Posted on 03-11-2005
Filed Under (Media Relations) by italovignoli

L’editoriale di Toni Muzi Falconi sul sito della Ferpi è una di quelle letture da non perdere (come d’abitudine, pubblico integralmente i passi più importanti):

Off the record… È questo il ruolo strategico delle relazioni con i media?

Se accettiamo la consueta segmentazione dei diversi ruoli del relatore pubblico in tecnico, manageriale e strategico nel praticare quotidianamente la professione appare legittima la domanda: ma quanto c’è di realmente strategico per l’organizzazione in quel che facciamo? Esaminiamo, ad esempio, il lavoro delle relazioni con i media, visto che in tutto il mondo viene praticato dalla maggior parte di noi e prendiamo il caso di una società quotata in borsa (anche se il discorso può valere, sia pure con specificità diverse, per qualsiasi tipologia di organizzazione).

1. Le comunicazioni dovute sono da noi fortemente regolate dalla Consob e dalle raccomandazioni della Borsa. C’è poco che il relatore pubblico possa fare per creare valore nei contenuti, se non limitarsi a seguire le regole indicate e predisporre la stesura dei comunicati senza intervenire, se non nella fase di diffusione, che tuttavia è anch’essa regolata nei tempi, nella forma e perfino nei destinatari. Dunque, questa parte (che non è poca) è prettamente tecnica.

Ma - direte voi - l’informazione dovuta è soltanto una parte dei rapporti di una società quotata con i giornalisti. Vero.

Esiste una seconda parte, assai consistente, di attività che è invece volontaria e che riguarda informazioni sull’impresa che non rientrano nelle scadenze prefissate dal regolatore e non sempre è price sensitive. In questa parte, la creatività, l’inventiva e le competenze del relatore pubblico sono assai più impegnate, ed è dunque possibile confrontare le competenze del comunicatore bravo con quelle del meno bravo. Sì… Ma sempre di un ruolo tecnico si tratta.

Infatti, mentre nel caso della informazione dovuta il valore del relatore pubblico si esprime nell’assemblare l’informazione e nel rigoroso rispetto delle regole, in quello della informazione voluta il valore del comunicatore rimane pur sempre nell’ambito di un ruolo tecnico, poiché si presume che un tecnico sappia raccogliere le informazioni, svilupparle, elaborarle e trasferirle con modalità convincenti ai giornalisti con i quali ha relazioni costanti e propositive, e quindi si dà per scontato che sappia anche identificare, a seconda della questione specifica, quelli potenzialmente più interessati ad utilizzare i materiali elaborati.

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