Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
26 Dec
Se avete dei problemi a elucubrare le vostre previsioni per il 2006, potete ricorrere al Dotcom Predictions Generator di Matt McAlister.
Questo è il risultato del mio lavoro, ovviamente in inglese (evito la traduzione, tanto sono frasi abbastanza strampalate facili da comprendere):
Last year I made several predictions that now seem ridiculously pessimist. But a few ideas were pretty close. I’ve got a feeling that 2006 will be a big year, and here are some of the reasons why:
P.S. - Per una volta, sono arrivato in anticipo rispetto a Massimo Mantellini. La cosa mi riempie di orgoglio (quando hai un blog, basta poco per essere contenti…).
Tags: pr26 Dec

La ricomparsa del camauro, copricapo papale in disuso dal 1963, è solo sintomo di freddo alla testa, oppure è un altro segno di restaurazione del passato?
Tags: media, pr25 Dec
Se vi viene voglia di rivederlo ogni tanto…
Nessun tag per questo post.23 Dec
Il 12 dicembre, Holmes Report ha pubblicato questo articolo che parla della misurazione delle attività di relazioni pubbliche, a cui sono arrivato da questo post di Andy Lark. Siccome mi sembrano entrambi contributi interessanti al dibattito, ho deciso di tradurne i passi più significativi (compresi i commenti al post). I miei commenti personali sono in corsivo all’interno delle parentesi quadre, mentre le conclusioni le lascio a voi… visto che le mie dovrebbero essere abbastanza chiare.
HOLMES REPORT
La misurazione è importante, e le agenzie accusano i clienti del fallimento
I manager delle agenzie ritengono che la misurazione e la valutazione - soprattutto in relazione alla capacità di raggiungere gli opinion leader e modificare le attitudini - è importante per il successo del settore delle relazioni pubbliche, ma valutano in modo insufficiente il settore per la sua capacità di misurare in modo efficace e si lamentano del fatto che i clienti non hanno generalmente intenzione di pagare la valutazione.
Nei mesi di ottobre e novembre, oltre 100 responsabili di agenzie di relazioni pubbliche hanno risposto a una ricerca online di Holmes Report, e le loro risposte hanno sottolineato alcuni dei problemi che continuano a fare della ricerca e della valutazione una delle principali lacune del settore. In generale, le risposte lasciano intendere che gli scarsi risultati sono dovuti più alla mancanza di impegno che a quella di tecniche e strumenti.
I manager delle agenzie concordano sul fatto che la misurazione e la valutazione sono due aspetti importanti per il successo del settore delle relazioni pubbliche, e affermano che la capacità di modificare l’atteggiamento dei pubblici verso i propri clienti - aziende, prodotti o servizi - è il fattore più importante (9,06 su una scala da uno a 10) seguito da vicino dalla capacità di dimostrare che le relazioni pubbliche possono modificare gli atteggiamenti (9,04), da quella di migliorare la conoscenza delle aziende, dei prodotti e dei servizi (8,89), da quella di modificare i comportamenti (8,8), e infine da quella di raggiungere un pubblico ampio con messaggi istituzionali e di prodotto (7,83). Per concludere, c’è accordo anche sul giudizio che il settore nel suo complesso fa un pessimo lavoro nell’area della valutazione (3,90).
I manager delle agenzie ritengono che il maggiore ostacolo sulla strada di una misurazione efficace sia la mancanza di volontà, da parte dei clienti, di pagare altri onorari per la valutazione (7,12). Molti pensano anche che i clienti siano più interessati al numero dei ritagli stampa piuttosto che alla misurazione dell’impatto delle relazioni pubbliche sugli obiettivi di business (6,46) e che troppi clienti non abbiano dei chiari obiettivi di business (6,35). Tutti questi problemi vengono considerati più importanti della difficoltà di isolare l’impatto delle relazioni pubbliche da quello delle altre attività - marketing, pubblicità e altro - sulle vendite e la reputazione (5,38) e della mancanza degli strumenti di misurazione più adatti (5,27). Infine, la resistenza dei professionisti nei confronti di una misurazione rigorosa viene considerato un fattore trascurabile (3,79).
In generale, le agenzie di relazioni pubbliche sono concordi nell’affermare che il pagamento della misurazione spetta al cliente quando viene condotta da una società di ricerche indipendente (7.00), ma molti ritengono che debba essere pagata dal cliente anche quando viene effettuata dall’agenzia stessa (6,27). Entrambe le risposte hanno ottenuto più consensi rispetto a quelle che prevedono che la misurazione venga pagata dall’agenzia ed effettuata da una società indipendente (3,19) oppure che venga pagata dall’agenzia ed effettuata internamente (3,30).
Secondo la maggior parte delle agenzie, la valutazione dovrebbe rappresentare una percentuale compresa tra il 3 e il 10% del budget di relazioni pubbliche di un’azienda. Un terzo (33%) ritiene che il numero dovrebbe essere compreso tra il 3 e il 5%, mentre una percentuale leggermente superiore (45%) pensa che un numero compreso tra il 6 e il 10% rappresenti un ammontare più appropriato. Solo il 7% ritiene che sia appropriato meno del 3%, mentre il 12% pensa che sia meglio più del 10% e il 6% addirittura più del 15%. La realtà è completamente diversa: la maggior parte delle aziende - il 94% - spende meno del 5% del budget di relazioni pubbliche per la valutazione, mentre il 38% degli intervistati afferma che i propri clienti spendono l’1% del budget per la valutazione e il 13% che non spendono nulla (un 2% di fortunati dichiara che i propri clienti spendono una media del 15% o più per la misurazione).
Ma il denaro non è l’unico ostacolo verso una misurazione e una valutazione efficaci. Secondo le agenzie, i clienti non definiscono correttamente gli obiettivi: la valutazione da parte delle agenzie, infatti, è insufficiente sia per gli obiettivi di marketing (5,50) che per quelli di business (5,59) e per quelli legati alla reputazione o alla costruzione dell’immagine (5,70). Per quanto riguarda gli strumenti di valutazione, la maggioranza dei manager attribuisce un giudizio sufficiente a quelli che permettono di misurare la crescita dell’awareness (6,98) e la capacità di raggiungere un pubblico più ampio (6,08), e insufficiente a quelli che valutano la capacità di modificare degli atteggiamenti (5,94), di raggiungere gli opinion leader (5,89) e di modificare i comportamenti dei pubblici di riferimento (5,28).
La maggior parte delle agenzie di relazioni pubbliche non utilizza servizi esterni per l’analisi e la misurazione della presenza sui media: solo il 2%, infatti, afferma di usare un servizio esterno per tutti i clienti, mentre il 7% dichiara di usarlo per la maggior parte dei clienti e il 26% solo per alcuni clienti. Il resto utilizza un servizio esterno sporadicamente, e il 10% afferma di non usarlo mai. Le agenzie utilizzano questi servizi per misurare le modifiche degli atteggiamenti o della percezione (19%) piuttosto che per legare le relazioni pubbliche alle modifiche dei comportamenti (9%).
ANDY LARK
PR Not Measuring Up
La settimana scorsa, Holmes Report ha riportato i risultati di una ricerca su 100 top manager di agenzie di relazioni pubbliche, che sottolineano il fatto che la ricerca e la valutazione continuano a essere una delle spine nel fianco del nostro settore. In generale, le risposte sostengono che gli scarsi risultati sono dovuti più alla mancanza di impegno che all’assenza degli strumenti e delle tecniche necessarie. E’ assolutamente vero: non abbiamo mai avuto così tanti strumenti, e ogni settimana ne arrivano di nuovi. La barriera rimane la mancanza di impegno dei vertici: una percentuale troppo elevata delle aziende con cui parlo guarda alla misurazione solo quando il top management la richiede, perché non la considera un ingrediente chiave della pianificazione strategica necessario per un dialogo costruttivo con le aziende. Da questo fatto deriva la mancanza di risorse e di budget.
Secondo la ricerca, i manager delle agenzie ritengono che l’ostacolo più grande per una misurazione efficace sia la mancanza di volontà, da parte dei clienti, di pagare un fee aggiuntivo per la valutazione. Perché non inserirla direttamente all’interno di qualsiasi budget? Se non sono chiari i risultati che possono essere raggiunti, e non è possibile misurare la capacità dell’agenzia di ottenere questi risultati, perché lavorare per quel cliente? [bella domanda: purtroppo, in Italia sono pochissimi, per non dire inesistenti, i clienti che se la pongono]
Io non capisco come sia possibile svolgere un’attività di relazioni pubbliche senza avere un programma di misurazione. La misurazione non è il monitoraggio, e il monitoraggio non è la misurazione. Quello di cui parlo è la comprensione dell’impatto della comunicazione sugli obiettivi di business, una comprensione basata sulla ricerca non solo di quello che succede sui media ma anche nelle menti dei clienti. Senza questo, non è possibile aspettarsi delle risorse, del budget, e forse nemmeno un lavoro.
Commento di Ed O’Meara
E’ semplicemente ridicolo che i manager delle agenzie di relazioni pubbliche attribuiscano la colpa ai clienti perché non vogliono pagare degli extra. Questi sono gli stessi manager che richiedono il pagamento delle fotocopie e dei fax. I clienti non dovrebbero pagare degli extra per la misurazione, e se la dovrebbero aspettare. I responsabili delle agenzie che vogliono far crescere il proprio business dovrebbero dare almeno un assaggio della misurazione in modo gratuito [è proprio quello che facciamo noi di Quorum PR: purtroppo, la cosa non viene affatto apprezzata, e spesso rimane nel cassetto, ma questo potrebbe richiedere loro di ripensare il proprio business in funzione del valore aggiunto e non dei semplici numeri [con le agenzie statunitensi quotate in borsa, questa è una battaglia persa in anticipo, e purtroppo sono loro a fare tendenza, per cui un modello diverso non viene compreso (per cui figuriamoci se viene accettato): io sono dovuto uscire da una di queste agenzie perché il modello che adottavo era diverso da quello che i signori consideravano valido, nonostante il mio avesse portato una crescita e soprattutto un utile superiore al 20% e il loro una contrazione e soprattutto una perdita prossima al 20%].
Commento di Robert French
Sono d’accordo sia con te che con il commento di Ed. Di tutte le cose che non funzionano nelle agenzie, la ricerca iniziale, la valutazione e la misurazione dovrebbero essere (insieme alla trasparenza e all’onestà) parte dell’offerta complessiva, e non degli add-on [la trasparenza e l'onestà, comunque, se non ci sono nell'offerta di base non sono disponibili nemmeno come add-on]. I clienti dovrebbero richiedere sia la ricerca sia il follow-up secondo la valutazione, visto che le aspettative in questo senso non vengono mai rispettate.
Tags: Marketing, media, pr, relazioni pubbliche19 Dec
E’ quella dei commenti dei difensori del numero 892892. L’ultimo in ordine di tempo prima interpreta in modo capzioso quello che scrivo, visto che non ho mai detto che la tariffa unica era oscura ma che nemmeno consultando il sito 892892 era chiaro da quali reti telefoniche fosse attiva, visto che c’erano tre dichiarazioni completamente diverse tra loro (che adesso sono sparite, ed è rimasto solamente un elenco che comprende Telecom Italia, Fastweb, Tiscali, Colt Telecom, Atlanet, Eutelia e Tele 2), e poi esprime dei dubbi sul funzionamento del mio cervello. Forse avrebbe fatto meglio a chiedere un aggiornamento, omettendo le considerazioni sulla superficialità.
Ma il meglio del commento sta nella competenza dimostrata dall’anonimo signore, secondo il quale Colt e Fastweb possono applicare la tariffa unica perché “la rete a cui per buona parte si agganciano è la Telecom”… un’affermazione talmente sballata che si commenta da sola. Fastweb è una delle più grosse reti ottiche urbane del mondo, e Colt possiede anche lei una rete ottica indipendente meno estesa di quella di Fastweb ma altrettanto indipendente da Telecom Italia. Che poi tutti gli operatori debbano prima o poi collegarsi a Telecom è purtroppo un dato di fatto, visto che Telecom Italia continua ad avere il monopolio del doppino…
Tags: pr18 Dec
…riproporre il testo della Grande Riforma Ortografica Nazionale, dalla rubrica Lessico & Nuvole di Repubblica (il testo risale al 2003). Purtroppo, non siamo affatto lontani dalla realtà…
Il Ministero della Pubblica Istruzione, per voce del Ministro Letizia Moratti, ha diramato un comunicato nel quale si rende noto che - dopo la doverosa presa di posizione sui manuali scolastici di storia - il Governo intende proseguire nella sua benefica azione di rinnovamento anche attraverso una riforma dell’ortografia della lingua italiana. La riforma entrerà in vigore per gradi, per non creare confusione e per dare il tempo agli italiani di abituarsi alle nuove norme, e seguirà il calendario che viene esposto nel presente documento.
La Grande Riforma Ortografica Nazionale ha lo scopo di riavvicinare il popolo italiano alla scrittura e alla lettura, eliminando quegli ostacoli di natura grammaticale, sintattica, glottologica o politica che ancora impediscono a gran parte della popolazione del Paese di scrivere SMS e leggere la schedina senza commettere errori. Detti ostacoli sono naturalmente da imputarsi al precedente governo di centrosinistra e all’egemonia culturale comunista che ha tenuto vigliaccamente in pugno la cultura italiana pur senza aver mai avuto un mandato in questo senso da parte degli elettori. È a questa situazione vergognosa che la presente Grande Riforma Ortografica Nazionale intende porre rimedio.
Articolo 1.
A partire dal gennaio del 2003 viene eliminata la lettera “h” dopo la “c”, inutile e fuorviante a tutti gli effetti. Il suono “ch” verrà quindi reso con la lettera “k”, già kara ai nostri antenati latini. La lettera “c” resterà in vigore solo nei suoni dolci e privata della “i”, ke non si kapisce mai se va messa o no. Non si skriverà quindi più “cielo” ma “celo” e i non vedenti verranno kiamati “ceki”.
Artikolo 2.
In febbraio la stessa sorte tokkerà alla “q”, sopravvissuta nella nostra lingua solo in quanto presente nei “Quaderni del carcere”, un libello insurrezionalista no-global skritto da un galeotto nemiko dello Stato. D’ora in avanti si skriverà “kuadro”, “kuesto”, “kuello” ecc., in linea con la tradizione della lingua patria, kodifikata una volta e per sempre dall’antiko testo “sao ko kelle terre per kelli fini…”. Gli italiani devono imparare in kuesto modo ad apprezzare le proprie origini kulturali.
Artikolo 3.
Tenuto konto ke da Roma in giù non c’è italiano ke azzekki una doppia, e sentito il parere del Ministro Bossi, il kuale non ne azzekka poi molte di più di un trasteverino, si delibera ke a partire dal marzo del 2003 le doppie siano abolite. Ogni italiano potrà d’ora in avanti inserirle nela parlata a suo piacimento, ma la parola skrita non ne rekerà traca.
Artikolo 4.
Per evitare inutili segni blu sui kompiti in klase dela magior parte degli studenti, si delibera ke il verbo avere verà, da aprile in avanti, skrito sempre kon la letera “h” iniziale, in kualsiasi sua forma: “io ho, tu hai, egli ha, noi habiamo, voi havete, esi hano”. Kuesto provedimento si è reso necesario per evitare spiacevoli inkonvenienti derivati dala konfusione tra la terza persona plurale del’indikativo e una certa parte anatomika portatrice di sgradevoli odori.
Artikolo 5.
A magio del 2003, paralelamente a kuanto già avenuto per il mese di genaio, si separerà il suono guturale dela letera “g” dal suo suono dolce, ke verà reso kon la letera “j”, la kuale letera è kara ala patria esendo presente nei nomi di grandi personaji dela nostra kultura, kuali Julius Cesare, Julius Evola e Jo Skuilo.
Artikolo 6.
A jugno gli italiani sarano pronti ad afrontare il problema dei ditongi; verano kuindi stabilite tre facili regole da rikordare: il ditongo “sc” verà sostituito kon la letera “x” (jà kara ala patria nei nomi indimentikabili di Bixio e Craxi, nel’obelisko di Axum e nele graziose skrite inejanti al Dux ke adornano le nostre cità); il ditongo “gn” farà uso dela tilde spagnola (”ñ”), jenerosamente koncesa al nostro Presidente del Konsiglio dal suo amiko personale Aznar, al kuale andrano pagate le royalties per l’utilizo di deta letera in kambio del’espulsione dala Spaña del judice Garzon; infine il ditongo “gl” verà abolito e sostituito kon la letera “y”, kome jà da tempo aviene nei telejornali dela Rai: “un mayone a kolo alto”, “kuel koyone komunista di Beniñi”, “la neve si xoye al sole” ecc.
Artikolo 7.
A partire da luyo verà abolito il modo konjuntivo, inutile e frankamente tropo komplikato da usare nele aule parlamentari per yi onorevoli deputati e senatori del Polo dele Libertà. In deroga al presente artikolo, si koncede, poiké ormai invalso nel’uso, l’utilizo dela sola espresione “mi konsenta”.
Artikolo 8.
Aprofitando dela pausa estiva, ad agosto verà abolita la silaba “kom”, ke tanti dani ha fato al Paese e al mondo intero a kausa del komploto komunista internazionale. Al suo posto si userà la silaba “imp”, ke sta per “impresa”, il vero motore dela politika e solo arjine kontro la rivolta impunista. Nesuno potrà dire, d’ora in avanti, ke il programa dele tre I non è stato atuato. Il presente artikolo havrà infati riperkusioni anke nel’uso di Internet, dal momento ke tuti i domini “.com” dovrano esere rinominati “. imp”. Yi italiani havrano finalmente la posibilità di impunikare kon tuto il mondo senza xendere a pati kon l’impunismo e la sua diabolika rete glotolojiko-mediatika.
Artikolo 9.
Nel kuadro delo spirito riformatore ke informa il presente projeto, ala riapertura dele skuole, a setembre, si delibererà l’abolizione deyi acenti e deyi apostrofi, sostituiti da semplici spazi. D ora in poi sara kiaro fin dala prima pajina ke jornali kuotidiani tendenziosi e bujardi kuali “l unita” sono di fato ilejibili.
Artikolo 10.
Alo skopo di armonizare tra loro tute le ativita dei citadini italiani, tenuto konto dela konfusione derivante dal uso di termini diferenti per indikare lo steso konceto, si delibera, in okasione del avio del kampionato di kalco 2003/04, ke il nome dela soceta kalcistika deve koincidere kon kuelo dela cita in kui deta skuadra ha la sede. L impune di Bergamo sara denominato Atalanta, Ferara si kiamera Spal, Busto Arsizio si kiamera Pro Patria. Yi impuni nei kuali joka piu di una skuadra sarano divisi ekuamente a meta, perke noi siamo bipartisan. In partikolare a Milan e ja stata individuata un area industriale dismesa dale parti dela diskarika impunale ke vera ribatezata Inter.
Artikolo 11.
Prendendo spunto dala jeniale soluzione del problema FIAT indikata dal Presidente del Konsiyo, a novembre entrera in vigore la ridenominazione deyi enti, dele industrie e dele dite perdenti e imprenditorialmente inadeguati, ke asumerano il nome dele loro konkorenti piu prestijose seguito dala parola “Junior”. Oltre a “Ferari Junior” si dovra parlare kuindi di “Mediaset Junior” per la Rai, di “Mondadori Junior” per Feltrineli, di “Polo dele Liberta Junior” per L Ulivo, di “Arkore Junior” per Versailles, di “Governo de la Republika Junior” per la Majistratura e di “Berluskoni Junior” per Napoleone e numerosi altri personaji. Bush Junior non kambia. Grazie a kuesto artikolo si konkludera finalmente la krudele lota intestina ke ajita il nostro Paese da tropo tempo e ke la sinistra non e stata in grado di afrontare: lo Stato italiano vera finalmente denominato “Mafia Junior”.
Artikolo 12.
A konklusione del projeto, a dicembre 2003 vera infine portato a termine il programa dele tre I, denominando “inglese” la nuova lingua kosi deliberata. La lingua di kuel riformista smidolato di Blair si kiamera d ora in avanti “amerikano”. Dal 31 dicembre kuindi tuti yi italiani parlerano uficalmente inglese, per dekreto. La prosima volta ke un primo ministro straniero viene in visita in Italia, sara bene ke impari l inglese, altrimenti riskia di non capire le spiritose batute su Masimo Kacari e Dona Veronika.
Leje aprovata e kontrofirmata, in Lazio, adi 31 dicembre 2002, dal Presidente del Konsiyo Silvio Berluskoni, dal Presidente del Konsiyo Junior Silvio Berluskoni Junior e dal Presidente del Konsiyo Junior Junior Silvio Berluskoni Junior Junior. Kuanto ai fondi necesari per garantire l atuazione dela leje in ojeto, non e stato posibile reperirli a causa del buco di svariati miliardi di euro laxatoci in eredita dal precedente governo e ke kontinua inspiegabilmente a ingrandirsi kon valore retroativo. Dev esere un imploto neoimpunista! Viene pertanto istituita una tasa per l atuazione dela Grande Riforma Ortografika Nazionale, ke potrete konkordare diretamente kol vostro operatore Fininvest di fiduca.
Tags: media, pr17 Dec
Da questa settimana, il mio notebook è finalmente libero da Microsoft Office, con mio (e suo, ovvero del notebook, e poi spiegherò il perché) grande sollievo. Al posto di Microsoft Office, ovviamente, c’è OpenOffice.org 2.0, la suite da ufficio libera e open source sviluppata dalla comunità (alla quale appartengono aziende come Sun, Novell, Google, IBM e RedHat, e spero di non averne dimenticata nessuna, sviluppatori indipendenti, e individui - come il sottoscritto - che credono nella libertà del mercato e nella sovranità dell’utente, che deve essere in grado, effettuando le proprie scelte, di stimolare la concorrenza e far crescere le tecnologie e i prodotti).
Io utilizzo OpenOffice.org dalla versione 1.0, e ho contribuito con l’uso (e qualche problema) allo sviluppo della versione 2.0. In generale, però, posso tranquillamente affermare che i problemi che ho avuto sono stati più o meno gli stessi di quelli che ho avuto quando ho installato una delle nuove versioni di Microsoft Office che ho regolarmente acquistato (gli aggiornamenti) da quando Umberto Paolucci, all’epoca Amministratore Delegato di Microsoft Italia, mi regalò una copia di Word 2.0 per DOS per ringraziarmi del fatto che avevo scritto i driver per tutte le stampanti Honeywell, azienda della quale ero Direttore Marketing Communication e che deteneva una significativa quota del mercato italiano delle stampanti per PC. Parliamo, insomma, di preistoria.
Nello stesso momento in cui dichiaro che ho finalmente liberato me e il mio notebook da Microsoft Office, ritengo importante chiarire che non ho nulla contro Microsoft, azienda che - direttamente o indirettamente - ha dato un lavoro a gran parte di coloro che lavorano nel mondo dell’information technology, prima contribuendo alla nascita di quella formidabile discontinuità nella storia dei computer che è stata la nascita del PC IBM (e qui mi inchino alla memoria di Don Estridge, il folletto IBM che ha avuto l’intuizione dell’architettura aperta sia per l’hardware che per il software, e con questo ha fatto nascere un intero settore dell’industria, che oggi diamo per assodato ma che non esisteva prima del 12 agosto 1981) e poi sostenendo lo sviluppo dei PC dalla macchina limitata del 1981 (processore 8086, 64k di RAM, floppy da 180k e monitor a fosfori verdi) all’attuale piattaforma spesso addirittura sovradimensionata per le esigenze degli utenti.
Per concludere, cercherò di spiegare perché - secondo la mia interpretazione - è contento di questa liberazione anche il mio notebook: da quando è sparito Microsoft Office dal disco rigido - e si badi bene che non ho mai installato Outlook, che della suite è il programma peggiore e più “ingombrante” in termini di risorse - il numero dei processi attivi è diminuito più o meno del 10% e soprattutto il disco rigido ha smesso di frullare in continuazione, come se ci fosse qualcuno che va a leggere in continuazione i suoi contenuti, anche quando non c’è nulla da leggere. E’ vero che un notebook non è in grado di esprimere i suoi sentimenti, ma io il mio lo sento più sollevato…
Tags: Marketing, pr17 Dec
Ho appena scoperto, e sono anche abbastanza imbufalito per questo motivo, che una funzionalità importante del supporto online dei prodotti Symantec (pomposamente definita come Automated Support Assistant) funziona - ovviamente male, visto che è riuscita a bloccare il notebook tutte le volte che ho cercato di usarla - solo con Internet Explorer, mentre si rifiuta di partire con Firefox (c’è in ballo un controllo ActiveX). Questa è la goccia che fa traboccare il vaso, per cui coincide con la mia irrevocabile decisione - dopo anni di fedeltà - di abbandonare i prodotti Symantec. La mia fiducia ha incominciato a vacillare con SystemWorks 2005, pesantissimo e lentissimo, ed è crollata con SystemWorks 2006, che ho appena acquistato e installato, e che non funziona.
Quello che è peggio, è che SystemWorks 2006 continua a non funzionare dopo che - con significative perdite di tempo - ho applicato tutte le soluzioni, apparentemente esaurienti, offerte dalla sezione Supporto del sito Symantec. Prima di scrivere questo post, ho cercato in tutti i modi un modulo per spedire un e-mail al supporto Symantec, oppure un indirizzo e-mail, ma non c’è traccia né dell’uno né dell’altro. E poi c’è gente che afferma che i software commerciali sono migliori di quelli open source perché quando le cose non funzionano c’è sempre qualcuno con cui prendersela: una delle peggiori falsità degli ultimi anni.
Tags: pr17 Dec
Secondo Francesca Gino, una giovane ricercatrice italiana con una brillante e rapidissima carriera accademica (dopo la laurea all’Università di Trento e il master alla Scuola di Sant’Anna di Pisa è andata a lavorare alla Harvard Business School di Cambridge, nel Massachusetts), i manager delle aziende tendono a dare un valore proporzionalmente maggiore e quindi a usare di più le informazioni che pagano rispetto a quelle che possono ottenere in modo gratuito, e questo si riflette sulle loro decisioni (e ovviamente apre delle interessanti considerazioni sulle capacità di discernimento dei manager rispetto all’ampia disponibilità di informazioni che deriva dalla presenza di Internet nel panorama delle fonti di informazione gratuita). La ricerca di Francesca Gino viene illustrata nei dettagli in questa lunga intervista scritta.
Tags: pr15 Dec
Avevo scritto, citando Giuseppe Granieri e Cesare Lamanna, che volevamo Nòva24 online, ma non mi aspettavo questa risposta da parte del Sole 24 Ore:
Gentile Italo Vignoli,
La informiamo che nella sezione “Articoli e Dossier” su Expopage è stato pubblicato il supplemento de Il Sole 24 Ore: “Nòva24″ del 20 Ottobre 2005.
Nòva24 è il nuovo supplemento de Il Sole 24 Ore su scienza, tecnologia e innovazione. All’interno: le novità e gli scenari futuri nel campo dell’elettronica e delle telecomunicazioni; le sfide dell’ambiente e della medicina; gli innovatori d’Italia.
Se non lo ha già acquistato in edicola, Expopage, in collaborazione con Il Sole 24 Ore, mette a sua disposizione per soli 5 euro + IVA l’intero supplemento di 16 pagine nella sezione Articoli e Dossier.
Scarichi la prima pagina gratuita in PDF (176 Kb).
Clicchi qui per acquistare, con carta di credito, il dossier completo a soli 5,00 euro + IVA.
Buona lettura e resti informato con Expopage e il Sole 24 Ore!
Suggerimenti sull’argomento del prossimo dossier? Clicchi qui.
Siccome il prezzo non mi sembrava affatto straordinario (visto che una copia del Sole 24 Ore del giovedì, acquistata in edicola, costa 1 Euro IVA compresa), sono andato sul sito del Sole 24 Ore per verificare il costo dell’abbonamento, accedendo a questa pagina dove ci sono due offerte - entrambe a 325 Euro IVA compresa - per 12 mesi di abbonamento + libro oppure per 14 mesi di abbonamento. Sulla stessa pagina, tra i supplementi, viene citato anche Nòva24, con un link a questa pagina dedicata ad Alfa, il supplemento che è stato sostituito da Nòva24 da almeno un paio di mesi. Parafrasando le pagelle di Paolo Ziliani, si potrebbe dire: voto 5, distonico.
Sono certo che i giornalisti di Nòva24, che stanno facendo un prodotto eccellente, aperto anche verso la comunicazione online e il mondo open source, avranno qualche sussulto di fronte al prezzo di 5,00 Euro + IVA (dovrebbero essere 5,20 Euro, visto che l’IVA sull’editoria è del 4%).
Attendiamo con impazienza un’evoluzione positiva della vicenda. Per il momento, continuiamo a leggere la versione cartacea…
Tags: media, pr