Oltre che dal sottoscritto, l’editoriale di Toni Muzi Falconi sul ruolo strategico delle relazioni con i media è stato commentato da Carlo Prato e Gianluca Comin, professionisti che arrivano dal mondo delle imprese, e da Riccardo Sabbatini, giornalista del Sole 24 Ore.
Questo è l’intervento di Gianluca Sabbatini, che Toni invita a leggere e rileggere:
Concordo pienamente con le argomentazioni di Toni Muzi Falconi sulla pratica “dell’off the record”. Anche dal punto di vista dei giornalisti si tratta di uno “strumento” da maneggiare con grandissima circospezione. Al di là degli aspetti morali e deontologici a cui faceva riferimento Toni è una condotta che può danneggiare la qualità dell’informazione a danno degli investitori - c’è anche il fatto che le nuove regolamentazioni (market abuse) circoscrivono fortemente il perimetro delle notizie per le quali può essere omessa una fonte.
Per la verità la nostra legge deontologica (quella dell’ordine dei giornalisti) prescrive già un obbligo di trasparenza ed il diritto, che pure abbiamo, di non rivelare la fonte va limitato a casi di assoluta necessità. In alcuni codici deontologici statunitensi (ad esempio quello del Nyt) si prescrive che, quanto meno, venga indicata l’area da cui provengono le notizie “riservate” (ad esempio espressioni “fonti del palazzo di giustizia”, “fonti aziendali”, “fonti delle società finanziarie che seguono l’operazione” vanno preferite alla supergenerica “fonte informata dei fatti”). Con il market abuse vi è un obbligo preciso di indicare la fonte in un’area finora rimasta grigia (quella dei report finanziari).
Più in generale vi sarà un maggior pressing su chi scrive una notizia. La nuova legge, senza dubbio, impone una maggiore responsabilità a quanti “diffondono” notizie finanziarie e, nei fatti, attribuisce loro un ruolo di mercato. In grande sintesi: se la notizia “off the record” è giusta, il giornalista che la diffonde limita i rischi di insider trading. Se, viceversa, è falsa chi la diffonde è corresponsabile (consapevolmente o meno) di manipolazione. Nelle vicende finanziarie estive questo ruolo ambivalente della stampa ha avuto modo di manifestarsi appieno. Personalmente, nella mia attività professionale, ho spesso trovato d’utilità che il management aziendale (attraverso i comunicatori) faccia conoscere anche “off the record” un approccio strategico che si sta o si intende seguire in una determinata vicenda.
Ciò che, in ogni caso, non impone affatto di diffondere in forma anonima notizie “price sensitive”. Si avvicina di più a quello stile “riflessivo” di cui Toni parlava nella sua comunicazione. Giacchè sono in argomento vorrei comunque segnalare un’altra pratica altrettanto diffusa tra comunicatori (management) e giornalisti. Quella del “te lo dico ma non lo puoi scrivere”. Anche questa può essere fonte di pasticci non da poco. Soprattutto quando un giornalista è sulla buona strada per raggiungere la “verità” per proprio conto. L’esperienza pratica, comunque, non consente facili teorizzazioni. Ad esempio un giornale può aver un vantaggio nel conoscere in anticipo una notizia per poterla valorizzare adeguatamente. E dunque quando il “silenzio stampa” è limitato nel tempo può essere d’utilità per giornalisti e comunicatori.
Confermo, è un testo da leggere e rileggere.
Toni, ovviamente, ha risposto un po’ a tutti con un secondo intervento, che è comparso oggi sul sito Ferpi a questo indirizzo.