Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
15 Jun
Roma, 13 giugno (ANSA) - Secondo un’inchiesta SWG-Studenti realizzata tra gli utenti del sito www.studenti.it, il 25% dei maturandi studia meno di un’ora al giorno. Dei 4.596 ragazzi intervistati, che saranno impegnati nell’esame scolastico, il 54% dedica allo studio non più di tre ore al giorno, mentre il 25% non spende più di un’ora sui libri. Il 16% sgobba per due ore e l’11% per quattro. Il 9% dedica ben cinque ore allo studio e l’8% arriva a sei. Pochi gli stakanovisti, appena il 5% studia 7 ore e il 6% otto ore.

Il grafico mostra le percentuali di risposta alla domanda “Qual è la prova che temi di più?”: il 31% ha paura soprattutto della seconda prova e del colloquio, il 24% della terza prova e il 10% della prima prova. Il 4%, la percentuale che - evidentemente - corrisponde a quella degli “sborones”, non teme nessuna prova.
Tags: pr13 Jun
Perché mi hai fatto riscoprire il newsgroup it.comp.macintosh, e chi lo frequenta, compresi quelli che pontificano sulla tecnologia e poi, descrivendo la propria macchina, dicono che ha più di 2 GHz di RAM.
Perché avevo dimenticato che il Macintosh è comunque migliore e più veloce, e che i personal computer Windows sono comunque peggiori e più lenti (e poi vanno in crash almeno una volta al giorno, e non funzionano, o almeno non permettono di lavorare… a 800 e passa milioni di utenti nel mondo).
Perché ho scoperto un nuovo modo di calcolare le quote di mercato, basato su considerazioni come la simpatia degli utenti, e il fatto che dietro a ogni utente Windows si nasconde - nella realtà - un utente Macintosh, che porta a determinare un 16% a cui non crederebbe nemmeno l’ormai celebre oloturia.
Perché adesso ti chiamano Stefano Lavori… e ho detto tutto. Per consolarti, telefona a Guglielmo Cancelli…
Tags: pr13 Jun
Secondo una ricerca della società di e-mail marketing Reachon, l’e-mail ha superato il telefono come strumento di comunicazione preferito per il lavoro e lo svago. Il 20% degli intervistati ha rivelato che accompagna in ritardo i figli a scuola perché legge la posta elettronica al mattino, mentre il 26% arriva in ritardo al lavoro per lo stesso motivo. Infine, il 15% ha candidamente confessato di leggere l’e-mail in bagno utilizzando un portatile o un palmare.
La ricerca è stata condotta su un periodo di 12 mesi su un campione di circa 10.000 utenti, e ha scoperto che più del 32% degli utenti utilizza la posta elettronica come strumento primario per fare business, comunicare con gli amici, fare acquisti, e comunicare con i membri della famiglia.
Questi sono alcuni tra i dati più interessanti:
12 Jun
Passano cinque minuti, e nel newsgroup compare il primo post “compiacente” verso l’annuncio Apple - Intel. Il “messia” Steve Jobs non si può contraddire…
6 giugno
ore 19:39
Ma poi, diciamo la verità, le CPU classe Pentium e seguenti non hanno colpa, sono dei CISC, diversi dai RISC che usa Apple. E’ Windows che fa pena! Magari una CPU nuova da Intel che possa digerire codice macchina di sistemi operativi UNIX based non sarebbe male, potrebbe anche abbattere i costi delle macchine.
ore 20:04
Opinione personalissima. Ma da economista, appassionato di marketing e di gestione d’azienda, per me Steve Jobs è un genio. L’ultimo imprenditore capace di guardare avanti e rimettersi in gioco senza paura e con il vero “spirito dell’impresa”! Clap, clap, clap.
ore 20:16
Uso Mac perché è un Mac, m’importa una sega fondamentalmente di quello che c’è dentro. Se Intel si dimostrerà migliore di IBM, ben venga Intel…
ore 20:24
E siccome non è un coglione (altrimenti Apple avrebbe continuato ad affondare dopo il suo arrivo, e invece è esplosa), penso che abbia ponderato la scelta. Anche perché, sentendo quello che si dice di quanto sia burbero e accentrantore, non penso che lascerà Intel libera di fare i cazzi suoi, ma gli imporrà termini, scadenze e specifiche tecniche ben precise.
ore 20:30
Cosa poteva fare Steve se IBM non era in grado di soddisfarlo? Era una strada obbligata in ottica a lungo termine. Poi a seconda di come faranno le cose io vedo bei vantaggi all’orizzonte: come già detto, per me non faranno andare OS X sui PC mentre sarebbe figo avere accesso alle applicazioni x86 senza Virtual PC o robe del genere… dai giochi allo stesso Windows, che in alcuni casi resta necessario.
ore 21:37
Dovete capire le esigenze di casa Apple. Cercate di non cazzeggiare e dire minchiate dato che comunque Mac OS X si potrà installare solo su PC Apple e non su tutti i PC x86 per alcune impostazioni del BIOS. State tranquilli Jobs non è un coglione.
ore 21:59
Obiettivamente, Intel ha la migliore roadmap per i prossimi anni. RISC o CISC che differenza fa per voi? Perché mai un processore Intel dovrebbe inchiodarsi?
Inoltre, Intel non vuol dire Windows né Microsoft. Trovo che Apple abbia fatto una scelta coraggiosa, ma sicuramente ragionata e calcolata. Penso che compreremo sempre delle ottime macchine, sembre ben sviluppate, ma più potenti ed economiche. Se poi lo smanettone di turno installerà MacOs sul Pentium comprato al supermercato… Beh, che fastidio darebbe? Se si potesse fare, una bella macchina DualBoot la metterei di fianco al Mac… Insomma, obiettivamente sono contento. Sono convinto che nella testa di Jobs, le rotelline girino bene…
ore 23:58
Oggi pomeriggio ero perplesso, mano mano che vado avanti a leggere e a farmi opinioni penso sempre di più che sia un colpaccio, solo che devo ancora capire perché!
Poco più di quattro ore per una dichiarazione di fede che farebbe rosso d’invidia anche Benedetto XVI. E’ vero che ci sono stati anche moltissimi interventi pieni di francesismi, come quello cho ho già pubblicato, e che all’interno del newsgroup la polemica è ancora forte. Ma la religione è religione e non si smentisce: Steve Jobs vincerà anche questa battaglia, dopo aver fatto spendere per anni il doppio del prezzo per delle macchine che andavano la metà rispetto a quelle Windows (che, se gestite correttamente, hanno problemi né più né meno come i Macintosh). Linux è tutta un’altra storia.
Tags: Marketing, pr10 Jun
I dati si riferiscono all’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) nelle aziende con almeno 10 dipendenti, e sono aggiornati al 2003 nel caso del commercio elettronico e al 2004 in tutti gli altri casi.
Principali risultati
A gennaio 2004, le aziende che dispongono di almeno un PC sono il 95,8% del totale, con punte massime del 97,1% nelle regioni del nord-est e del 96,4% nel settore dell’industria. Le aziende più grandi sono caratterizzate da un livello tecnologico più avanzato (rispettivamente il 99,6% e il 99,1% delle aziende con classi di addetti 100-249 e 250 e oltre).
I dipendenti che usano il PC almeno una volta alla settimana sono il 36,3% del totale. I valori più alti si rilevano nel settore dei servizi (40,6%), nelle aziende più grandi (40,3%) e in quelle localizzate nel nord-ovest (40,7%).
Le aziende che usano la posta elettronica sono l’87,8% di quelle informatizzate, con un’incidenza maggiore per le aziende del nord-est (89,9%) e per quelle con più di 250 dipendenti (99%). A livello settoriale, è l’industria a fare l’uso più ampio della posta elettronica con l’88,2% delle aziende (97,6% nel settore della produzione e distribuzione di energia elettrica, gas e acqua).
Utilizzo di Internet
Nel 2004, si collega a Internet l’89,8% delle aziende informatizzate. Ridotta è invece la diffusione delle Intranet (31,2%) e delle Extranet (14,7%). Le aziende informatizzate che usano Internet sono più frequenti nel settore industriale (90,4%), sono soprattutto quelle grandi (99,2% delle aziende con 250 addetti e oltre) e sono più numerose nel nord-ovest (91,9%) e nel nord-est (91,3%).
La tipologia di connessione a Internet più utilizzata è quella a banda larga, presente nel 52,7% delle aziende informatizzate (93,9% nelle aziende con 250 addetti e oltre, di cui l’83,2% xDSL). Molto diffusi anche i collegamenti via ISDN e modem analogico (rispettivamente 49,5 e 49,2%).
Le principali motivazioni per l’uso di Internet sono l’accesso ai servizi finanziari e bancari (74,9% delle aziende connesse a Internet), il reperimento di informazioni per l’analisi di mercato (47,2%) e la ricezione dei prodotti o servizi digitali (41,9%), mentre è ridotta la quota relativa alla ricerca e alla formazione del personale (rispettivamente 11,4 e 8,9%).
I servizi bancari usati più spesso dalle aziende sono quelli informativi sul conto corrente (76,1%), i servizi di incasso o pagamento (64,6%) e gli scambi di flussi elettronici per operazioni bancarie e commerciali (40,6%). E’ ancora modesto l’accesso a Internet per investimenti finanziari, finanziamenti e servizi di incasso/pagamento.
I servizi pubblici usati più spesso dalle aziende sono la possibilità di ricevere moduli (58,2%), di ottenere informazioni su norme, regolamenti e circolari (58,1%) e di inviare moduli compilati (41,1%).
Utilizzo del sito Web
Le aziende che usano un sito Web attivo sono solo il 45,4% di quelle informatizzate (49,3% nel nord-ovest e 47,8% nel nord-est). I valori salgono nel caso delle aziende con 250 addetti e oltre (79,6%) e per alcuni comparti produttivi: 77,3% negli alberghi, campeggi e altri alloggi; 74,0% nella fabbricazione di prodotti chimici e fibre sintetiche; e 71,2% nella produzione e distribuzione cinematografica.
Le aziende ricorrono al Web per facilitare l’accesso a cataloghi, prodotti e listini prezzi (47,7%) e per definire operazioni di marketing sui prodotti (44,3%). Il 52% delle aziende con un sito Web offre anche informazioni in lingua estera e il 14% dispone di siti progettati per favorire l’accesso a persone disabili.
Commercio elettronico
Gli acquisti online sono un fenomeno poco diffuso. Nel 2003 solo il 16,2% delle aziende con almeno 10 addetti ha usato questa modalità, e in modo particolare quelle del nord (18,6 e 17,5%, rispettivamente nel nord-ovest e nel nord-est) e quelle più grandi (33,3%). A livello settoriale, le aziende dei servizi hanno usato di più gli acquisti online, con un’elevata concentrazione nel comparto dell’informatica (49,9%) e delle poste e telecomunicazioni (33,2%).
Il valore degli acquisti online è piuttosto contenuto, pari solo al 2,7% del totale degli acquisti fatti dalle aziende con almeno 10 addetti (di cui il 27,5 via Internet). Nel corso del 2003, le aziende che hanno acquistat via Internet si sono rivolte soprattutto al mercato nazionale (86,5% del valore degli acquisti via Internet), e in modo particolare le aziende del centro e del sud e isole (rispettivamente, il 94,1 e il 92%) e quelle con meno di 100 addetti.
Per quanto riguarda le vendite online, nel corso del 2003 solo il 10,2% delle aziende ha sfruttato questa opportunità: la frequenza più alta si rileva fra le aziende di maggiori dimensioni (250 addetti e oltre), che effettuano vendite online nel 28,1% dei casi. In termini settoriali, a parte alberghi, campeggi e alloggi per soggiorni brevi, in cui il 51,1% delle aziende svolge commercio elettronico, nessun’attività raggiunge incidenze superiori al 20%. Il valore delle vendite online è pari al 3,3% del fatturato complessivo ed è rivolto in prevalenza al mercato nazionale (82,4%) per la parte venduta su Internet.
I vantaggi dell’uso del commercio elettronico per gli acquisti via Internet derivano per lo più dalla maggiore velocità dei processi. E’ questa la modalità prescelta dal 75,6% delle aziende con oltre 10 addetti. Il 62,7% ha indicato invece la possibilità di contare su un numero più elevato di fornitori e il 51,5% quella di ottenere una riduzione dei prezzi. Gli ostacoli incontrati dalle aziende nell’effettuare acquisti online sono legati soprattutto a problemi di sicurezza nei pagamenti (64,1%) e all’incertezza del quadro legale che regola il commercio elettronico (60,8%).
Dal lato dell’offerta, i vantaggi per le aziende che vendono online sono dovuti soprattutto a concorrenza e immagine. Infatti, il 62,3% delle aziende con vendite via Internet ha citato la necessità di stare al passo con i concorrenti, il 56,8% l’aumento della velocità dei processi e il 53% il miglioramento dell’immagine dell’azienda. Gli ostacoli incontrati da chi vende sono analoghi a quelli denunciati da chi acquista, ma hanno un peso diverso: i principali sono legati alla presenza di beni e servizi non vendibili via Internet (68,5%), ai problemi di sicurezza nei pagamenti (66,1%) e alla scarsa disponibilità da parte dei clienti di ricevere ordini online (62,7%).
La sicurezza informatica
Fra il gennaio 2004 e il gennaio 2005, il 31,5% delle aziende connesse a Internet ha rilevato problemi di sicurezza legati alla presenza di virus che infettano i PC. Di conseguenza, gli strumenti di sicurezza adottati sono rappresentati da software per il controllo dei virus e/o software di protezione (ne fa uso il 97,5% delle aziende connesse a Internet), dal backup dei dati (87,8%), dal ricorso a server sicuri (61,7%) e a sistemi firewall (49,1%).
Tags: Marketing, pr10 Jun
Alcuni spunti presi dall’articolo di Susanna Tamaro pubblicato sul Corriere della Sera, che potete leggere nella sua versione integrale qui.
Quella voglia di figli che ignora il senso della vita
Concordo con Giuliano Amato, che sosteneva la necessità di modificare la legge in campo parlamentare, evitando di sottoporla a referendum. Vista la complessità della materia era naturale pensare che la legge 40 costituisse solo il primo passo per tentare di mettere ordine in un settore definito da tutti come Far West. Questioni così profonde e delicate, che toccano l’essenza più misteriosa dell’uomo, non sono adatte alla propaganda di una campagna referendaria. Il referendum bandisce ogni dubbio, e invita a un manicheismo che nulla ha a che fare con i quesiti che la legge cerca di ordinare.
La nostra mente, col suo vortice continuo di parole, col suo saper costruire concetti sempre più complessi, ha cancellato la verità fondante della vita, la più semplice: ogni essere umano ha bisogno di essere accolto, amato e di amare. Un’altra delle cose che mi ha colpito, in tutta questa campagna, è stato l’accanimento circa il diritto della donna ad avere un figlio. Si tratta senza dubbio di un desiderio naturale e per nessuna ragione condannabile. Ma quando questo desiderio diventa un’ossessiva volontà di potenza, disposta a tutto pur di compiersi, allora si trasforma in qualcosa che è la negazione della vita stessa.
Anche i figli entrano in questa logica. Si pensa che avere un figlio, magari anche solo per metà proprio, sia un diritto insindacabile, davanti al quale anche la nostra salute deve essere relegata in secondo piano. Non si accettano più i limiti dell’età e della sterilità. Ci si sottopone a qualsiasi esperimento pur di portare a termine il proprio sogno.
Una società impostata sulla comunione e non sul possesso, invece, anziché proporre un referendum sulla modifica della legge 40 avrebbe lottato per un accorciamento dei tempi dell’adozione, che dovrebbero essere equiparati a quelli di una gravidanza. In nove mesi una coppia dovrebbe poter adottare un bambino, senza l’umiliazione di anni di lungaggini, interrogatori, ridicoli controlli. Questo sì è un vero scandalo di cui nessuno parla.
E’ giusto ed è più che nobile che l’uomo adoperi la sua intelligenza e il suo sapere per alleviare le sofferenze dei suoi simili. La ricerca è sacrosanta, ma sono anche convinta che si può e si deve compiere entro parametri inviolabili di eticità, senza manipolare gli embrioni, utilizzando, ad esempio, le staminali adulte e i cordoni ombelicali. Anche perché questa frenesia intorno alla manipolazione dell’embrione fa sospettare che ci possa essere sotto qualche lucrosa possibilità di brevetto.
Tags: pr10 Jun
Sono stato incerto sull’opportunità di intervenire sulla questione del referendum fino a quando non ho letto l’intervento di Beppe Grillo e soprattutto alcuni degli oltre 1.000 commenti dei lettori a questo intervento. Purtroppo, non riesco a esprimere un’opinione sul problema delle cellule staminali, ovvero sull’opportunità di consentire la ricerca sulle cellule staminali per combattere malattie genetiche come Alzheimer e Parkinson, e altre che verranno. L’impressione che ho tratto da tutti i dibattiti a cui ho assistito è che la ragione politica abbia comunque avuto la meglio su quella scientifica, per cui tutte le motivazioni addotte a favore oppure contro la ricerca siano state “piegate” di fronte alla necessità di raccogliere voti.
Sono certo, graniticamente certo, invece, di essere contrario all’inseminazione artificiale, che - personalmente - proibirei per legge, colpendo anche chi va all’estero per poter fare quello che non riesce a fare in Italia. Il motivo è molto semplice: sono contrario perché ritengo che l’ossessivo “desiderio” di maternità e paternità che è alla base della ricerca di “un figlio a ogni costo” - e quindi dell’inseminazione artificiale - rappresenti un retaggio culturale profondamente negativo della tradizione cattolica che nel tempo ha trasformato l’atto della procreazione in una dimostrazione di “virilità” (maschile e femminile) e, di riflesso, l’impossibilità di avere figli in una menomazione o addirittura una malattia.
Io sono sterile, ma l’ho scoperto dopo aver adottato Josué Francisco, un bambino brasiliano di sei anni e mezzo (che oggi sta per compiere diciotto anni). Mia moglie Tiziana e io non abbiamo mai sentito la necessità né di fare analisi per scoprire se eravamo sterili (una cosa che incominciavamo a sospettare, visto che dopo sei anni di tentativi non c’era stato nemmeno un accenno di gravidanza) né tantomeno di sottoporci a trattamenti contro la sterilità. Abbiamo poi scoperto di essere in questa, e in una serie di altre scelte, talmente diversi dalla media delle coppie che affrontano il percorso dell’adozione da andare contro le leggi della statistica: l’unica coppia su circa 700 a non aver fatto esami e cure contro la sterilità, e la prima coppia - sempre su 700 - a decidere di tornare in Brasile da “turisti” per far visitare il Paese natale al proprio figlio adottivo (è diverso, anche se altrettanto bello, tornarci per adottare un secondo figlio) contro l’opinione - che a posteriori si è dimostrata drammaticamente sbagliata (il ritorno da turisti nel Paese d’origine dovrebbe far parte obbligatoriamente dell’iter di ogni adozione) - di tutti.
Prima di parlare di inseminazione artificiale, semplifichiamo il processo di adozione sia nazionale che internazionale (il nostro ha richiesto quasi quattro anni di tempo e più di 30 colloqui - la maggior parte dei quali inutili o addirittura privi di alcun senso - con psicologi e assistenti sociali), combattiamo le speculazioni e soprattutto i “miti”: l’adozione è costosa, l’adozione non è come la nascita di un figlio “biologico” (certo, finché utilizzeremo termini che implicano un’inferiorità “scientifica” sarà sempre così), non so se riuscirò a volergli bene (un’affermazione che da sola meriterebbe la condanna all’ergastolo), eccetera eccetera…
Eliminiamo gli psicologi che, a turno, ci hanno chiesto:
Eliminiamo, questa volta fisicamente, le otto persone che ci hanno proposto l’acquisto di un neonato italiano “che così sembra proprio vostro figlio…”. Purtroppo, non li abbiamo denunciati immediatamente perché all’epoca eravamo troppo concentrati sull’obiettivo dell’adozione, e l’iter burocratico è stato troppo lungo (compresi i 12 mesi di affido preadottivo che seguono l’arrivo in Italia) per poterlo fare alla fine.
Combattiamo le credenze errate che derivano dalla tradizione letteraria, come quella che i bambini abbandonati sono orfani: gli orfani praticamente non esistono, perché nella maggioranza dei casi c’è una coppia di parenti o una di amici che cresce i bambini che hanno perso i genitori senza innescare alcun processo di adozione. Esistono i bambini abbandonati dal nucleo familiare e dalla società, come i “meninos de rua” brasiliani. Bambini che non conoscono il valore della vita, perché la loro vita non ha valore. E’ un esempio stupido, ma Josué Francisco non usava i freni della bicicletta perché si fermava andando a sbattere contro un muro, un vaso, una persona… “E’ più divertente…”. E c’è ancora qualcuno che si pone il problema dello sradicamento…
Josué Francisco è fiero di essere brasiliano, ed è contento di vivere in Italia perché i suoi genitori sono italiani (una condizione che lui considera atipica, ma normale). Il Brasile è diventato, per me e per mia moglie, una seconda Patria, della quale siamo - tra l’altro - orgogliosi tanto quanto nostro figlio.
Confermo, l’inseminazione artificiale dovrebbe essere proibita per legge.
Tags: media, pr8 Jun
Tre motivi per utilizzare i blog nel mondo delle relazioni pubbliche
7 Jun
Nessuno l’aveva capito, ma la i davanti a Book, Mac e Pod voleva dire Intel…
Se penso a tutti coloro che, nel corso degli anni, mi hanno dato dell’idiota - direttamente o indirettamente, con raffinati giri di parole - perché utilizzavo un PC sdegnosamente ribattezzato Wintel (talvolta anche Winzozz), incomincio a ridere oggi e smetto quando arriva sul mercato il primo Macintel…
Comunque, Apple che sconfessa Motorola e IBM per passare a Intel rappresenta il primo esempio, nella lunga storia dell’uomo, di religione che cambia le proprie fondamenta teologiche. Rimane comunque saldo in sella il messia, ovvero Steve Jobs… E siccome è stato proprio lui a indicare la nuova strada, possiamo stare certi che - prima o poi - lo seguiranno tutti i suoi “millanta” seguaci… compreso l’energumeno di Empoli che minacciava pestaggi a tutti gli utenti di personal computer Intel, e che in questo momento sarà impegnato a pestare se stesso…
Peraltro, aspetto con reale impazienza e curiosità la prima prova su strada di un Macintel, perché il giornalista sarà costretto - per coerenza - a constatare le scadenti prestazioni del processore Intel rispetto al suo predecessore PowerPC… oppure quello che sosteneva Apple fino a oggi era tutto falso?
Inizio a ridere… forse prima o poi smetto, quando vedo passare la prima oloturia con una mela in bocca…
P.S. - Trovate dei riferimenti alle oloturie, simpatici echinodermi di scarsa intelligenza, sia qui che qui.
Tags: pr5 Jun

Si parte dall’oloturia, un invertebrato della famiglia degli echinodermi privo di sistema nervoso, che rappresenta il mio termine di paragone preferito quando si parla di intelligenza. Nella storia del genere animale, nessuna oloturia è stata mai presa come esempio di capacità intellettive, e nessuna oloturia ha mai corso il rischio di vincere un Premio Nobel per la ricerca.

Si passa dall’ornitorinco, un mammifero della famiglia dei monotremi che depone le uova e le cova ma poi allatta i suoi piccoli: ha il becco come un’anatra, la coda piatta come un castoro e le zampe corte e dotate di artigli, per cui rappresenta il mio termine di paragone preferito quando si parla di bellezza. Non che sia un gran che intelligente, visto che i due emisferi del cervello sono scollegati, ma nessun ornitorinco è stato mai nominato Mister o Miss di alcun luogo.

Si arriva all’ippopotamo, l’animale che preferisco perché è quello che più di ogni altro mi somiglia per le dimensioni e la leggiadria delle movenze (mi riferisco, ovviamente, all’ippopotamo fuori dall’acqua). E’ per questo motivo che colleziono ippopotami di piccole dimensioni, di qualsiasi materiale, di qualsiasi provenienza: quelli più belli, ovviamente, arrivano dall’Africa, dove l’ippopotamo è di casa. Naturalmente, la canzone Ippopotami di Roberto Vecchioni è una delle mie canzoni preferite. Inutile dire che l’ippopotamo è bello e intelligente, ma non è un termine di paragone: l’ippopotamo è, e tanto basta.
Tags: pr