Posted on 09-09-2005
Filed Under (Italians) by italovignoli

Da ieri, è online il sito de L’Unione.

Questi sono gli obiettivi del sito:

Un sito istituzionale, volutamente spartano nella grafica, che tenta di rappresentare uno strumento di servizio funzionale per conoscere e partecipare alla vita de L’Unione.

È un sito in divenire che dovrà rappresentare con elasticità i prossimi momenti politici de L’Unione:

  • L’organizzazione e le informazioni utili per la Primaria 2005;
  • La campagna elettorale per la Primaria 2005, a partire dal 16 settembre dopo l’ufficializzazione delle candidature;
  • Dal 17 ottobre, giorno successivo il voto, la lunga campagna elettorale a sostegno del candidato premier per le Politiche 2006.

La scelta editoriale fatta per le prime due fasi è quella di servire come punto di informazione e cassa di risonanza per la Primaria 2005. L’interattività con i visitatori verrà garantita lasciando la possibilità di scrivere i propri commenti a articoli, interviste e documenti pubblicati. Nella fase successiva verranno aperti luoghi di discussione e di scambio di opinioni (forum, newsletter, mailing list).

Per il momento, spiccano in home page due dichiarazioni che lasciano il segno:

D’Alema: Questo bipolarismo non va, dopo il voto proviamo a riformare la legge elettorale

Rutelli: Sulla crisi petrolifera serve un piano energetico nazionale

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Posted on 08-09-2005
Filed Under (Italians) by italovignoli

Tra i benemeriti che hanno contribuito allo sputtanamento dell’Italia nel panorama internazionale, Antonio Fazio sta rapidamente guadagnando le posizioni di testa della classifica. Oggi, una bella spinta verso l’alto è arrivata dall’Economist. La popolazione tutta ringrazia, sentitamente.

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Posted on 07-09-2005
Filed Under (Blog, ICT Market, Innovation) by italovignoli

Oggi, eBay ha compiuto 10 anni, e il New York Times ha dedicato a Pierre Omidyar - che ha fondato il sito di aste online insieme alla moglie Pam - un bell’articolo in cui sintetizza la storia.

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Posted on 07-09-2005
Filed Under (Blog, Public Relations) by italovignoli

Da leggere, il documento scritto da Franco Carlini per la Ferpi, sul rapporto tra blog e relazioni pubbliche, che segue di un paio di giorni l’intervento di Beppe Caravita sul rapporto tra blog e democrazia diretta. Pur essendo completamente slegati tra loro, i due testi contengono delle considerazioni abbastanza simili sul ruolo che i blog possono giocare all’interno del nuovo scenario della comunicazione globale. Ovviamente, stiamo parlando di un fenomeno che è ancora ben lontano dall’aver raggiunto lo stadio della maturità, ma mi sembra ugualmente importante che delle fonti così autorevoli (Franco Carlini collabora con il Corriere della Sera e Beppe Caravita è inviato del Sole 24 Ore, e autore del blog Network Games) abbiano dedicato del tempo all’analisi del fenomeno.

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Posted on 06-09-2005
Filed Under (Journalism, Media Relations) by italovignoli

Siccome il comunicato stampa potrebbe sparire dal sito di PR Newswire, lo riporto integralmente:

e.l.f. Cosmetics Creates Hurricane Katrina Relief Make-Up Kit Shipped to Hurricane Victims

NEW YORK, Sept. 1 (PRNewswire) — On August 30th, 2005, e.l.f. Cosmetics received an email from one of their customers. She was contacting the company to tell them to put a stop on her order because she had lost everything in Hurricane Katrina. In response, e.l.f. Cosmetics immediately shipped her a package of make-up brushes and cosmetics to her current location.

In an effort to help others affected by this disaster, e.l.f. Cosmetics has created 10,000 special Hurricane Katrina Relief Beauty Kits that include:

* pressed powder
* shimmering facial whip for the eyes, lips and face
* lip moisturizer
* lip gloss
* mascara

e.l.f. asks the public to help them get in contact with victims of the hurricane. e.l.f. asks these people to call or email the company and provide a location for the relief kits to be shipped.

e.l.f. will be shipping these kits to people directly affected by the hurricane disaster.

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Posted on 06-09-2005
Filed Under (ICT Market, Technology) by italovignoli

Quando ho letto l’articolo di Franco Carlini sul Corriere della Sera di oggi, sono ritornato con la memoria all’incontro con le agenzie di relazioni pubbliche organizzato dal nuovo management all’inizio del 2005. All’epoca, non mi avevano convinto né Alfredo Cazzola né l’ingioiellata signora che sedeva alla sua sinistra, perché erano stati troppo aggressivi e troppo sicuri di sé, e soprattutto perché avevano dimostrato una totale ignoranza delle dinamiche dell’ICT, che assimilavano a quelle del mondo dell’auto (gli utenti possono anche essere gli stessi, ma si comportano in modo completamente diverso, e diversi sono i canali e le dinamiche di prezzo, soprattutto nell’area dei margini, e il caso della Renault Logan dovrebbe aprire i pori del cervello anche a chi è abituato a budget faraonici come quelli del MotorShow).

Con il 2005, e con l’accesso alla sala stampa limitato a quei giornalisti che ancora possiedono un fax, finisce un’epoca che è durata circa 10 anni e che è stata inaugurata - immodestamente - dal sottoscritto nel 1994, quando - con la complicità di Doriano Guerrieri ed Enrica Menozzi di Modo, all’epoca distributore di riferimento per il mondo Macintosh - riuscimmo a ottenere un ufficio all’interno della sala stampa per organizzare incontri e interviste, e distribuire le cartelle stampa su CD (con il masterizzatore che andava in conflitto con la macchina elettrica del caffè), generando un traffico inconsueto per la struttura e suscitando i sospetti e le perplessità di Mariella Governo e dell’organizzazione, che avrebbero poi sancito la validità dell’idea (che non avevo fatto altro che copiare da CeBIT e Comdex) nel 1999, ufficializzando la presenza delle agenzie di relazioni pubbliche all’interno della sala stampa.

Il 1995 era stato l’anno delle tartine plug & play (bisognava unire i due pezzi, ciascuno con un sapore diverso, prima di metterle in bocca) create in onore di Windows 95 e presentate durante una degustazione di 12 “tre bicchieri”, mentre nel 1996 avevamo organizzato nella Palazzina del Peso dell’Ippodromo di San Siro lagrandefestadellosmau per 1.000 persone, con la partecipazione di Francesco Paolantoni nei panni del “nonno Internet” e tre DJ che avevano fatto ballare giornalisti, espositori e visitatori fino alle sei del mattino. L’idea di fondo era quella di aggregare la comunità dei comunicatori portandola all’interno della città, così come faceva da tempo il mondo della moda. Un’idea che, forse, avrebbe potuto funzionare se non ci fosse stata - questa volta - l’ostilità di Smau, che voleva proteggere la “diversità” della manifestazione, sperando - forse - di poter contare su un mercato in eterna crescita.

Poi, con il 2001 e con l’afflosciamento della bolla speculativa, era iniziata la parabola discendente, e a nulla erano valsi gli sforzi degli organizzatori per mantenere invariato non tanto il numero dei visitatori quanto quello degli espositori. Quella che aveva continuato a funzionare era proprio la comunicazione, perché Smau - alla lunga - era veramente diventato il punto di aggregazione di tutta la comunità, e questo ne aveva fatto - nel bene e nel male - un fenomeno mediatico. Fino all’epilogo, con l’acquisizione da parte di Promotor, che ha costruito il suo successo con il MotorShow di Bologna, e alla notizia del fax… Proverò con un piccione viaggiatore… il telex mi sembra azzardato…

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Posted on 05-09-2005
Filed Under (Other) by italovignoli

Ho scoperto sul sito della PIPA, un’organizzazione statunitense che svolge ricerche sull’opinione pubblica americana in relazione a problemi di politica internazionale, un comunicato stampa del 5 luglio che all’epoca è passato quasi inosservato e che adesso - alla luce di quanto è successo a New Orleans e dintorni - è prepotentemente tornato di grande attualità. Come al solito, ho tradotto e sintetizzato il testo originale, che trovate qui, mentre la ricerca la trovate qui (entrambi i documenti sono in formato PDF).

La maggioranza degli americani è favorevole alla limitazione delle emissioni di gas a “effetto serra”

L’86% degli americani - l’89% dei democratici e l’81% dei repubblicani che hanno rieletto il texano - ritiene che George Walker Bush dovrebbe agire per limitare l’emissione dei gas a “effetto serra” che sono alla base delle attuali modifiche climatiche. Il 94% degli intervistati sostiene che gli Stati Uniti dovrebbero limitare l’emissione di questi gas in misura eguale alla media degli altri Paesi sviluppati, mentre il 44% pensa che dovrebbero fare di più della media degli altri Paesi. Coerentemente con queste percentuali, il 73% degli americani ritiene che gli Stati Uniti dovrebbero sottoscrivere gli accordi di Kyoto per la riduzione del riscaldamento terrestre, anche se il 43% pensa che Bush sia favorevole alla sottoscrizione degli accordi stessi e il 14% non conosce con certezza la posizione del presidente. Solo il 43% degli intervistati è cosciente della posizione contraria degli Stati Uniti.

Tre americani su quattro pensano che il riscaldamento terrestre sia un problema che richiede un’azione, e solo il 21% è contrario ad affrontare dei costi. Tra coloro che ritengono necessaria un’azione, il 42% sostiene che l’impatto del riscaldamento sarà graduale, per cui c’è il tempo necessario per affrontare gradualmente il problema con un’attenzione per i costi, mentre il 34% pensa che il problema sia “urgente” e vada affrontato rapidamente, anche se questo comporta dei costi. Il 68% - il 72% democratici e il 67% repubblicani - ha poi dichiarato di essere disposto a sostenere un aggravio mensile della spesa domestica di 15 dollari (quello stimato dagli esperti), mentre il 28% si è espresso in modo contrario.

Per concludere, il 71% degli intervistati ritiene che l’economia statunitense diventerà più competitiva se verranno adottate e misure anti-inquinamento perché gli sforzi si tradurranno in un utilizzo più efficiente dell’energia, che porterà - nel lungo periodo - a un risparmio di denaro, mentre il 23% sostiene che la riduzione dell’emissione dei gas a “effetto serra” costerà troppo denaro e - con il passare del tempo - danneggerà l’economia degli Stati Uniti.

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Posted on 04-09-2005
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Posted on 02-09-2005
Filed Under (Marketing) by italovignoli

Le catastrofi naturali sembrano essere una palestra per l’insipienza di alcuni uomini di marketing, e l’uragano Katrina - che si è abbattuto sulle coste statunitensi del Golfo del Messico, sconvolgendo la regione di New Orleans e lasciando alle sue spalle un segno che sarà difficile cancellare, fatto di morte e distruzione (il passaggio del ciclone ha ridisegnato in poche ore la geografia dell’intera regione, fatta da secoli di interazione tra uomo e territorio) - non sembra costituire un’eccezione. Sappiate quindi che, se vi trovate in una delle aree colpite dall’uragano e non avete a disposizione il vostro abituale accesso a Internet (che magari è nell’acqua, sei metri sotto al punto in cui vi trovate in questo momento), fino a stasera potete connettervi gratuitamente agli hot-spot di T-Mobile. Quando uno è senza cibo e senz’acqua da tre giorni, e - nella migliore delle ipotesi - ha la casa sommersa da sei metri di acqua limacciosa, non vede l’ora di approfittare di simili opportunità.

Nella stessa trappola ha rischiato di finire anche U-Haul, la più grossa azienda statunitense di traslochi e magazzinaggio per conto terzi (chiunque sia stato negli Stati Uniti ha sicuramente visto almeno uno dei carrelli di quest’azienda, trainato da una macchina o parcheggiato davanti a una casa), che - seguendo una politica aziendale consolidata (lo si desume da una lunga lista di comunicati stampa tutti simili tra loro) - ha immediatamente offerto 30 giorni di magazzinaggio gratuito agli abitanti della Florida, del Mississipi e dell’Alabama, ma ha compreso che questa volta l’iniziativa poteva trasformarsi in un boomerang e ha emesso un altro comunicato stampa in cui dichiara di aver effettuato un bonifico bancario a favore di tutti i dipendenti residenti nella regione e di aver inviato delle squadre di soccorso equipaggiate con generatori e soprattutto acqua potabile. Un esempio da ricordare.

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Posted on 01-09-2005
Filed Under (Other, Technology) by italovignoli

Lo spunto per questo articolo è arrivato da Nicola Mattina, che ha commentato il mio vecchio post sul famigerato 892892 rivelando che il call center viene interamente gestito in outsourcing dal Gruppo COS: si tratta dell’azienda di famiglia di Alberto Tripi, che oltre a essere fondatore e presidente di questo semisconosciuto (al grande pubblico) gigante dell’outsourcing è anche Presidente di Federcomin dalla sua fondazione nel settembre 1998, carica che ha sfruttato con incredibile sagacia per la crescita della propria azienda, che adesso è diventata un vero e proprio gruppo di levatura internazionale (con sedi in Argentina, Romania e Tunisia).

Incrociando un po’ di dati presenti sul sito e in un paio di documenti che è possibile scaricare dal sito stesso (brochure in formato PDF e presentazione in formato PPT) si notano delle coincidenze particolarmente interessanti: nel 1998 Alberto Tripi diventa Presidente di Federcomin, nel 2000 il Gruppo COS inizia a operare nel mercato dei call center nel settore delle telecomunicazioni (le cue aziende, direttamente o indirettamente, appartengono tutte a Federcomin) e nel 2003 il 46% del suo fatturato è legato a questa singola attività (o comunque al settore delle telecomunicazioni). Questa crescita straordinaria è confermata dalle cifre: il fatturato passa dai 27 milioni di Euro del 2000 ai 210 del 2004 mentre il numero dei dipendenti passa dai 1.900 del 2000 ai 13.000 del 2004.

Fin qui, comunque, nulla da eccepire: il successo del Gruppo COS dimostra solamente le capacità personali di Alberto Tripi e del suo team, costruito intorno alla famiglia (il Vice Presidente Vicario Vittoria Tolotti, l’Amministratore Delegato Marco Tripi e il Direttore Acquisti e Affari Generali Valeria Tripi). Chapeau.

I cattivi pensieri sorgono quando si va a vedere la lista dei clienti nel settore delle telecomunicazioni: Albacom, Alcatel, Edisontel, Fastweb, H3G, Italtel, Tele 2, Telecom, TIM, Vodafone e Wind. Ovviamente, il problema non sta nel fatto che manca “il numero” (ovvero 892892) perché questo potrebbe essere dovuto a un ritardo nell’aggiornamento del sito.

Si potrebbe ipotizzare uno scenario in cui il Gruppo COS gestisce lo stesso servizio di informazioni sull’elenco degli abbonati per Fastweb, H3G, Telecom, Vodafone, Wind e 892892 a partire da un unico call center, che effettua la ricerca e l’aggiornamento dei dati una sola volta per tutti i gestori, e quindi ha un basso costo di gestione (rispetto al valore percepito dell’informazione). Un sofisticato sistema software gestisce la distribuzione delle chiamate agli operatori (che interrogano sempre lo stesso database) e la tariffazione. In questo modo, gli operatori riuscirebbero a mantenere dei margini interessanti su un servizio destinato - in prospettiva - a diventare sempre meno importante per la disponibilità di tutti i dati su Internet.

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