Dissento energicamente da quello che ha scritto ieri Carlo Odello, con cui mi ero trovato più volte d’accordo in passato.
L’articolo contiene due concetti che ritengo profondamente sbagliati:
- una generalizzazione priva di fondamento, relativa al fatto che le agenzie di relazioni pubbliche sono fatte di “yes-women con il tailleur ultima griffe tutte sorridenti e ammiccanti”, e prova ne sia che il sottoscritto - che è tutto meno che yes-men, griffato, sorridente e ammiccante - fa questo mestiere con un certo successo da quasi vent’anni;
- un’affermazione che potrebbe essere addirittura offensiva, e che sarebbe bello che venisse rettificata sulla base di una conoscenza un po’ più approfondita del mondo delle relazioni pubbliche: “la competenza degli addetti delle agenzie di PR è nel migliore dei casi appena sufficiente a fornire le indicazioni utili ai giornalisti per decidere se un fatto interessa o no (e sottolineo nel migliore dei casi, perché molti PR non sanno neanche di cosa parlano, emettono onde sonore, non frasi di senso compiuto)” [sono il primo a ironizzare sul cialtronismo di alcune agenzie di relazioni pubbliche, ma da qui a fare di ogni erba un fascio ce ne passa...].
L’articolo, purtroppo, parte da una visione e una concezione completamente sbagliate delle relazioni pubbliche, e cioè che “la funzione degli agenzie di PR dovrbbe essere quella di esploratori, di procacciatori di contatti con la stampa”. Nulla di più sbagliato e di più discutibile. Le relazioni pubbliche sono una leva del marketing strategico, e il loro ruolo - contrariamente a quello che scrive Carlo Odello - è proprio quello di aiutare il management delle aziende a trasformare le attività dell’azienda - indipendentemente dal settore di appartenenza - in contenuti fruibili dalla stampa. Senza nessun tipo di “infiocchettamento”, e - quando è necessario - grazie a una conoscenza del mercato e a una competenza tecnica che è simile a quella degli esponenti dell’azienda stessa (come sarebbe possibile, in caso contrario, scrivere un comunicato stampa, un intervento per un articolo di scenario, le risposte a un’intervista - scritta, ovviamente - o un’opinione per un confronto, oppure suggerire l’approccio migliore per un’intervista o per una presentazione?). Queste sono solo alcune delle responsabilità delle relazioni pubbliche, e rappresentano un valore aggiunto alle competenze interne dell’azienda - estremamente importanti - a cui si sommano nell’ambito della strategia di comunicazione.
Molto spesso, i “fatti da trasformare in notizie” di cui parla Carlo Odello - i fatti che cercano i giornalisti - non vengono nemmeno alla superficie perché le persone interne all’azienda - anche se “rispondono alle domande più tecniche della stampa, entrano nei dettagli, sono competenti sul prodotto, trasmettono la passione per il prodotto” (tutte cose che può e deve saper fare anche un buon professionista di relazioni pubbliche) - non sanno “leggere” le attività dell’azienda stessa in modo tale da comunicarle come notizie. Senza “infiocchettamenti”. E sono proprio questi gli “elementi che permettono di scrivere articoli e non trafiletti”.
Ripeto, la concezione che le agenzie di relazioni pubbliche non siano altro che delle rubriche ben fornite di indirizzi e numeri di telefono è quanto di più sbagliato si possa affermare, e denota una conoscenza solo superficiale del settore e dei suoi operatori. Quello è il mestiere delle signore griffate o dei signori in grisaglia, sorridenti e ammiccanti. Le relazioni pubbliche sono una materia un po’ più complessa, e una funzione aziendale molto più strategica. Altrimenti, non si spiegherebbe la presenza di aziende che fatturano qualche milione di Euro in Italia e qualche centinaio di milioni di dollari a livello mondiale, e di università - anche italiane - con più di un corso di laurea sull’argomento.