Posted on 25-10-2005
Filed Under (Public Relations) by italovignoli

Dissento energicamente da quello che ha scritto ieri Carlo Odello, con cui mi ero trovato più volte d’accordo in passato.

L’articolo contiene due concetti che ritengo profondamente sbagliati:

- una generalizzazione priva di fondamento, relativa al fatto che le agenzie di relazioni pubbliche sono fatte di “yes-women con il tailleur ultima griffe tutte sorridenti e ammiccanti”, e prova ne sia che il sottoscritto - che è tutto meno che yes-men, griffato, sorridente e ammiccante - fa questo mestiere con un certo successo da quasi vent’anni;

- un’affermazione che potrebbe essere addirittura offensiva, e che sarebbe bello che venisse rettificata sulla base di una conoscenza un po’ più approfondita del mondo delle relazioni pubbliche: “la competenza degli addetti delle agenzie di PR è nel migliore dei casi appena sufficiente a fornire le indicazioni utili ai giornalisti per decidere se un fatto interessa o no (e sottolineo nel migliore dei casi, perché molti PR non sanno neanche di cosa parlano, emettono onde sonore, non frasi di senso compiuto)” [sono il primo a ironizzare sul cialtronismo di alcune agenzie di relazioni pubbliche, ma da qui a fare di ogni erba un fascio ce ne passa...].

L’articolo, purtroppo, parte da una visione e una concezione completamente sbagliate delle relazioni pubbliche, e cioè che “la funzione degli agenzie di PR dovrbbe essere quella di esploratori, di procacciatori di contatti con la stampa”. Nulla di più sbagliato e di più discutibile. Le relazioni pubbliche sono una leva del marketing strategico, e il loro ruolo - contrariamente a quello che scrive Carlo Odello - è proprio quello di aiutare il management delle aziende a trasformare le attività dell’azienda - indipendentemente dal settore di appartenenza - in contenuti fruibili dalla stampa. Senza nessun tipo di “infiocchettamento”, e - quando è necessario - grazie a una conoscenza del mercato e a una competenza tecnica che è simile a quella degli esponenti dell’azienda stessa (come sarebbe possibile, in caso contrario, scrivere un comunicato stampa, un intervento per un articolo di scenario, le risposte a un’intervista - scritta, ovviamente - o un’opinione per un confronto, oppure suggerire l’approccio migliore per un’intervista o per una presentazione?). Queste sono solo alcune delle responsabilità delle relazioni pubbliche, e rappresentano un valore aggiunto alle competenze interne dell’azienda - estremamente importanti - a cui si sommano nell’ambito della strategia di comunicazione.

Molto spesso, i “fatti da trasformare in notizie” di cui parla Carlo Odello - i fatti che cercano i giornalisti - non vengono nemmeno alla superficie perché le persone interne all’azienda - anche se “rispondono alle domande più tecniche della stampa, entrano nei dettagli, sono competenti sul prodotto, trasmettono la passione per il prodotto” (tutte cose che può e deve saper fare anche un buon professionista di relazioni pubbliche) - non sanno “leggere” le attività dell’azienda stessa in modo tale da comunicarle come notizie. Senza “infiocchettamenti”. E sono proprio questi gli “elementi che permettono di scrivere articoli e non trafiletti”.

Ripeto, la concezione che le agenzie di relazioni pubbliche non siano altro che delle rubriche ben fornite di indirizzi e numeri di telefono è quanto di più sbagliato si possa affermare, e denota una conoscenza solo superficiale del settore e dei suoi operatori. Quello è il mestiere delle signore griffate o dei signori in grisaglia, sorridenti e ammiccanti. Le relazioni pubbliche sono una materia un po’ più complessa, e una funzione aziendale molto più strategica. Altrimenti, non si spiegherebbe la presenza di aziende che fatturano qualche milione di Euro in Italia e qualche centinaio di milioni di dollari a livello mondiale, e di università - anche italiane - con più di un corso di laurea sull’argomento.

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