Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
31 Jul
Io mi chiedo di quale considerazione godano gli utenti italiani di telefonia presso le agenzie di pubblicità, se dobbiamo sorbirci degli autenti “insulti mediatici” come quello che ci sta ossessionando da qualche settimana per la promozione del nuovo servizio 892892. Più guardo la coppia di “iapinidi” più sono convinto della necessità di eliminare - anche se solo professionalmente - la coppia creativa che ha concepito un simile scempio.

Tra l’altro, quello che non si riesce assolutamente a comprendere dalla pubblicità è che il servizio non solo è a pagamento, ma che - evitandolo (com’è giusto che sia, visto l’insulto alla nostra intelligenza) - prima o poi riusciremo a permetterci una vacanza esclusiva o un collier di diamanti o la casa dei nostri sogni…
Queste, infatti, sono le tariffe:
Telecom Italia e altre reti fisse
12 centesimi di Euro alla risposta + 3 centesimi di Euro al secondo ovvero 5,52 Euro per una telefonata di tre minuti
Telecom Mobile
15,49 centesimi di Euro alla risposta + 3,1 centesimi di Euro al secondo ovvero 5,73 Euro per una telefonata di tre minuti
Vodafone Mobile
15,49 centesimi di Euro alla risposta + 4,16 centesimi di Euro al secondo ovvero 7,64 Euro per una telefonata di tre minuti
Wind Mobile
15 centesimi di Euro alla risposta + 3,1 centesimi di Euro al secondo ovvero 5,73 Euro per una telefonata di tre minuti
Meditate, gente, meditate, e - soprattutto - non telefonate…
Tags: media, pr31 Jul
Il comunicato stampa non è l’unico strumento delle relazioni con i media: questo, però, non giustifica in alcun modo la scarsa attenzione che le agenzie italiane di relazioni pubbliche specializzate nel settore delle tecnologie avanzate pongono sulla sua redazione, sia in termini di correttezza grammaticale e sintattica, sia in termini di qualità della traduzione e dell’adattamento dalla lingua inglese alla lingua italiana (ovviamente, quando il comunicato stampa viene tradotto da un originale sviluppato per un mercato completamente diverso), sia in termini di chiarezza e leggibilità dei contenuti.
Questa scarsa qualità dei comunicati stampa spiega l’altrettanto scarsa qualità dei risultati che la maggior parte di queste agenzie riesce a ottenere, e che permette a Quorum PR - l’agenzia di cui sono fondatore e presidente - di ottenere crescite della visibilità sulla stampa che vanno dal 160 al 530% rispetto all’anno e all’agenzia precedente, in soli dodici mesi. Tra l’altro, crescite basate sull’aumento della qualità degli articoli e del mix delle testate (a sostegno di queste affermazioni ci sono le rassegne stampa), e quindi ancora più significative rispetto a quanto potrebbe far presupporre la percentuale stessa.
I comunicati stampa di qualità scadente sono talmente tanti che per trovare gli esempi sufficienti a illustrare le diverse tipologie di problemi è stato sufficiente analizzare solo quelli distribuiti nel corso dell’ultima settimana, da lunedì 25 luglio a venerdì 29 luglio.
Grammatica e sintassi
Come la mettiamo con le virgole? L’utile netto relativo al secondo trimestre del 2005, è stato rettificato… e Gli obiettivi, confermano le previsioni…. Qui ci vuole un bel manuale di punteggiatura.
Non è che manca un pezzo fondamentale per tenere in piedi il periodo? Il miglioramento dell’utile operativo è principalmente dovuto all’aumento del fatturato che ha raggiunto, nel primo semestre 2005. Ciò costituisce una crescita del 5% (a valuta costante) rispetto ai 202 milioni di Euro relativi ai primi 6 mesi del 2004. Forse, dopo 2005 ci vuole una virgola e l’ammontare del fatturato, a meno di non voler costringere il lettore a fare i conti.
Traduzione e adattamento
Parliamo di Spirito Santo? L’effetto dell’ammortamento di beni immateriali… In italiano, immateriale significa “non costituito da materia”, ed è difficile - se non impossibile - che un bene ammortizzabile possa non essere costituito da materia, a meno di non voler contabilizzare proprio lo Spirito Santo. In inglese il termine “immaterial”, quando utilizzato in ambito finanziario, contraddistingue i beni accessori, ovvero quelli che non sono contraddistinti da un particolare valore per l’azienda.
Sono azioni o sono liquidi? 0,27 dollari per azione diluita… In italiano, il verbo diluire significa “allungare un liquido con un altro” o “sciogliere una sostanza in un liquido”, oppure (figurativo) “esprimere con sovrabbondanza di parole, togliendo vigore e efficacia al discorso o alla narrazione”, ma non può essere assolutamente riferito al valore delle azioni. Negli Stati Uniti, il regolamento della SEC (Standard Exchange Commission) impone di specificare che il valore delle azioni è “diluted” rispetto a quello originale quando sono stati effettuati degli stock split dopo la quotazione in Borsa (e siccome quasi tutte le aziende hanno effettuato almeno uno stock split, tutte le azioni hanno un valore diluted).
In entrambi i casi, sarebbe stato necessario documentarsi prima di tradurre in modo scolastico (e pedissequo) il termine. Per documentarsi, ci vuole umiltà, passione e professionalità, elementi che purtroppo mancano nella maggior parte degli addetti (che, in questo caso, possono fregiarsi - orgogliosamente, e a ragione - della definizione di “pierre”).
Dov’è il buon senso? Una rete wireless altamente gestibile… Ci vuole molto a capire che “highly manageable” non si può tradurre con “altamente gestibile” perchè la frase che ne risulta non ha alcun senso? Quando parlano, dicono che una cosa è “alta da gestire” oppure che è “facile da gestire”? La procedura da seguire è questa: si collega il cervello (se c’è), si traduce e si adatta, e poi si rilegge. E se la frase non funziona, si cerca di trovare una soluzione diversa che mantenga il sognificato (quello corretto, ovviamente).
E’ un individuo o un’azienda? Ha chiuso il secondo trimestre dell’esercizio 2005 con un reddito netto di 31,2 milioni di dollari… Gli individui hanno un reddito e le aziende fanno un utile (che poi si traduce in reddito dei soci).
Chiarezza e leggibilità
Qui basta un unico esempio: Per sfruttare questo flaw, un utente potrebbe venire indotto a visualizzare o fare il rendering di un’immagine elaborata con intenti malevoli. Creando un’immagine elaborata maliziosamente, un attacker è in grado di minacciare uno stack overflow all’interno del componente render dell’immagine, compromettendo così la macchina obbiettivo dell’azione maliziosa. Dopo aver tradotto (si fa per dire…) la frase, hanno provato a rileggerla? E, ipotizzando che l’abbiano riletta, la hanno trovata chiara e comprensibile? Le due domande sorgono spontanee…
E non credo ci sia bisogno di spiegare i motivi per cui dei comunicati stampa che contengono questo tipo di errori hanno meno probabilità di essere pubblicati rispetto a quelli scritti in modo chiaro e corretto, e come - nel medio e lungo periodo - il fatto di distribuire solamente comunicati stampa scritti in modo chiaro e corretto crei un rapporto di fiducia con i giornalisti tale da far si che essi vengano pubblicati in modo quasi automatico - ovviamente, quando i contenuti sono tali da giustificarlo - dalla maggior parte delle testate. E come, a forza di distribuire comunicati stampa scritti male, si riesca addirittura a ridurre il numero degli articoli rispetto a quello “fisiologico”, ovvero a quello che verrebbe pubblicato senza fare nulla, a seguito della semplice presenza dell’azienda sul mercato (in Italia c’è il massimo specialista mondiale di questa particolare specialità: una scelta sicura, se volete che dell’azienda non parli proprio nessuno…).
Ripeto, è bastata solo una settimana, alla fine di luglio, quando il numero dei comunicati stampa è ridotto rispetto a quello dei mesi che vanno da settembre a novembre e da gennaio a giugno (e quindi, in pura teoria, c’è più tempo per curare gli aspetti qualitativi) per trovare un numero sufficiente di esempi di comunicati stampa che contengono errori. E ho trascurato, volutamente, quelli in cui mancava l’elemento principale: la notizia. No comment…
Tags: comunicato stampa, media, pr, relazioni pubbliche30 Jul
Non più. Oggi è più attuale e conveniente - si entra gratis - andare nudi o seminudi al museo per andare a vedere la mostra The Naked Truth (la verità nuda) al Leopold Museum di Vienna. Ne parlano Totanus e Pandemia. Anche questo è marketing culturale, in linea - soprattutto - con le temperature torride di questi giorni, che sono arrivate anche nella capitale austriaca.
Tags: Marketing, pr29 Jul
Nella Virtual Pressroom di Windows Vista trovate alcune immagini sull’aspetto del nuovo sistema operativo Microsoft, atteso (per il momento solo da Giuseppe Turani…) per l’estate 2006.

Questa è la schermata relativa alle cartelle virtuali (virtual folders). A me sembra che abbiano semplicemente peggiorato la situazione rispetto a Windows XP, dove la sovrastruttura grafica - la prima cosa che disattivo completamente ogni volta che installo Windows XP (lo faccio una volta ogni sei mesi, per dare una ripulita a sistema operativo e registri) - riduce a meno della metà le prestazioni del processore e del disco rigido. Sospetto che Windows Vista riuscirà a mettere in crisi anche un sistema parallelo per il calcolo scientifico, soprattutto se non consentiranno di disattivare tutti gli effetti inutili come le sfumature dei pulsanti, l’anti-aliasing delle font, le trasparenze (ebbene si, caro Turani, le trasparenze sono solo una perdita di risorse, altro che la foto della fidanzata o del Monte Bianco!), le animazioni dei menù, eccetera. Sono tutti effetti che servono solamente a epater le bourgeois, ovvero a gettare fumo negli occhi dell’utente ignaro e incompetente, ma che all’atto pratico rappresentano solamente un inutile orpello che si paga in termini di risorse, con un maggior costo della piattaforma necessaria per far girare un sistema operativo.
Stando a Microsoft, si dovrebbe cambiare PC ogni volta che cambia sistema operativo. Io, con alcune accortezze (un colpetto di RAM, e la disattivazione totale di tutte le puttanate grafiche), utilizzo Windows XP su un notebook Acer con Pentium 4M a 750MHz, e vado più veloce di tutti quelli che si fanno imbambolare dal “look and feel” così caro a Bill Gates.
Alla faccia della vista…
Tags: pr27 Jul
Ho deciso di tradurre i passaggi più significativi di un post pubblicato il 25 luglio da Rick Edelman, CEO dell’omonima agenzia, perché mi sembrano importanti nell’ambito di quel processo di rinnovamento della nostra professione che sembra ormai diventato improcrastinabile. Purtroppo, il fatto che considerazioni che un tempo appartenevano solo a mercati delle relazioni pubbliche scarsamente sviluppati e maturi come quello italiano compaiano sul blog del CEO della più grande agenzia indipendente a livello mondiale sta a significare che la professione - nel corso dell’ultimo decennio - si è arrotolata su se stessa ed è, nella migliore delle ipotesi, rimasta assolutamente immobile di fronte a un balzo in avanti prodigioso degli strumenti e delle tecnologie per la comunicazione.
E’ un dato di fatto che le agenzie di relazioni pubbliche sono tra gli operatori più arretrati in termini di utilizzo della posta elettronica: la maggior parte dei comunicati stampa viene ancora oggi inviata utilizzando la funzionalità di “blind carbon copy” oppure i gruppi, ma sempre dall’interno del programma per la posta elettronica, che molto - troppo - spesso è Outlook (noi non abbiamo mai utilizzato quella schifezza, e abbiamo adottato la tecnica dei gruppi fino al 1999, poi abbiamo incominciato a usare un personal list server che ci permette di avere il necessario controllo sulla mailing list - che è diversa per ogni comunicato stampa - e di personalizzare, se necessario, l’invio a seconda del destinatario). Purtroppo, sembra che queste pratiche siano comuni anche agli Stati Uniti, dove - in questo momento - siamo di fronte a una preoccupante latitanza di personaggi della statura di quelli della generazione di Harold Burson.
Ma veniamo all’intervento di Rick Edelman:
Dobbiamo modificare il nostro vocabolario: parliamo con orgoglio dello sviluppo di messaggi per i nostri clienti, ma probabilmente l’idea di un messaggio controllato è qualcosa che funzionava in un mondo dove c’erano relativamente pochi media ed è ormai obsoleta. Dobbiamo scrollarci di dosso qualsiasi sospetto di controllo e manipolazione dei pubblici, e dobbiamo puntare a una definizione di relazioni pubbliche dove i termini sono dialogo, trasparenza e rapidità di intervento. Dobbiamo ottenere un posto nella stanza dei bottoni, con la possibilità di intervenire nella strategia aziendale e la capacità di assicurare un seguito alle nostre promesse.
Dobbiamo anche difendere l’importanza e il ruolo delle relazioni pubbliche, che è quello di educare l’universo degli stakeholder e in modo particolare il grande pubblico, in modo tale che possano prendere delle decisioni sulla base di informazioni complete. Possiamo diventare un collegamento fondamentale in un mondo dove manca la fiducia, dove si fa troppo affidamento sugli amici e sulla famiglia perché manca la fiducia nelle tradizionali istituzioni pubbliche e private e nei media. Possiamo aiutare a stimolare delle conversazioni tra i consumatori, e incoraggiarli a condividere in pubblico le loro esperienze.
Lo status quo non è accettabile per il nostro settore. Oggi, veniamo allontanati come se volessimo gettare fumo o addirittura offuscare la verità. Io sono francamente stufo di questa situazione: dobbiamo combattere la presunzione del fatto che tutto quello che facciamo è una perdita di denaro. Al contrario, prendiamoci il compito di dare vita a un mondo più democratico in cui il cittadino medio può avere un ruolo importante nel processo perché noi lo aiutiamo a contribuire alla creazione di un prodotto migliore o di un’azienda più credibile e rispettata.
Se consideriamo che in queste lande partono ancora comunicati stampa che contengono frasi come la seguente: possiede la quota di mercato più alta, in base al fatturato relativo alle licenze e alla manutenzione del 2004, dove ci sono almeno due errori madornali (una quota di mercato non si può possedere, e vorrei sapere chi ha affidato a quest’azienda il contratto di manutenzione del 2004, come se un anno fosse equivalente a un prodotto o a una soluzione), siamo ancora molto ma molto ma molto lontani non solo dalla situazione auspicata da Rick Edelman ma anche da un rispetto delle regole elementari della lingua italiana.
Tags: comunicato stampa, media, pr, relazioni pubbliche27 Jul
Ho appena ricevuto questo simpatico messaggio in itangliano dalla sede francese di Akamai (con due attachment non richiesti, per un totale di circa 800K).
Buongiorno,
Si è collegato nel suo sito di recente e La ringrazio per il vostro interesse nel nostra società. Ho il piacere da mandarVi una presentazione della società Akamai e degli esempi di realizzazioni.
L’indirizzo e-mail che ha utilizzato per scrivermi è quello che uso solo per le newsletter, per cui - se mai avessi visitato il loro sito - ne avrei lasciato un altro. Hanno comprato una bella lista negli Stati Uniti e hanno spammato alla grande, utilizzando un italiano chiaramente tradotto in modo automatizzato, che fa tremare le vene dei polsi e girare altri ammennicoli.
Akamai è il fornitore di servizio globale per accelerare e distribuire i contenuti e le business applicazioni (CRM-ERP-Finances, …) in linea. Inoltre proponiamo i servizi audio ed il video (STREAMING - Download). Akamai rappresenta il 20 - 25 % dello traffico Internet Mondiale.
Alcune delle preoccupazioni principali di nostri clienti (Yoox, Venere, Esperia) ci sentiamo che formarle sia:
- punti stagionali di sostegno di traffico
- prestazioni del sito e delle applicazioni
- Fare che il Web site è 100% disponibile.
- Avere un sito con un più gran qualità da servizio per gli utenti finali.
- Accelerare le applicazioni web interne come i software di CRM, ERP, contabilità, ecc.
Akamai fornisce una piattaforma globale di 16000 server. Abbiamo un suite pieno dei servizi che oltre 1 200 aziende hanno adottato universalmente.
Capisco che dei punti di traffico stagionali generano problemi specifici, che includono :
- Costi addizionali per aggiungere rapidamente un’infrastruttura di server, tenere il carico.
- Ciò riduce il livello di soddisfazione dei clienti. I picchi d’udienza aumentano la probabilità di tempo di risposta lungo… con per conseguenza degli acquisti in linea ridotti e d’effetto negativo alla vostra immagine di marca.
Akamai è il più grande e importante fornitore mondiale di servizi per accelerare online contenuto e business.
Più Prestazioni
Più Disponibilità
Più Scalabilità
Più Sicurezza
La nostra missione è di rendere i siti web infallibile
Non esita a chiamarmi per un appuntamento di presentazione.
Cordiali saluti
Io mi domando come sia mai possibile che un’azienda come Akamai, che ha costruito la propria fortuna su Internet, possa utilizzare tecniche di marketing e di vendita che risalgono all’età della pietra, e forse addirittura a un periodo precedente. Quando vedo queste opere di monumentale dilettantismo mi chiedo: “ma perché…”. Fino a oggi, purtroppo, non ho trovato una risposta.
Tags: Marketing, pr26 Jul
Ieri l’Istituto di Studi e Analisi Economica (ISAE) ha pubblicato la Nota Mensile di Luglio 2005 (disponibile in formato PDF) intitolata “La povertà soggettiva in Italia”, che offre un punto di vista diverso - interessante e preoccupante allo stesso tempo - sulla situazione economica del nostro Paese.
Questo è il testo integrale del comunicato stampa:
LA POVERTA’ SOGGETTIVA IN ITALIA
Con la Nota di luglio l’ISAE aggiorna i dati relativi alla cosiddetta “povertà soggettiva”, utilizzando le inchieste ISAE sui consumatori.
La condizione di povertà soggettiva viene accertata con una specifica domanda, in cui si chiede alle famiglie se ritengono di percepire un reddito adeguato per condurre una vita dignitosa, ovvero “senza lussi ma senza privarsi del necessario”.
L’ammontare indicato dipende non solo dalle effettive necessità, ma anche dai desideri, dalle abitudini di spesa, dal bisogno di uniformarsi allo standard e all’opinione corrente dell’ambiente sociale in cui si è inseriti. Non c’è da stupirsi, dunque, che la soglia media sia decisamente elevata, pari - per una persona sola - a circa 1.250 euro (con riferimento agli ultimi dodici mesi), e a 2.600 euro per le famiglie numerose.
La povertà soggettiva, quindi, è ben diversa dalla povertà relativa e da quella assoluta, che determinano la condizione di bisogno in base a criteri “oggettivi”: si ricorda che, secondo l’ISTAT, la linea di povertà relativa (per una persona sola) è pari a 522 euro (con riferimento al 2003), e sono povere, in Italia, 10 famiglie su 100. Per la povertà assoluta, invece, si fa riferimento al concetto di sussistenza, e dunque la soglia è più bassa. L’ISAE stima l’incidenza della povertà assoluta (per l’anno 2004) nel 6,8% delle famiglie.
Tornando alla povertà soggettiva, la soglia media risulta in costante crescita nel periodo di osservazione (luglio 2000-giugno 2005), con un incremento è particolarmente elevato nell’ultimo anno (+20%). A partire dal luglio 2003, il reddito ritenuto necessario inizia infatti a crescere considerevolmente, evidenziando la diffusa percezione - tra le famiglie - di costi crescenti per mantenere uno standard di vita accettabile, a fronte di un reddito effettivo rimasto pressoché stabile. Il divario tra i due redditi raggiunge il massimo nella seconda metà del 2004, e solo nei primi mesi del 2005 sembra iniziare un graduale recupero dei redditi effettivi.
La percentuale di famiglie “soggettivamente povere” è definita in modo indiretto, essendo pari alla quota di coloro che dichiarano di percepire un reddito inferiore a quello ritenuto da essi stessi necessario per una vita dignitosa: tale quota cresce negli ultimi dodici mesi fino a oltre il 70%, una percentuale molto elevata, a maggior ragione se si considera che in due anni è aumentata di 20 punti percentuali. Diverso sarebbe stato il risultato nel caso in cui la povertà soggettiva fosse stata accertata direttamente con una domanda specifica (”Lei si sente povero?”), a causa dell’effetto stigma legato all’autodichiararsi povero. In effetti, la rilevazione diretta dà luogo a tassi decisamente meno elevati.
L’aumento della povertà soggettiva riguarda in modo uniforme tutte le ripartizioni geografiche, mentre - per quanto riguarda le caratteristiche familiari - si osserva una crescita più marcata per quei nuclei che mostravano in precedenza tassi di incidenza più bassi, a testimonianza di una percezione del disagio sempre più generalizzata, e non concentrata solo su alcune categorie.
Tra le altre informazioni più specifiche sulla percezione del disagio riportate in questa nota, il dato più rilevante è forse il forte aumento - negli ultimi due anni - di coloro che dichiarano di aver incontrato difficoltà nell’acquistare generi alimentari. Tale dato potrebbe dipendere, almeno in parte, dalla maggiore immediatezza con la quale l’opinione pubblica percepisce l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari.
Infine, si può ricordare che il reddito ritenuto adeguato a vivere dignitosamente è in molti casi più alto nelle grandi città, rispetto a quello delle regioni in cui gli stessi centri urbani sono situati. L’incidenza media della povertà soggettiva, invece, in molte regioni è più elevata nel territorio che nel capoluogo.
Le domande aggiuntive circa la condizione di difficoltà soggettiva nell’affrontare alcune spese non forniscono informazioni di rilievo nel confronto tra metropoli e regione, se non per quanto riguarda il problema abitativo: la quota di famiglie che vivono in abitazione di proprietà è decisamente inferiore nelle grandi città, e simmetricamente è più alta la quota dei residenti in città che dichiarano di aver incontrato difficoltà nel pagamento delle spese per l’abitazione e di sentirsi preoccupati dal problema della carenza degli alloggi.
Tags: comunicato stampa, media, pr25 Jul
Provate a dare un’occhiata alla foto aerea di Cupertino pubblicata da MSN Maps e da Google Maps. Strano ma vero, nella foto aerea Microsoft non c’è la sede Apple, che invece compare in quella Google. Non si capisce bene se l’area è stata bombardata dall’aviazione privata di Bill Gates e Steve Ballmer, oppure se la foto è stata “censurata” per far dormire sogni tranquilli alla coppia di Redmond, con l’illusione che il “nemico” sia stato definitivamente annientato. Non è un bel momento per una (s)vista del genere…
Many thanks to The Register for the links.
24 Jul

Alan Kay è stato tra i fondatori del Palo Alto Research Center di Xerox, meglio noto come PARC, ed è l’autore di una delle frasi più conosciute e significative nel mondo dell’information technology: “il modo migliore per prevedere il futuro è quello di inventarlo” (the best way to predict the future is to invent it), pronunciata nel 1971 durante una riunione interna proprio del PARC.
Probabilmente, in virtù di questa frase e della presenza al suo interno della parola “invent” (ma non solo, potete leggere il suo incredibile curriculum su Wikipedia oppure fare una ricerca su Google, che vi fornirà circa 159.000 risultati), Alan Kay era stato assunto da HP come Senior Fellow responsabile dell’Advanced Software Research Team. Questo, fino allo scorso 20 luglio, quando le forbici del “giardiniere” Mark Hurd hanno posto fine alla carriera sua e dell’intero team di ricerca sul software.
Evidentemente, le forbici del grande potatore hanno fatto fuori anche il webmaster, visto che sul sito HP - a distanza di una settimana - ci sono ancora la biografia di Alan Kay sia l’intervista in cui spiegava i motivi del suo ingresso in azienda.
Invent ?
P.P. - Che Alan stia ridendo proprio per questo ?
Tags: pr24 Jul
Sul sito dedicato una spiegazione del significato del nome: “porta chiarezza nel vostro mondo”. Conoscendo Microsoft, è una conferma del fatto che ci vorrà un bel paio di “occhiali da vista”, magari bifocali, per vedere con chiarezza sia da lontano che da vicino. Windows Vista “stabilisce un nuovo livello di confidenza con il vostro PC e nella vostra capacità di sfruttarlo nel modo migliore, introduce delle modalità chiare per organizzare e utilizzare le informazioni nel modo in cui voi le volete utilizzare, e vi collega in modo trasparente alle informazioni, alle persone e agli strumenti che vi permettono di ottenere il massimo dalla vostra vita”.
Io ho già un ottimo rapporto di confidenza con il mio PC, visti gli insulti che gli rivolgo quando prende iniziative diverse da quelle che voglio io, per cui non riesco a immaginare un progresso in quest’area. Per quanto riguarda le informazioni, ho già le idee abbastanza chiare sulla loro organizzazione, visto che ho circa 40 giga di documenti archiviati (e non ho bisogno di spider à la Google Desktop per trovare i documenti). A meno che Microsoft si riferisca all’apertura dei formati proprietari e alla distribuzione degli stessi con licenza open source, che consentirebbe a tutti gli utenti dei suoi software di diventare finalmente proprietari delle loro opere e non solo dei contenuti delle stesse (un evento a cui, personalmente, non credo).
Infine, per quanto concerne il collegamento trasparente, non mi sembra che fino a oggi Microsoft abbia fornito prove convincenti nell’area della connettività: un’azienda che concepisce un oggetto come Outlook - che rappresenta il benchmark negativo per la posta elettronica e la sicurezza - non può essere credibile.
Comunque, dato il nome, staremo a “vedere”…
Tags: pr