sempre scarse, finendo spesso per determinare l’instabilità delle quotazioni dei titoli, troppo suscettibili ai rumors.
Questi fenomeni determinano la necessità, già espressa da importanti istituzioni economico-finanziarie internazionali come la SEC-Security Exchange Commission, l’OCSE e la stessa Commissione Europea, di ideare nuove forme di reporting capaci di rispondere alle nuove esigenze informative. Infatti, i tradizionali sistemi di rendicontazione finanziaria non forniscono agli investitori e al mercato adeguate informazioni sulle potenzialità di crescita e di profitto delle imprese quotate in Borsa. Pertanto, gli investimenti del mercato si rivolgono spesso a imprese le cui prospettive di crescita rappresentano una mera speranza futura, basata su pochi dati certi e su molta aleatorietà.
La differenza tra il valore di mercato di un’impresa e il suo valore contabile può infatti dipendere da due principali fattori. Il primo riguarda il convergere di aspettative di crescita dell’azienda talvolta irrazionali e basate sulle tendenze del momento: la rapidissima capitalizzazione ottenuta alcuni anni fa da tutte le imprese in qualche modo collegate ad Internet ne rappresenta un valido esempio. Il secondo è dato dal valore del capitale intangibile o intellettuale che l’azienda ha sviluppato. Discernere tra i due non è semplice per gli investitori. Occorrono strumenti e metodologie di rendicontazione innovative, che superino la dimensione economico-finanziaria di unimpresa e ne contemplino gli asset intangibili.
È anche da queste considerazioni, oltre che dall’intento di affinare nuovi strumenti di analisi capaci di supportare la crescita e la gestione strategica dell’azienda, che già nel 1999 si concretizza in Brembo la decisione di dar vita al primo Bilancio dell’Intangibile mai realizzato in Italia.
Un progetto ambizioso, portato avanti con il prezioso supporto della società di consulenza Summit, ma soprattutto un progetto coerente con quella costante ricerca di innovazione e di eccellenza che è da sempre una delle caratteristiche vincenti di Brembo. E, ancora, un progetto che risponde alla volontà di valorizzare al meglio il patrimonio intellettuale della nostra azienda, rappresentato da una risorsa chiave: le persone.
Dapprima utilizzato prevalentemente a scopo di reporting interno e solo in parte per un’informativa esterna, il Bilancio dell’Intangibile di Brembo si è andato affinando di anno in anno. Con l’esercizio 2004 viene presentato per la prima volta agli interlocutori esterni in una versione organica, la quale integra il Bilancio d’Esercizio con un ampio ventaglio di dati e informazioni sul patrimonio intellettuale che ha contribuito e contribuisce al successo della nostra azienda.
Un passo importante con il quale Brembo, ancora una volta, vuol dare un contributo all’innovazione e alla trasparenza fra le società quotate in Italia.