Posted on 16-11-2005
Filed Under (Measurement) by italovignoli

PR Week ha pubblicato un articolo su uno strumento di misurazione sviluppato da Procter & Gamble per le proprie attività di relazioni pubbliche, secondo il quale le PR hanno generato un miglior ritorno sugli investimenti rispetto agli altri strumenti del marketing mix per quattro dei sei marchi che sono rientrati nella valutazione. Lo strumento si chiama PREvaluate e permette di effettuare un’analisi dettagliata, che include informazioni sul costo, la portata, i pubblici, i mercati geografici, e le possibili sinergie con gli altri strumenti.

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Posted on 15-11-2005
Filed Under (Social Media) by italovignoli

Grazie a una segnalazione di Shel Holtz, ho scoperto questa vignetta di Dilbert, pubblicata ieri, che riflette il modo in cui molte aziende “vedono” l’uso di Internet da parte dei propri dipendenti.

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Posted on 15-11-2005
Filed Under (Social Media) by italovignoli

Tesco, una delle principali catene di supermercati del Regno Unito, ha una stringa RSS con l’offerta del giorno, che viene aggiornata alle 10 ora di Greenwich.

Trovate un articolo più ricco di informazioni, che parla anche delle campagne di e-mail marketing delle grandi catene anglosassoni, sul blog di Neville Hobson.

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Posted on 15-11-2005
Filed Under (Technology) by italovignoli

Non sono impazzito. Il titolo di questo post è la formula di saluto di uno SPAM (SPAssoso Messaggio) che ho ricevuto stamattina. Eccolo, in versione integrale (ovvero, senza nessuna correzione)…

Ciao,

Sono Cip il CEO di SMG, ho visto che il vostro website su’ Internet ed io stava domandandosi: tutti desideriamo conservare la destra dei soldi? (the right of the money?)

Outsource che le vostre attività del centro di chiamate alla nostra chiamata multilingue concentrano da Europa! (qui è veramente difficile risalire all’originale)

I personale inglesi, italiani, spagnoli, francesi, di lingua tedesca possono essere i vostri operatori a distanza per una frazione delle vostre spese correnti. Non dovete pensare ancora alle tasse degli impiegati, circa le fatture dell’ufficio, circa la selezione, l’addestramento o la sorveglianza dei personali.

Lasci tutto questo su noi! Siamo specializzati nell’offerta delle soluzioni migliori ai bassi costi con i personali altamente qualificati (e soprattutti che parlino molti bene gli italiani). Possiamo aiutarli risparmi in mezzo 40-70% sulle attività che di servizio di telesales/customer service offriamo una vasta gamma dei servizi del centro di chiamata, come:

- cliente care/support/servizi inbound del centro di chiamata

- centro outbound di chiamata assiste

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Posted on 14-11-2005
Filed Under (Italians) by italovignoli

Francesco Ruggeri, giornalista di Libero, e Franco Crisi, imprenditore proprietario del gruppo Rhea-Technobebè, il primo su mandato del secondo, hanno provato a offrire un lavoro regolare e retribuito a 16 clandestini, di professione lavavetri.

Incredibilmente nemmeno uno ha accettato un posto di magazziniere alla Rhea, 1100 euro mensili, situazione di clandestino sanata a spese del datore di lavoro.

Grazie a Rolli per la segnalazione.

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Posted on 10-11-2005
Filed Under (Public Relations) by italovignoli

Ripubblico integralmente la lettera di Gian Paolo Gironda pubblicata sul sito della Ferpi, sperando che in questo modo la legga qualche persona in più…

Cari amici e colleghi,

mancano ormai pochissimi giorni all’avvio dei seminari di aggiornamento che la commissione ha predisposto in ben 8 città per venire incontro alle molteplici esigenze di molti di voi: impegni professionali, mancanza di tempo, eccessiva distanza dalla propria sede di lavoro, tipologia di argomenti.

Molti di voi, ancora inadempienti alla precisa disposizione statutaria di frequenza di almeno un seminario di accreditamento negli ultimi tre anni, hanno colto questa opportunità iscrivendosi, anche se in “zona cesarini”, molti altri (troppi) non si sono nemmeno fatti vivi.

Un discreto numero di colleghi mi ha scritto descrivendomi le proprie esperienze professionali pluriennali, illustrandomi ed elencandomi le svariate attività di docenza e di frequenza a corsi e seminari professionali di varia natura, stupendosi (quasi irritati) del mio invito a frequentare almeno una volta uno dei quattro incontri proposti dalla Commissione.

Ad alcuni ho risposto che le disposizioni statutarie vanno comunque rispettate, ad altri ho ricordato che questi incontri possono giovare anche dal punto di vista dello scambio di esperienze, utili per tutti, ad altri ancora che la vita associativa è fatta anche di momenti di socialità (anche professionale) incontrandosi, conoscendosi fisicamente e personalmente, confrontandosi e forse apprendendo anche qualche novità sino a quel momento ignorata.

A questo ciclo di seminari erano ovviamente invitati a partecipare non solo chi sino ad oggi è inadempiente all’obbligo statutario (ricordo che il 31 dicembre il problema non sarà più della commissione da me presieduta ma del Collegio dei Probiviri) ma anche chi (in regola con la quota associativa e con l’obbligo di frequenza nei tre anni già assolto) intenda approfittare dell’opportunità di ascoltare e farsi ascoltare e confrontarsi con altri colleghi sulle 4 tematiche proposte.

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Posted on 09-11-2005
Filed Under (Media Relations) by italovignoli

Oltre che dal sottoscritto, l’editoriale di Toni Muzi Falconi sul ruolo strategico delle relazioni con i media è stato commentato da Carlo Prato e Gianluca Comin, professionisti che arrivano dal mondo delle imprese, e da Riccardo Sabbatini, giornalista del Sole 24 Ore.

Questo è l’intervento di Gianluca Sabbatini, che Toni invita a leggere e rileggere:

Concordo pienamente con le argomentazioni di Toni Muzi Falconi sulla pratica “dell’off the record”. Anche dal punto di vista dei giornalisti si tratta di uno “strumento” da maneggiare con grandissima circospezione. Al di là degli aspetti morali e deontologici a cui faceva riferimento Toni è una condotta che può danneggiare la qualità dell’informazione a danno degli investitori - c’è anche il fatto che le nuove regolamentazioni (market abuse) circoscrivono fortemente il perimetro delle notizie per le quali può essere omessa una fonte.

Per la verità la nostra legge deontologica (quella dell’ordine dei giornalisti) prescrive già un obbligo di trasparenza ed il diritto, che pure abbiamo, di non rivelare la fonte va limitato a casi di assoluta necessità. In alcuni codici deontologici statunitensi (ad esempio quello del Nyt) si prescrive che, quanto meno, venga indicata l’area da cui provengono le notizie “riservate” (ad esempio espressioni “fonti del palazzo di giustizia”, “fonti aziendali”, “fonti delle società finanziarie che seguono l’operazione” vanno preferite alla supergenerica “fonte informata dei fatti”). Con il market abuse vi è un obbligo preciso di indicare la fonte in un’area finora rimasta grigia (quella dei report finanziari).

Più in generale vi sarà un maggior pressing su chi scrive una notizia. La nuova legge, senza dubbio, impone una maggiore responsabilità a quanti “diffondono” notizie finanziarie e, nei fatti, attribuisce loro un ruolo di mercato. In grande sintesi: se la notizia “off the record” è giusta, il giornalista che la diffonde limita i rischi di insider trading. Se, viceversa, è falsa chi la diffonde è corresponsabile (consapevolmente o meno) di manipolazione. Nelle vicende finanziarie estive questo ruolo ambivalente della stampa ha avuto modo di manifestarsi appieno. Personalmente, nella mia attività professionale, ho spesso trovato d’utilità che il management aziendale (attraverso i comunicatori) faccia conoscere anche “off the record” un approccio strategico che si sta o si intende seguire in una determinata vicenda.

Ciò che, in ogni caso, non impone affatto di diffondere in forma anonima notizie “price sensitive”. Si avvicina di più a quello stile “riflessivo” di cui Toni parlava nella sua comunicazione. Giacchè sono in argomento vorrei comunque segnalare un’altra pratica altrettanto diffusa tra comunicatori (management) e giornalisti. Quella del “te lo dico ma non lo puoi scrivere”. Anche questa può essere fonte di pasticci non da poco. Soprattutto quando un giornalista è sulla buona strada per raggiungere la “verità” per proprio conto. L’esperienza pratica, comunque, non consente facili teorizzazioni. Ad esempio un giornale può aver un vantaggio nel conoscere in anticipo una notizia per poterla valorizzare adeguatamente. E dunque quando il “silenzio stampa” è limitato nel tempo può essere d’utilità per giornalisti e comunicatori.

Confermo, è un testo da leggere e rileggere.

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Posted on 09-11-2005
Filed Under (Other) by italovignoli

La BBC ha pubblicato i risultati di una ricerca sui gusti “culinari” dei telespettatori inglesi, che hanno elencato le 50 cose da mangiare prima di morire. Nonostante trovi la lista abbastanza opinabile, ho scoperto di aver già assaggiato il 90% dei piatti (se piatti, in alcuni casi, si possono definire). Ho aggiunto i miei commenti.

  1. Pesce fresco: ça va sans dire, un appuntamento fisso
  2. Aragosta: straordinaria quella alla catalana del ristorante La Lepanto di Alghero
  3. Bistecca: la migliore in assoluto da LG Prime Steak House a Palm Springs, in California
  4. Cibo tailandese: qualche volta, senza infamia e senza lode
  5. Cibo cinese: il migliore a Birmingham nel 1987, ospite di un giornalista inglese, ma ottimo anche il Mandarin di Ghirardelli Square a San Francisco, nel 1989
  6. Gelato: in Italia si va quasi sempre sul sicuro, ma a me piace particolarmente la piccola gelateria di Corso Garibaldi a Milano, con il gelato allo zenzero
  7. Pizza: ricordo la margherita del Trianon di Napoli, per il fascino del luogo, ma sono quasi tutte buone quelle italiane, mentre è da evitare Pizza Hut
  8. Granchio: una granseola indimenticabile a Chioggia, ospite di un giovane rampante che poi mi ha tirato un pacco indimenticabile
  9. Curry: i ristoranti indiani e pakistani di Londra sono stati per anni la mia salvezza, quando la cucina inglese era ancora un grosso punto interrogativo
  10. Gamberi: indimenticabili quelli di un “plateau impériale de fruits de mer” a Cancale, di fronte al Mont Saint Michel, in una fredda serata di gennaio
  11. Moreton Bay Bugs (aragoste del Queensland, regione dell’Australia): mi manca
  12. Clam chowder (zuppa di vongoloni tipica di San Francisco): da mangiare servita nella ciotola scavata nel pane, da Scoma’s al Molo 47
  13. Barbecue: eccezionale quello del mio amico Alessandro Lattuada, un appuntamento fisso all’inizio di ogni estate
  14. Pancakes: stucchevoli quelle con lo sciroppo d’acero, niente di speciale le altre, le lascio volentieri a George Walker Bush
  15. Pasta: da segnalare il menù di primi del Ristorante l’Ambasciata di Quistello, dei fratelli Tamani, ma in Italia c’è l’imbarazzo della scelta
  16. Cozze: l’unica cosa che ricordo volentieri di Bruxelles, oltre alla Grand Place e alla birra dei padri trappisti con il triplo malto
  17. Cheesecake: monumentale quella di alcuni bed & breakfast inglesi
  18. Agnello: straordinario, anche per l’ambiente, la “sella d’Abbacchio disossata al forno farcita con carciofi, pecorino e menta romana” di Sora Lella, sull’Isola Tiberina di Roma
  19. Cream tea: eccezionale, un pasto completo con “clotted cream” e scones, quello della “Old Village Tea House” di Shanklin, sull’Isola di Wight
  20. Alligatore: sembra pollo, come gli altri rettili (nello Utah ho mangiato anche il crotalo)
  21. Ostriche: erano insieme ai gamberetti nel ristorante di Cancale di cui sopra, e in molti altri ristoranti in Bretagna e Normandia, e in qualche ristorante di Parigi
  22. Canguro: è la specialità del ristorante australiano della modernissima Potsdamer Platz a Berlino, ma non andateci per assaggiarlo, perché non ne vale la pena
  23. Cioccolato: quello al peperoncino di Modica, i cru di Amedei di Pontedera, le tavolette al pistacchio e agli anacardi della Perugina, mette allegria
  24. Sandwich: in questo momento, credo che i migliori siano quelli inglesi di Pret à Manger, stuzzicanti e ben farciti, che trovate un po’ dappertutto a Londra e negli aereoporti
  25. Cucina greca: ricordo una cena a Peania, con quella che sarebbe poi diventata mia moglie, innaffiata da due bottiglie di vino retsina ghiacciato che andava giù come l’acqua
  26. Hamburger: la maledizione della cucina moderna
  27. Cucina messicana: quella che si mangia in Italia credo sia solo una lontana parente di quella vera, ma non è male per una serata in allegria
  28. Calamaro: ottimo quello alla griglia
  29. American diner breakfast: uova, carni, formaggi, legumi, toast, burro, 2 caffè, crema di latte, zucchero e patatine fritte, fa male solo a elencare i componenti
  30. Salmone: crudo all’aneto, in un ristorantino di Gamla Stan, la città vecchia di Stoccolma, oppure in Scozia, vicino alla distilleria di Glenfiddich
  31. Cacciagione: non si trovano più le lepri di una volta, fatte in umido nel paiolo sul fuoco di legna
  32. Cavia o Criceto: mi manca
  33. Pescecane: la pinna caudale si utilizza per un ottimo brodo, che ricorda quello di arzilla (la razza in dialetto romanesco)
  34. Sushi: ogni tanto mi piace, ma sarei curioso di assaggiare quello originale giapponese
  35. Paella: quella di Valencia è un palmo sopra a tutte le altre che ho assaggiato in Spagna e nei ristoranti spagnoli in Italia, dove - peraltro - non è poi così malaccio
  36. Barramundi (carpa del Queensland): mi manca
  37. Renna: veramente buona quella di Fem Sma Hus (cinque piccole case), ristorante di Gamla Stan a Stoccolma
  38. Kebab: ottimo quello che ho mangiato a Bergama (Pergamo) in Turchia
  39. Capesante: gratinate sono molto buone, e si trovano sia in Italia sia in Francia (dove si chiamano “coquilles Saint Jacques”)
  40. Australian meat pie: mi manca
  41. Mango: un frutto senza infamia e senza lode (non amo molto la frutta esotica)
  42. Durian fruit: mi manca
  43. Polpo: eccellente quello di un ristorantino sul porto di Kalymnos, nell’omonima isola greca famosa per le spugne
  44. Rib: erano molto buone quelle di Chicago Meat Packers, ristorante londinese in Charing Cross Road scomparso da tempo
  45. Roast beef: una delle poche cose che in Inghilterra facevano bene anche quando non avevano ancora imparato a cucinare
  46. Tapas: più che un cibo, uno stile di vita
  47. Pollo/maiale alla creola: ha tutto un altro sapore quando si mangia sotto le palme accompagnati dal suono di una “steel band”
  48. Haggis: una roba ai limiti del commestibile inventata dagli scozzesi, probabilmente per tenere gli inglesi lontani dalle loro terre
  49. Caviale: stuzzicante, forse più per l’idea che per la realtà
  50. Cornish pasty: l’originale è simile a un panzerotto ripieno di carne e patate, ma oggi se ne trovano decine di varianti, nessuna delle quali riesce a lasciare una vera traccia di sé

Questi sono i cibi che mi mancano: sono tutte cose “dell’altro mondo” (inteso come Australia).


Moreton Bay Bug


Barramundi


Australian Meat Pie

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Posted on 07-11-2005
Filed Under (Journalism, Media Relations) by italovignoli

Per raccontare l’uragano Bonolis, l’ANSA ha sforato (probabilmente, ispirata dalle abitudini dello stesso conduttore) la tradizionale lunghezza dei suoi lanci. Comunque, nella giornata di oggi è successo di tutto, e quindi era probabilmente impossibile fare una sintesi più sintetica di questa (pubblico integralmente, perché le pagine del sito ANSA spariscono rapidamente):

PAOLO BONOLIS LASCIA ‘SERIE A’ DI MEDIASET

ROMA - Ventiquattr’ore fa aveva detto: resto e ‘Serie A’ si trasferisce a Roma. Stasera l’addio: Paolo Bonolis lascia il programma. Una decisione ”irrevocabile” - resa nota dall’azienda e che voci dicono presa dopo una telefonata di Silvio Berlusconi - che arriva dopo una giornata difficilissima per Mediaset. I giornalisti sportivi erano scesi sul piede di guerra, pronti a annunciare lo stop alla collaborazione al ‘novantesimo minuto’ del Biscione e ad affidare al comitato di redazione quattro giorni di sciopero. Una protesta che ha trovato subito solidali tutti i CDR del gruppo, ma anche Fnsi, Rai Sport e Usigrai. Bonolis lascia - spiega Mediaset in serata - perché ”offeso dagli insulti ricevuti nell’ultima puntata di ‘Controcampo”’. Il conduttore Sandro Piccinini aveva preso le distanze dalle dichiarazioni di Bonolis sul direttore della testata Ettore Rognoni (definito ‘er penombra’): ”Insultare il nostro direttore è insultare tutti noi”, aveva detto Piccinini, sottolineando come ”troppa luce può dare alla testa”.

L’azienda, che ieri aveva preso le distanze dalle parole di Bonolis, ‘’stigmatizza oggi i comportamenti e le espressioni formulate successivamente nei riguardi del conduttore”. Mediaset respinge anche ”l’ipotesi offensiva di aver subito ricatti” e spiega di aver confidato che il programma potesse trasferirsi a Roma ‘’senza aver mai messo in discussione la responsabilità della testata giornalistica”. Una risposta ai giornalisti di Sport Mediaset, che già ieri sera erano saliti sulle barricate e che oggi hanno approvato all’unanimità un documento durissimo: ”Non esistono più le condizioni per una collaborazione comune al programma”, hanno sottolineato, chiedendo all’azienda ”la conferma che a Mediaset l’informazione è prerogativa delle redazioni giornalistiche; che ‘Serie A’ è un programma a cura della testata giornalistica Sport Mediaset; che venga rispettato il contratto nazionale di lavoro giornalistico” e affidando al CDR quattro giorni di sciopero. Nella lunga riunione di oggi - a quanto si apprende - sarebbe serpeggiata in assemblea la sensazione che il conduttore abbia ‘tirato la corda’ per mollare un programma accettato - come ha spiegato ieri sera in diretta - per spirito d’azienda.

Accanto ai colleghi dello Sport Mediaset, sono scesi subito in campo i CDR delle altre testate. ”Indignazione” è stata espressa dal CDR del Tg5 per le ”ambigue allusioni” con cui Bonolis ”ha offeso il direttore della testata Sport Mediaset Ettore Rognoni” ma anche per l’annuncio del trasferimento a Roma del programma, realizzato dalla redazione sportiva, in barba al contratto dei giornalisti, alla consuetudine dei rapporti sindacali interni all’azienda e al galateo. Il CDR di Studio Aperto ha parlato di ‘’sconcerto” e di ”inaccettabile comunicazione di serie e gravi decisioni editoriali fatta da un collaboratore”. Sulla stessa linea il CDR del Tg4, che ha puntato il dito contro le ”affermazioni inqualificabili” del conduttore, e quello di TgCom.

Senza citare il caso Bonolis, il CDR di Rai Sport d’intesa con l’Usigrai ha richiamato la necessità di ”rispettare il lavoro delle redazioni e le professionalità interne”. Più dura la presa di posizione della Fnsi: ”Il sindacato dei giornalisti non può accettare che un collaboratore super pagato si permetta di insultare il lavoro delle redazioni e dei giornalisti di Mediaset con espressioni di disprezzo per la stessa natura della professione giornalistica. Questo accade quando si affidano a personaggi dello spettacolo, pervasi da un delirio di onnipotenza, responsabilità di coordinamento e di gestione di pezzi dell’informazione sportiva”.

A quanto si apprende, il malumore si sarebbe diffuso anche tra i volti più noti dei palinsesti del Biscione, che non avrebbero gradito l’uso ‘personale’ del mezzo televisivo fatto ieri sera dal conduttore. ”Non riuscirei mai a prendere in mano il microfono usando toni così personali come ha fatto lui, soprattutto quando la persona che ha attaccato, Ettore Rognoni, non aveva nessuna possibilità di replica”, ha commentato Maria De Filippi in un’intervista a ‘Chi?’, in edicola mercoledì. Antonio Ricci, protagonista di un lungo duello televisivo con l’ex re Mida degli ascolti quando era l’anti-’Striscia’, in un intervento sul sito di Articolo 21 ha detto: ”Sta succedendo esattamente quello che avevo previsto. Noi ci siamo già passati. La novità è che se ne stanno accorgendo anche gli altri”. Il riferimento, neanche troppo velato, è a quel ‘Vergognati’ che Bonolis lanciò in diretta a ‘Domenica in’, l’11 gennaio del 2004, all’indirizzo del patron del TG satirico di Canale 5, che lo aveva accusato di aver ’speculato’ sul dolore con un’intervista a una medium che sosteneva di comunicare con l’aldilà.

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Posted on 07-11-2005
Filed Under (Journalism, Media Relations) by italovignoli

Paolo Bonolis, cone le sue dichiarazioni, ha scatenato un uragano. La redazione sportiva di Mediaset è giustamente in allarme, un po’ per le dichiarazioni velatamente offensive verso il responsabile della struttura Ettore “er penombra” Rognoni un po’ per l’annuncio del trasferimento a Roma, che equivale a una resa incondizionata dell’azienda nei confronti del presentatore. Ieri sera, durante Controcampo, Sandro Piccinini e Giampiero Mughini - che sarebbe anche una bella persona se non fosse tifoso della Juventus - non hanno certo usato mezzi termini, come riporta questo articolo del Corriere della Sera. In questo articolo di Ernesto Valerio sul sito PrimaDaNoi, il primo quotidiano online per l’Abruzzo, una disamina praticamente perfetta dell’insuccesso di Serie A e del suo conduttore Paolo Bonolis. E intanto, i giornalisti della redazione sportiva di Mediaset sono in assemblea…

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