Forse l’ho già scritto, e forse no: io mi occupo, come volontario, delle attività di marketing e comunicazione di OpenOffice.org, la suite di applicazioni per l’ufficio libera e open source che è diventata - in soli cinque anni - il principale concorrente di Microsoft Office. Quello che scrivo in questo post, quindi, è parzialmente pubblicitario (parzialmente perché, essendo un volontario, metto una parte del mio tempo a disposizione della comunità senza ricevere alcun tipo di retribuzione e/o rimborso spese: quindi, non ho un tornaconto personale, ma solo professionale).
Ieri, dopo quasi due anni di attesa, è stato annunciato OpenOffice.org 2.0. Analizzando in modo sommario la lunghezza di questo processo, si potrebbe pensare che ha ragione chi afferma che le comunità open source non riescono a gestire un’attività di sviluppo organizzata, per cui è inevitabile che ci siano ritardi e perdite di tempo. In realtà, invece, la data dell’annuncio è slittata più di una volta fino a ieri - era tutto pronto già una settimana fa, il 13 ottobre, data del quinto anniversario del prodotto, quando è stato scoperto un problema che ha fatto saltare l’annuncio e presentare la terza release candidate invece della versione finale - perché la comunità aveva deciso che voleva portare sul mercato un prodotto solido, capace di sostenere l’impatto con gli utenti senza che fossero questi ultimi a fare il lavoro dei responsabili della qualità.
La comunità OpenOffice.org è sotto i riflettori del mercato, perché la seconda generazione della suite di applicazioni per l’ufficio libera e open source ha impressionato tutti coloro che hanno seguito il processo di sviluppo e hanno installato le diverse versioni alfa e beta, e le tre release candidate. La prima versione di OpenOffice.org è stata confrontata, nel migliore dei casi, con la nona versione di Microsoft Office (quella contraddistinta dalla sigla Office 2000), e nel peggiore con Office 2003. Ha sempre retto il confronto, e in qualche caso l’ha addirittura vinto, e questo - secondo la mia personale opinione - non è mai stato sottolineato a sufficienza, quasi come fosse del tutto normale che un programma alla sua prima release (ancorché basato su un software collaudato come StarOffice) supportato da una comunità di volontari che ci credono e si divertono, ma hanno come budget di marketing solo la forza delle loro idee, potesse tenere testa al prodotto di punta della grande Microsoft.
Io ho un profondo rispetto di Microsoft e di Bill Gates, perché sono nato - nella mia attuale professione - su un personal computer IBM della prima serie, con alimentatore a 110 volt, giunto in Italia attraverso San Marino quando IBM non aveva ancora iniziato a importarlo in modo ufficiale. E gran parte delle cose che ho fatto a partire da quel momento sono state legate all’evoluzione del mercato del personal computer, del software e delle periferiche. Ho ricevuto in regalo da Umberto Paolucci una copia di Microsoft Word 2.0 (per DOS) perché avevo scritto i driver per tutti i modelli delle stampanti Honeywell, che all’epoca detenevano una quota significativa del mercato italiano e incominciavano a fare capolino in Europa e negli Stati Uniti. Da allora, ho acquistato tutte le successive release di Word e poi di Office.
Nonostante questo rispetto, però, ritengo che si sia giunti a una situazione di mercato in cui gli utenti non hanno più la possibilità di scegliere ma sono virtualmente obbligati ad andare in un’unica direzione, e questo non fa bene al mercato e - paradossalmente - nemmeno a Microsoft. Per questo motivo, ho deciso di lavorare come volontario all’interno del PLIO, il Progetto Linguistico Italiano di OpenOffice.org, occupandomi - com’era logico - soprattutto delle relazioni con la stampa.
E’ un’esperienza entusiasmante, a fianco di persone che provengono da esperienze diverse e hanno motivazioni diverse, ma condividono lo stesso obiettivo: offrire agli utenti una suite di applicazioni per l’ufficio libera e open source, capace di sostenere il confronto con le applicazioni commerciali. Una suite che, per esempio, consente a popolazioni povere come quelle africane di etnia bantu di avvicinarsi all’uso del personal computer utilizzando un programma nella propria lingua (i bantu sono undici dialetti - tra cui kinyarwanda, sotho/sepedi, swahili, tswana e zulu - mentre in Europa ci sono il bretone, il gaelico e l’occitano, e in Asia/Pacifico l’armeno e il maori). In totale, OpenOffice.org è disponibile in più di settanta versioni linguistiche ufficiali, e probabilmente più di cento se comprendiamo anche quelle non ufficiali, come tutte quelle che ho citato, nate su iniziativa di governi e comunità locali.
OpenOffice.org 2.0 è la seconda generazione del prodotto, ma tiene agilmente testa all’undicesima versione di Microsoft Office. La comunità ha fatto un lavoro straordinario, raccogliendo e accogliendo i feedback degli utenti sull’interfaccia e le funzionalità: oggi, qualsiasi utente con un po’ di esperienza è in grado di utilizzarlo in poche ore. Tra l’altro, scaricarlo e installarlo sul proprio computer non costa nulla, e - tra l’altro - evita qualsiasi problema legato alla licenza d’uso, in quanto OpenOffice.org può essere copiato, scambiato, regalato e addirittura venduto.
OpenOffice.org 2.0 lo trovate qui.