Posted on 27-10-2005
Filed Under (Italians, Public Relations) by italovignoli

Cinque anni di evoluzione e rivoluzione nell’uso dei media

Sale l’onda digitale ma i media a stampa tengono

Negli ultimi quattro anni, fra il 2001 e il 2005, gli utenti “abituali” dei cellulari si sono raddoppiati (+ 19 milioni) raggiungendo la quota di quasi 40 milioni. Contemporaneamente, le persone in grado di usare un computer sono aumentate di 5 milioni e hanno raggiunto i 15 milioni. Gli utenti di internet sono cresciuti di oltre 5 milioni giungendo a più di 11 milioni di utenti abituali, e quasi 18 milioni di utenti complessivi. Infine, gli utenti della TV satellitare sono ulteriormente cresciuti di 2 milioni di utenti e hanno raggiunto i 6,5 milioni.

Sul piano delle diete mediatiche individuali e della stratificazione della popolazione in base al numero di media abitualmente utilizzati, rispetto alla struttura descritta nel 2002 si contraggono di poco i “marginali” (persone che usano un solo mezzo: dal 9,1% all’8,3%) e di quasi niente i “poveri di media” (persone che usano 2-3 media: dal 37,5% al 37,4%), mentre si riducono in modo un po’ più significativo i cosiddetti “consumatori medi” (persone che usano 4-5 media: dal 36,3% al 33,8%). Nella parte alta della stratificazione, ossia nel gruppo degli “onnivori” (persone che usano quasi tutti i media a disposizione) e nel gruppo dei cosiddetti “pionieri” (utenti di tutti i media a disposizione) vi sono significativi incrementi: i primi passano dal 14,8% al 17,2% (pari a 8,6 milioni di persone) mentre i secondi crescono di un punto percentuale e arrivano a 1,6 milioni di persone.

Nella generale rivoluzione digitale che sta interessando il nostro paese e che porta a significativi incrementi di tutti i mezzi connessi a tale universo, i media a stampa tengono o flettono solo di poco, rimescolandosi nelle diete mediatiche degli italiani, e ribadiscono ancora una volta la loro insostituibilità. I quotidiani flettono di 1,8 milioni di copie, e scendono poco al di sotto dei 20 milioni di utenti abituali, ma flettono meno della metà fra gli utenti occasionali per cui si mantengono comunque intorno ai 27,5 milioni di lettori. Tiene la quota dei lettori di libri (pari a 23,4 milioni), che flettono di pochissimo fra i lettori abituali, attestandosi sui 15,8 milioni, e crescono molto tra quelli occasionali (+2,4 milioni). Le stesse dinamiche articolate di tenuta riguardano i settimanali (22 milioni di lettori) e i mensili (11,6 milioni).

L’evoluzione e la rivoluzione nel settore della televisione sono ravvisabili, oltre che nell’ulteriore incremento di 1,3 milioni di utenti, prima di tutto nella moltiplicazione delle TV: fra i 49 milioni di italiani che usano la televisione tradizionale ce ne sono 8 che guardano la TV satellitare, 3 che usano la TV digitale terrestre e persino 1 milione che guarda la TV via internet. Il barometro delle preferenze del pubblico (raggruppando le programmazioni in cinque settori: fiction, informazione, intrattenimento, cultura e sport) segna in testa la fiction con il 97,6% (in calo del 2,2% rispetto al 2001), poi l’informazione con il 91,1% (con un incremento del 14% rispetto a quattro anni fa) e poi l’intrattenimento al 70,1% (con una crescita del 4,4%). La cultura (33,5%) e lo sport (30,5%) vengono per ultimi (ma anch’essi crescono intorno al 4% rispetto al 2001).

Ma cosa pensano gli italiani della televisione? I giudizi negativi e pessimistici non mancano, anche se sono controbilanciati da quelli sostanzialmente ottimistici: per il 47,7% le nuove offerte televisive sono “solo un modo per spillare soldi, perché si paga per vedere quello che prima si vedeva gratis”, e tuttavia il 51,4% pensa che “la televisione svolge un ruolo insostituibile nel panorama dei media, nonostante le nuove tecnologie” e il 55,5% che in fondo “la televisione la vedono tutti, perché non se ne può fare a meno”. Questo non impedisce che la maggioranza sia convinta che “la televisione negli ultimi anni è peggiorata” (54,3%) e che “i giovani vedono molta televisione e ne sono molto attratti” (51%). Complessivamente, cresce l’intolleranza per la volgarità, fino al 57% delle opinioni degli italiani.

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