Da questa settimana, il mio notebook è finalmente libero da Microsoft Office, con mio (e suo, ovvero del notebook, e poi spiegherò il perché) grande sollievo. Al posto di Microsoft Office, ovviamente, c’è OpenOffice.org 2.0, la suite da ufficio libera e open source sviluppata dalla comunità (alla quale appartengono aziende come Sun, Novell, Google, IBM e RedHat, e spero di non averne dimenticata nessuna, sviluppatori indipendenti, e individui - come il sottoscritto - che credono nella libertà del mercato e nella sovranità dell’utente, che deve essere in grado, effettuando le proprie scelte, di stimolare la concorrenza e far crescere le tecnologie e i prodotti).
Io utilizzo OpenOffice.org dalla versione 1.0, e ho contribuito con l’uso (e qualche problema) allo sviluppo della versione 2.0. In generale, però, posso tranquillamente affermare che i problemi che ho avuto sono stati più o meno gli stessi di quelli che ho avuto quando ho installato una delle nuove versioni di Microsoft Office che ho regolarmente acquistato (gli aggiornamenti) da quando Umberto Paolucci, all’epoca Amministratore Delegato di Microsoft Italia, mi regalò una copia di Word 2.0 per DOS per ringraziarmi del fatto che avevo scritto i driver per tutte le stampanti Honeywell, azienda della quale ero Direttore Marketing Communication e che deteneva una significativa quota del mercato italiano delle stampanti per PC. Parliamo, insomma, di preistoria.
Nello stesso momento in cui dichiaro che ho finalmente liberato me e il mio notebook da Microsoft Office, ritengo importante chiarire che non ho nulla contro Microsoft, azienda che - direttamente o indirettamente - ha dato un lavoro a gran parte di coloro che lavorano nel mondo dell’information technology, prima contribuendo alla nascita di quella formidabile discontinuità nella storia dei computer che è stata la nascita del PC IBM (e qui mi inchino alla memoria di Don Estridge, il folletto IBM che ha avuto l’intuizione dell’architettura aperta sia per l’hardware che per il software, e con questo ha fatto nascere un intero settore dell’industria, che oggi diamo per assodato ma che non esisteva prima del 12 agosto 1981) e poi sostenendo lo sviluppo dei PC dalla macchina limitata del 1981 (processore 8086, 64k di RAM, floppy da 180k e monitor a fosfori verdi) all’attuale piattaforma spesso addirittura sovradimensionata per le esigenze degli utenti.
Per concludere, cercherò di spiegare perché - secondo la mia interpretazione - è contento di questa liberazione anche il mio notebook: da quando è sparito Microsoft Office dal disco rigido - e si badi bene che non ho mai installato Outlook, che della suite è il programma peggiore e più “ingombrante” in termini di risorse - il numero dei processi attivi è diminuito più o meno del 10% e soprattutto il disco rigido ha smesso di frullare in continuazione, come se ci fosse qualcuno che va a leggere in continuazione i suoi contenuti, anche quando non c’è nulla da leggere. E’ vero che un notebook non è in grado di esprimere i suoi sentimenti, ma io il mio lo sento più sollevato…