Posted on 28-11-2005
Filed Under (Public Relations) by italovignoli

Facendo fuori il tacchino del ringraziamento, Richard Edelman ha lanciato sul suo blog una serie di spunti che meritano un’attenta considerazione.

Richard parte dall’evoluzione dei media, citando alcune statistiche:

  • Secondo William Bird di Citygroup, ogni dollaro tolto alla pubblicità tabellare sulla stampa - che rappresenta ancora oggi il 66% del fatturato degli editori - viene sostituito da 33 centesimi di dollaro investiti online.
  • Secondo Pricewaterhouse Coopers, le prime 50 aziende Web attraggono il 96% della pubblicità online, e la maggior parte di questo fatturato va a AOL, Google, MSN e Yahoo. In questo momento, vanno molto i filmati di 15 secondi.
  • Circa 9,5 milioni di case negli Stati Uniti hanno TiVo o un altro registratore digitale, e questo numero dovrebbe triplicare nei prossimi cinque anni. Secondo uno studio della CBS, il 64% degli utenti taglia tutte le pubblicità e un altro 26% taglia la maggior parte delle pubblicità.
  • Circa 24 milioni di case negli Stati Uniti hanno accesso al video on demand. Comcast, l’azienda che fornisce il servizio, offre 4.000 opzioni, mentre General Motors sta sperimentando dei brevi filmati pubblicitari sui menù on demand dei sistemi via cavo.
  • Gli editori su Internet si stanno spostando dai contenuti gratuiti verso un modello ad abbonamenti. Il New York Times fa pagare 49,95 dollari all’anno per gli articoli dei suoi editorialisti più famosi, con grande successo, visto che il servizio ha raccolto 135.000 adesioni in soli due mesi.
  • La diffusione dei principali quotidiani statunitensi è diminuita del 2,5% nel terzo trimestre, rispetto allo stesso periodo del 2004, proseguendo una discesa che dura da circa dieci anni. L’erosione è particolarmente evidente tra i giovani. Come risultato, ci sono stati dei licenziamenti tra i giornalisti: il Philadelphia Inquirer ha tagliato il 5% dei reporter, il Los Angeles Times 85 giornalisti e il Chicago Tribune 100 dipendenti un po’ in tutti i dipartimenti.

Ovviamente, tutto questo ha delle conseguenze sull’andamento del settore, che continua a subire una fortissima pressione sui costi senza riuscire a rassicurare i lettori sulla propria capacità di mantenere un’adeguata qualità del prodotto. La ricerca di nuove fonti di fatturato, che arrivino dal pagamento o da forme completamente diverse di contenuto (come nel caso del podcasting), deve subire un’accelerazione.

Secondo Richard, questa profonda evoluzione dei media è allo stesso tempo un problema e un’opportunità per i professionisti di relazioni pubbliche, perché se da una parte mette sotto assedio i canali più tradizionali, dall’altra apre nuovi canali, tra cui si possono inserire anche i blog.

Questi sono alcuni suggerimenti per il 2006:

  1. Rieducate i dipendenti: le relazioni pubbliche devono abbandonare la mentalità legata alla “promozione” (pitch) della storia, e devono incominciare a partecipare alle conversazioni online, ponendo una particolare attenzione sul tema e sulla propria versione dei fatti, perché queste discussioni sono sempre aperte ed estremamente informate.
  2. Riconoscete l’influenza e la credibilità dei blog. David Kiley di Business Week ha scritto del successo di una pellicola di nicchia prodotta da Paramount Studios - Hustle & Flow - che è stata promossa attraverso i blog musicali e i siti di appassionati. Il 35% degli spettatori ha affermato di essere stata convinta a vedere il film dalle discussioni online.
  3. Sperimentate. Dovremmo incominciare a produrre dei video clip da allegare ai materiali per la stampa per semplificare il lavoro di chi scrive blog sulla tecnologia consumer, che in questo modo potrebbe incominciare a creare v-blogs. Dovremmo anche cercare delle nuove forme di sponsorizzazione per i media tradizionali, compresa la creazione di contenuti multipiattaforma, come nel caso delle discussioni sulla bellezza offerte dalla linea Dove di Unilever.

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