Detesto Fausto Bertinotti, che ritengo - da sempre - uno degli uomini politici più disonesti sotto il profilo intellettuale, per il fatto che sfrutta slogan di tipo massimalista per rastrellare voti in quelle fasce della popolazione che non dispongono di strumenti intellettuali sufficienti per cogliere tutte le sfumature della sua comunicazione (ritengo invece che sia uno degli uomini politici più onesti sotto il profilo personale). Ho letto il suo documento programmatico, che condivido in alcune parti (ma non dove viene utilizzato il linguaggio elettoralistico massimalista), per cui immaginate il mio stupore quando ho ricevuto questo e-mail:
Buongiorno, questa è una mail di scuse.
Sono un ragazzo che si è appassionato alla campagna per le primarie, facendo “il tifo”, come forse avrete capito, per Fausto Bertinotti. Credendo di fare una cosa carina, e in totale buona fede, ho creato una mailing list a cui mandare tutte le notizie che riguardavano le iniziative per il 16 di Ottobre. Purtroppo ho avuto la pessima idea, sapendo come si può fare, di inventarmi anche un indirizzo come quello che vedete e che, ovviamente, nulla ha a che vedere con www.faustobertinotti.it, il cui indirizzo di informazioni è info@faustobertinotti.it.
Da qualche minuto ho scoperto di avere combinato un bel casino, visto che i compagni che curano il sito hanno sparso la voce di cercare chi si stava spacciando per uno degli organizzatori “ufficiali”. Di voce in voce, la notizia mi è arrivata da pochissimo. Tra l’altro, credendo ingenuamente di fare bene, capisco dalle reazioni che ho fatto cosa invece sgradita ad alcuni dei destinatari, mai iscrittisi alle newsletter ufficiali del sito. Ovviamente, questa è l’ultima mail che riceverete da questo indirizzo. Non me ne vogliate troppo.
Un saluto, Alessandro
Carat Italia, filiale italiana del centro media globale Carat, ha pubblicato uno studio esclusivo dedicato alla lettura delle tendenze che stanno delineando lo scenario degli anni a venire, intitolato “quaderno delle tendenze 2005/2006″, che è anche un laboratorio di osservazioni permanenti sul panorama socio-culturale della società italiana.
In una società in cui i media sono sempre più importanti, e dove sono necessarie strategie di comunicazione sempre più sofisticate per far fronte all’affollamento e alla complessità, è fondamentale identificare dei momenti significativi per entrare in contatto e stabilire un rapporto più complesso e costruttivo con il consumatore. E poiché oggi il consumatore è, a tutti gli effetti, inscindibile dall’individuo e dalla società, le indicazioni contenute nel quaderno delle tendenze sono particolarmente utili per capire meglio gli intrecci tra gli individui, i consumatori e i pubblici a cui le aziende rivolgono i propri investimenti in comunicazione.
La comprensione dell’evoluzione di questi intrecci all’interno della società può aiutare i consulenti di comunicazione e i loro clienti a individuare i pubblici del futuro, e a creare le condizioni migliori per scoprire territori inattesi e nuove possibilità di relazione tra brand e consumatori. Il management delle aziende ha un bisogno vitale di sviluppare scenari, previsioni e interpretazioni, ma i ritmi di lavoro troppo serrati tendono a sottrarre spazio ai bisogni di conoscenza e approfondimento. In questo contesto, il quaderno delle tendenze ha l’obiettivo di essere un vero e proprio “facilitatore” della lettura della realtà, ovvero una fonte informativa dalla quale possono nascere sollecitazioni per le strategie future.
Metodologia
Lo studio nasce da un progetto internazionale denominato Trendzoom, ed è stato realizzato da un gruppo interdisciplinare di ricerca che ha attinto alle diverse realtà Aegis: Carat Expert, Carat TV, Dipartimento Strategico di Carat Italia, Isobar Communications e deepblue. A fare da sfondo all’edizione italiana del quaderno sono state le ricerche e le analisi strutturali e di clima prodotte dai principali istituti di ricerca, che sono state utilizzate per costruire la scena e definire il sentiment generale all’interno del quale leggere e interpretare comportamenti, linee di pensiero, modelli di consumo e di fruizione mediatica che determinano il presente e influenzeranno gli sviluppi futuri.
Alle fonti ufficiali sono state affiancate le voci vive delle persone, attraverso focus group che hanno coinvolto sia la gente comune (di età compresa soprattutto tra 15 e 34 anni) sia gli opinion leader (esperti e professionisti che operano in diversi ambiti culturali e lavorativi). E’ stata utilizzata anche un’ampia bibliografia, e sono stati monitorati quotidianamente i media di orni tipo per identificare le manifestazioni più all’avanguardia e le comunicazioni più significative attuate dalle aziende. L’insieme degli stimoli e dei materiali è poi confluito all’interno delle linee guida che costituiscono i trend del quaderno delle tendenze 2005/2006.
Ho trovato questa opinione di Giorgio Tramontini nel numero 9 de “L’Impresa di Comunicazione“, periodico dell’UNICOM, Unione Nazionale Imprese di Comunicazione. La condivido quasi integralmente, e per questo motivo la riporto senza tagli, chiose e commenti. Una volta tanto, infatti, anche i cosiddetti “francesismi” non stonano nell’economia del testo (com’è noto, sono un moralista bigotto, forse anche un po’ represso e bacchettone, per cui non amo i termini volgari nei testi scritti, anche se in qualche occasione - come questa - li tollero).
Benvenuti nell’Era della Comunicazione Globale. I nostri defunti si ribaltano nella tomba per la sfiga che li ha colpiti: quella di non poter partecipare a questa Grande Era.
La Grande Comunicazione Globale, poi c’è un terremoto da 200.000 vittime e dalle Hawaii dicono: “Mah, noi lo avevamo previsto con qualche ora di anticipo, solo che non sapevamo a chi telefonare…”. Cazzo!
In compenso, si sono salvati gli animali. Probabilmente dalle Hawaii hanno telefonato a loro. Nell’Era della Grande Comunicazione Globale, ci sarà pure un bufalo d’acqua con un cellulare trendy, no? E si sono salvati gli indigeni, quelli che vanno a caccia con arco e frecce, quelli dati per estinti, perché poveracci sono fuori dalla comunicazione globale… ma hanno visto la marea che si ritirava e se ne sono andati verso l’alto, con gli animali.
Nell’Era della Comunicazione Globale sessanta canali televisivi mi parlano dello tsunami e mi dicono le cose più allucinanti. L’isola di Sumatra si è spostata di trenta metri, poi trenta centimetri, poi cinque, otto, ventinove, è più alta, più bassa, più larga, più stretta, si è girata su stessa e alla fine se n’è andata completamente, l’han vista ad Alassio, vicino alla Gallinara.