Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
20 Jun
A forza di sentir dire a Vittorio Zambardino che i blog italiani sono “autoreferenziali” mi è venuto l’uzzolo di cercare sul dizionario della lingua italiana il significato della parola, che a me - onestamente - non piace (detesto, in genere, tutte le parole che finiscono in “ale”, prima fra tutte “valoriale”, che è sbagliata - o meglio, non esiste - perchè si dice “dei valori”).
La prima definizione l’ho trovata sul Dizionario De Mauro della Lingua Italiana, a questo indirizzo: che fa riferimento esclusivamente a sé stesso o ai propri bisogni, non curandosi d’altri o d’altro.
Una definizione molto più dotta l’ho trovata, com’era logico, sul forum dell’Accademia della Crusca, a questo indirizzo: Il termine “autoreferenziale” è adoperato soprattutto in logica e serve a indicare un enunciato che, in qualche modo, si riferisce già a sé stesso (si pensi, ad esempio, al paradosso di Epimenide, cretese, il quale dice: “tutti i cretesi sono bugiardi” - la dimensione “autoreferenziale” permette di individuare il paradosso, secondo il quale lo stesso enunciato “tutti i cretesi sono bugiardi” andrebbe considerato a sua volta come una bugia).
La definizione, che vi invito a leggere, si conclude in questo modo: … a volte si tende a complicare ciò che è semplice per dissimulare, aggiungerei io, una qualche insipienza, che a guardar bene farebbe comunque mostra di sé proprio attraverso la nostra dimensione “autoreferenziale”.
Sull’insipienza di chi utilizza “autoreferenziale” preferisco non disquisire, ma mi chiedo comunque perché non si utilizza invece la più semplice e più chiara locuzione “parla di sé” o “fa riferimento esclusivamente a sé stesso”.
Tags: pr20 Jun
Avete provato a fare un biglietto aereo sul sito della compagnia AirOne?
E’ un’esperienza drammatica ed esilarante, allo stesso tempo:
A parte le risate che uno si fa a ogni scoperta (in media, si possono stimare cinque minuti di sghignazzamenti), quella che conta è l’incazzatura finale quando - dopo aver inserito tutti i dati personali - si scopre di aver buttato via del tempo in un’attività divertente ma inutile.
Quanto tempo dovremo aspettare perché RyanAir possa operare anche tra Milano e Roma?
Tags: media, pr19 Jun
Cari giornalisti, voi non lo potete sapere, né tantomeno immaginare, ma noi passiamo gran parte del nostro tempo a difendere la vostra indipendenza e la vostra reputazione con i nostri clienti. Certo, però, che se fate così, è proprio difficile difendervi. Per favore, i cialtroni sbatteteli fuori dall’ordine dei giornalisti: negli ultimi tempi, sembra andare di moda l’uso di fonti non documentate e non verificate, ma così non può funzionare. Torniamo alle vecchie regole di base, ovvero che una fonte - qualsiasi fonte, compresi gli altri giornalisti - va controllata prima di poter essere utilizzata. Costa un po’ di fatica in più, ma è meglio per tutti.
Tags: pr19 Jun
Secondo Nielsen//NetRatings, il 21% dei lettori statunitensi di quotidiani è “migrato” verso l’edizione online, mentre la maggioranza - pari al 72% - continua a leggere la versione cartacea. Il 7% utilizza in modo indifferente la versione online e quella cartacea.
I lettori dei quotidiani online sono per il 53% uomini e per il 47% donne, mentre i lettori dell’edizione cartacea sono per il 57% donne e per il 43% uomini.
Nel mese di maggio, il sito del New York Times ha avuto 11,3 milioni di visitatori unici, seguito da quelli di USA Today con 9,2 milioni e del Washington Post con 7,4 milioni. Più distanti, i siti del Los Angeles Times con 3,8 milioni e del San Francisco Chronicle con 3,4 milioni.
Nessun tag per questo post.19 Jun
Leggendo il post di Beppe Grillo I falsari del clima, in cui vengono citate ma non collegate diverse fonti interessanti (brutta abitudine, Beppe: sei andato a “squola” da Vincenzo Zambardino?), mi è venuta voglia di fare qualche approfondimento per vedere se si trovava qualche altra notizia interessante.
E’ bastata poco più di mezz’ora per scoprire che Philip Cooney, “Chief of Staff” del Consiglio per la Qualità dell’Ambiente della Casa Bianca, avvocato privo di preparazione scientifica ma specializzato nelle attività di lobby a favore di quei petrolieri che hanno finanziato l’elezione e la rielezione di George Walker Bush (ha lavorato anche all’American Petroleum Institute) e autore delle correzioni a penna alle versioni preliminari dei rapporti del Climate Change Science Program (programma scientifico sui cambiamenti del clima) e del Subcommittee on Global Change Research (sottocomitato di ricerca sui cambiamenti globali) che potete vedere nell’immagine qui sotto, ha dato le dimissioni ed è stato prontamente assunto da “mamma” Exxon Corporation (che lui, evidentemente, già rappresentava all’interno dell’amministrazione dell’orrido texano).

Il copyright del documento è del New York Times.
L’articolo del New York Times che ha scatenato la reazione a catena lo trovate qui, ma dovete registrarvi per poter accedere alla pagina. Lo speciale del The Guardian citato da Beppe Grillo, invece, lo trovate qui. Vi consiglio, in particolare, di scorrere la presentazione che trovate qui, soffermandovi sulle due immagini della calotta polare nel 1979 e nel 2004 (la presentazione è in formato Flash, per cui non riesco a pubblicarle).
Nello speciale del The Guardian trovate anche questa mappa del mondo nel 2050, che evidenzia le aree a rischio (questo, ovviamente, se la situazione del riscaldamento terrestre continua così com’è oggi):

Purtroppo, si vede poco, ma tutta l’area del Mediterraneo è destinata a subire il fenomeno dell’innalzamento del livello del mare. Fortunatamente, non siamo alle Maldive, dove 60 centimetri sarebbero sufficienti per cancellare gran parte dell’arcipelago, ma c’è comunque di che preoccuparsi, e seriamente: per esempio, sarebbero sufficienti per cancellare l’ingresso della Grotta Azzurra di Capri.

Per concludere, qui potete calcolare le vostre emissioni annuali di anidride carbonica. La mia è di 6.399 chilogrammi (e dire che uso la moto e non la macchina o i mezzi pubblici, che inquinano molto di più). Giusto per dare un parametro comprensibile, è una quantità pari all’uso di un PC per 127.980 ore (sono oltre 14 anni e mezzo di uso ininterrotto) o di un frigorifero domestico per 159.975 ore (oltre 18 anni di uso ininterrotto).
Ce n’è abbastanza per meditare…
Tags: pr18 Jun
Il testo originale di questo post, in inglese, si trova qui.
L’atteggiamento delle aziende italiane verso i media online è di grande sufficienza (come se i media online non fossero ormai diventati una fonte autorevole di informazioni), e quindi gli investimenti e gli sforzi dedicati a creare e sviluppare la presenza online sono trascurabili. Parte del problema è dovuto alle agenzie di relazioni pubbliche, che nella maggior parte dei casi non sono in grado di comunicare con i media online.
Invece di investire nel miglioramento della comprensione dei media online, queste agenzie di relazioni pubbliche cercano di convincere i propri clienti - e spesso, purtroppo, ci riescono - chei media online sono inutili.
A causa di questa situazione, i blog sono ancora lontani dal mondo delle aziende. A parte un paio di top manager di società che operano online, come Mario Lupi di AdMaiora (pubblicità online), non ci sono altri dirigenti d’azienda che scrivono un blog.
Gli sforzi di branding online sono limitati al sito web dell’azienda, che normalmente è o molto statito o molto “flashato” (musica compresa), ma sempre povero di contenuti. I progetti integrati di branding, che sfruttano i contenuti del sito web dell’azienda per allargare la presenza attraverso Internet sono ancora largamente sconosciuti.
L’Italia è un Paese in cui la visibilitè di un’azienda può aumentare oltre il 500% in un anno solo perché si cambia agenzia di relazioni pubbliche o si nomina un responsabile della comunicazione competente. E lo stesso succede, con il segno opposto, quando si sceglie l’agenzia di relazioni pubbliche sbagliata o un responsabile della comunicazione incompetente.
Il problema, purtroppo, è ancora quello di scrivere un comunicato stampa oppure una proposta di articolo o intervista decenti, per cui l’uso dei blog per il branding o la comunicazione aziendale è ancora molto, troppo lontano. Questo non significa, ovviamente, che non esistono agenzie di relazioni pubbliche o professionisti della comunicazione in grado di gestire in modo corretto tutti gli strumenti del mestiere, compresi quelli della comunicazione online.
Le aziende straniere che hanno l’obiettivo di migliorare la reputazione o la brand awareness in Italia dovrebbero cercare il partner più adatto per indirizzare i propri sforzi nella giusta direzione.
Tags: comunicato stampa, media, pr, relazioni pubbliche18 Jun
Il testo originale di questo post, in inglese, si trova qui
L’Università IULM di Milano ha appena concluso una ricerca sulla “blogosfera” italiana, basata su 600 interviste online. I blogger italiani sono soprattutto giovani: il 40% sono studenti, il 20% dipendenti e il 15% lavoratori autonomi. Per metà, sono blogger “maturi” attivi da almeno 6 mesi, mentre il 9% è composto da neofiti che hanno appena incominciato a scrivere.
I blogger italiani sono spesso online per cercare informazioni. La maggior parte degli intervistati aggiorna il blog almeno tre volte alla settimana, mentre il 21% afferma di scrivere ogni giorno. Inoltre, il 65% dei blogger legge i blog elencati nella propria sidebar, il 31% quelli dei propri amici, e il 55% quelli dei propri lettori.
Le principali piattaforme per il blogging sono le seguenti (dati aggiornati ad aprile 2005): Splinder con 114.695 blog, Excite Blog con 15.078 blog, Bloggers.it con 10.853 blog, Tim i.blog (moblog) con 8.703 blog, il Cannocchiale con 8.286 blog, Aruba con 4.820 blog e iobloggo.com con 4.630 blog.
Le seguenti piattaforme non comunicano i propri dati: Digiland Blog, Clarence/superEva, DiaBLOGando, Blogs.it (Radio Userland), Tiscali Blog, Virgilio Blog e Leonardo. Infine, è difficile stimare il numero dei blog in italiano basati sulle piattaforme internazionali come Blogger o TypePad.
La blogosfera italiana cresce del 5% ogni mese, una percentuale che è drammaticamente bassa a confronto con quella di altri Paesi europei, ma - al contrario - è abbastanza alta se teniamo conto che l’Italia è uno dei Paesi europei dove la penetrazione di Internet tra individui e famigle è più bassa.
Tags: pr17 Jun
Sono d’accordo con Beppe Grillo: ha ancora senso parlare di titolo di studio se le università incominciano a distribuirle a destra e a manca, gratis o a pagamento, per la sola soddisfazione di sentirsi a posto quando il parcheggiatore (abusivo) di turno ci dice “Venghi dottò”?
Ordunque, Valentino Rossi ha ricevuto la laurea honoris causa in comunicazione e pubblicità dall’Università di Urbino (ma non andava in moto?), Vasco Rossi la laurea honoris causa in scienze della comunicazione dallo IULM (ma non faceva il cantante?), Marco Tronchetti Provera la laurea honoris causa in ingegneria elettrica dall’Università di Genova (ma non faceva il gommista?).
Il massimo, però, lo ha raggiunto Stefano Ricucci, che ha “comprato” la laurea in economia della Clayton University di San Marino per la modica cifra di 7.640 Euro rateizzabili, senza frequenza obbligatoria, nemmeno per gli esami. Ricucci è salito alla ribalta, recentemente, per la scalata alla RCS e soprattutto per la sua relazione con Anna Falchi.
Attendiamo con ansia il 2×3 dell’istruzione: una laurea, un diploma e una licenza media per rendere edotta tutta la famiglia.
Tags: media, pr17 Jun
Dalla campagna pubblicitaria 2005 dello IULM. Loro dicono di essere la prima università della comunicazione… Figuriamoci l’ultima…

Study different, study Intel

Vasco Rossi, e la sua laurea honoris causa
Se volete vedere tutti gli annunci, li trovate qui.
Tags: pr16 Jun
Caro Giorgio,
Leggendo i tuoi libri, sorge il sospetto che tu sia una persona intelligente, capace di elaborare pensieri complessi, colta.
Poi, leggendo risposte come quella che hai dato ad Anna Masera, che ti intervistava: “Io invece penso che l’open source sia il sistema migliore per precipitare nella barbarie. [...] Senza un editore, Hemingway non sarebbe stato scoperto”, sorge la certezza che tu non sia poi così intelligente (Vito Catozzo docet?), anche perché parli abbastanza a sproposito di argomenti che non conosci.
Confondere il copyright con l’open source? Ormai non lo fa più nemmeno Steve Ballmer, che dell’open source è il principale - e dichiarato - nemico.
Ci dobbiamo augurare che il prossimo CD…
Tags: pr