Liberamente tradotto da questo post di ZnetLady.
Indizio numero uno: Il vostro universo delle relazioni pubbliche è fatto di stampa, TV, radio, siti web ed email.
L’universio dei media si sta allargando: internet radio, streaming, podcast, RSS, telefoni cellulari, blog, giornalismo del popolo, wiki, TV mobile, photoblog, self-publishing. I contenuti sono dappertutto, ed è indispensabile un po’ di stretching.
Indizio numero due: Siete convinti che internet venga dopo i media tradizionali.
I siti di notizie online e i blog hanno da tempo superato i media tradizionali sia per tempestività che per capillarità delle notizie. La stampa inglese si è svegliata dal torpore con i recenti attentati alla metropolitana di Londra. Voi state ancora dormendo?
Indizio numero tre: Siete sicuri che i blog siano una moda temporanea e che noi stiamo attraversando una “bolla” giornalistica.
Il New York Times ha unito tutte le redazioni - stampa e online - all’interno di un’unica struttura. Ogni giorno viene scritto circa un milione di post, che in molti casi sono veri e propri articoli. Cyberjournalist elenca 341 blog scritti da giornalisti, e 19 siti di notizie che producono podcast. Steve Gillmor, opinionista di ZDNet, afferma: “La voce della blogosfera sta incominciando a dominare la conversazione tra aziende e clienti”. Il mercato sta cambiando, incominciate a studiarlo.
Forse l’ho già scritto, e forse no: io mi occupo, come volontario, delle attività di marketing e comunicazione di OpenOffice.org, la suite di applicazioni per l’ufficio libera e open source che è diventata - in soli cinque anni - il principale concorrente di Microsoft Office. Quello che scrivo in questo post, quindi, è parzialmente pubblicitario (parzialmente perché, essendo un volontario, metto una parte del mio tempo a disposizione della comunità senza ricevere alcun tipo di retribuzione e/o rimborso spese: quindi, non ho un tornaconto personale, ma solo professionale).
Ieri, dopo quasi due anni di attesa, è stato annunciato OpenOffice.org 2.0. Analizzando in modo sommario la lunghezza di questo processo, si potrebbe pensare che ha ragione chi afferma che le comunità open source non riescono a gestire un’attività di sviluppo organizzata, per cui è inevitabile che ci siano ritardi e perdite di tempo. In realtà, invece, la data dell’annuncio è slittata più di una volta fino a ieri - era tutto pronto già una settimana fa, il 13 ottobre, data del quinto anniversario del prodotto, quando è stato scoperto un problema che ha fatto saltare l’annuncio e presentare la terza release candidate invece della versione finale - perché la comunità aveva deciso che voleva portare sul mercato un prodotto solido, capace di sostenere l’impatto con gli utenti senza che fossero questi ultimi a fare il lavoro dei responsabili della qualità.
La comunità OpenOffice.org è sotto i riflettori del mercato, perché la seconda generazione della suite di applicazioni per l’ufficio libera e open source ha impressionato tutti coloro che hanno seguito il processo di sviluppo e hanno installato le diverse versioni alfa e beta, e le tre release candidate. La prima versione di OpenOffice.org è stata confrontata, nel migliore dei casi, con la nona versione di Microsoft Office (quella contraddistinta dalla sigla Office 2000), e nel peggiore con Office 2003. Ha sempre retto il confronto, e in qualche caso l’ha addirittura vinto, e questo - secondo la mia personale opinione - non è mai stato sottolineato a sufficienza, quasi come fosse del tutto normale che un programma alla sua prima release (ancorché basato su un software collaudato come StarOffice) supportato da una comunità di volontari che ci credono e si divertono, ma hanno come budget di marketing solo la forza delle loro idee, potesse tenere testa al prodotto di punta della grande Microsoft.
Io ho un profondo rispetto di Microsoft e di Bill Gates, perché sono nato - nella mia attuale professione - su un personal computer IBM della prima serie, con alimentatore a 110 volt, giunto in Italia attraverso San Marino quando IBM non aveva ancora iniziato a importarlo in modo ufficiale. E gran parte delle cose che ho fatto a partire da quel momento sono state legate all’evoluzione del mercato del personal computer, del software e delle periferiche. Ho ricevuto in regalo da Umberto Paolucci una copia di Microsoft Word 2.0 (per DOS) perché avevo scritto i driver per tutti i modelli delle stampanti Honeywell, che all’epoca detenevano una quota significativa del mercato italiano e incominciavano a fare capolino in Europa e negli Stati Uniti. Da allora, ho acquistato tutte le successive release di Word e poi di Office.
Nonostante questo rispetto, però, ritengo che si sia giunti a una situazione di mercato in cui gli utenti non hanno più la possibilità di scegliere ma sono virtualmente obbligati ad andare in un’unica direzione, e questo non fa bene al mercato e - paradossalmente - nemmeno a Microsoft. Per questo motivo, ho deciso di lavorare come volontario all’interno del PLIO, il Progetto Linguistico Italiano di OpenOffice.org, occupandomi - com’era logico - soprattutto delle relazioni con la stampa.