Carlo Odello (il suo blog dovrebbe essere questo, anche se non sono riuscito a trovare nessun riferimento anagrafico) ha commentato il mio post sulle pierre, quelle vere, con questa frase:

Sì, purtroppo le PR sono una professione screditata. La credibilità dei PR nei confronti dei giornalisti è drammaticamente bassa. Il problema è che chiunque abbia la facoltà di parlare, o meglio di articolare suoni in parole, e non abbia di meglio di fare, si mette sul mercato. Me lo hanno fatto rilevare alcuni giornalisti che ho coinvolto in un’indagine sullo stato degli uffici stampa in Italia. E’ drammatico quante carine yes-women e ammiccanti yes-men ci siano nel mondo delle PR: ai giornalisti sanno a malapena riferire quanto è scritto sul comunicato stampa del cliente, ma spesso del business del cliente non sanno veramente nulla. E non hanno la minima intenzione di saperlo.

E’ un problema che ho affrontato più volte, beccandomi anche del saccente (perché avevo evidenziato una serie di errori, dovuti all’ignoranza grammaticale e sintattica o all’incompetenza tecnica, presenti negli ultimi cinque comunicati stampa emessi da altrettante agenzie di relazioni pubbliche), perché ritengo che la sua soluzione sia un passo necessario per poter tornare a parlare senza distinguo della professione di consulente di relazioni pubbliche. Purtroppo, allo stato attuale delle cose non sembra che Ferpi e Assorel, le due strutture associative del settore (la prima tra professionisti, la seconda tra agenzie), abbiano voglia di spendere tempo ed energie per riqualificare la professione, occupate come sono la prima a discutere di problemi molto interessanti ma anche molto teorici (mi viene in mente la responsabilità sociale delle imprese, di cui è difficile parlare prima di aver risolto problemi come la pratica ancora diffusa delle mazzette, che vanno in direzione opposta a qualsiasi forma di etica) e la seconda a spartire le cariche sociali e regolamentare l’accesso alle gare da parte degli associati.

Certo, la presenza di un albo professionale, che sarebbe la soluzione più semplice per garantire - almeno in una certa misura - la qualificazione dei professionisti e delle agenzie (se sei iscritto all’albo professionale, significa che hai superato un esame di ammissione, e vi garantisco che basterebbe una sola domanda di Attilio Consonni per ripulire il settore dalla metà dei cialtroni che lo popolano), obbligherebbe poi le due associazioni - e in particolare Assorel, che non ha alcun tipo di barriera all’ingresso (per l’iscrizione alla Ferpi, che però rappresenta solo una minoranza degli addetti, alle domande di Attilio Consonni bisogna prima o poi rispondere veramente) - a far rispettare uno standard qualitativo perlomeno decente. E questo andrebbe in direzione opposta rispetto all’obiettivo di aumentare rapidamente il numero degli iscritti (e qui non mi riferisco assolutamente alla Ferpi).

La strada da percorrere è molto lunga, e ogni tanto mi sembra di scorgere in lontananza due strani individui - uno magro e uno grasso - che sembrano correre incontro a dei mulini a vento… Che sia solo una coincidenza?

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