Il rapporto si è arricchito di tre nuovi capitoli fondamentali per la comprensione dello stato dell’informazione e della comunicazione nel nostro paese.

Il primo capitolo contiene un’analisi dei profili degli utenti e dei non utenti di internet e cellulari, ossia delle tecnologie più evolute per informarsi e comunicare.

  • Il 20% della popolazione italiana è “alieno” rispetto alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione: non ha alcun rapporto né con internet né con i cellulari (sono in maggioranza donne, anziane, con basso titolo di studio).
  • Il 24% è “attardato” nell’uso delle nuove tecnologie: non ha alcun rapporto con internet (perché non sa usare il computer), ma usa i cellulari con una qualche frequenza (anche questo gruppo è costituito per lo più da donne, anche se di età meno avanzata e con un titolo di studio elementare o di licenza media).
  • Il 25% è “tiepido” rispetto alle nuove tecnologie: non usa mai internet (perché non sa usare il computer) ma fa un uso abbastanza intenso del cellulare (metà uomini e metà donne, sono per lo più madri e padri con figli) e spesso lo usa per tenere contatti, di controllo, con i figli.
  • Il 17% appartiene al gruppo degli “sperimentatori”: fa un uso molto intenso sia di internet sia dei cellulari, e ha una spiccata tendenza a personalizzare le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie (sono soprattutto giovani, e maschi e con un buon titolo di studio).
  • Infine, il 14% può essere definito semplicemente “consumatore” di nuove tecnologie: usa normalmente e quotidianamente internet e cellulari, per attività di lavoro e professionali, e anche sul piano privato - pur non avendo modo di “sperimentare”, usa le nuove tecnologie.

Il secondo capitolo contiene un’analisi del rapporto fra gli anziani (sopra i 65 anni) l’informazione e la comunicazione: allo stesso modo dei giovani, studiati dal rapporto 2003, anche gli anziani non sono tutti uguali rispetto ai media. Per esempio, fra le persone che hanno superato i 65 anni, il 48% ascolta la radio e legge settimanali, il 45% usa un telefono cellulare, il 44% legge i quotidiani, il 32% legge libri, il 22% ha la televisione satellitare, eccetera. Solo nel caso di internet, si scende a un desolante due per cento.

Il terzo capitolo contiene i risultati di una ricerca svolta per conto dell’ordine dei giornalisti sulla delicata questione dell’autonomia/libertà effettivamente goduta dai giornalisti stessi. Sono stati intervistati 300 “redattori” (le figure alla base della piramide gerarchica delle redazioni) di agenzie, quotidiani, settimanali, radio e tv di livello nazionale e pluri-regionale.

  • Alla domanda “Le capita di non riuscire a raccontare i fatti osservati/accaduti, perché condizionato da qualcuno?” il 50% degli intervistati ha risposto “mai”, il 39% “di rado”, l’8% “spesso” e il 2% “sempre”.
  • Alla domanda “Le è mai capitato di percepire che rispetto a un determinato evento la sua testata avesse un’idea precostituita sulle cose accadute?” il 19% ha risposto “mai”, il 45% “di rado”, il 30% “spesso” e il 6% “sempre”.
  • Alla domanda “Ritiene che in generale la sua testata sia costretta o indotta a fare scelte determinate da considerazioni e spinte non di tipo professionale?” il 28% ha risposto “mai”, il 46% “di rado”, il 20% “spesso” e il 4% “sempre”.

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