Dimentichiamoci per un momento delle definizioni scolastiche, ovvero “il cane che morde l’uomo non è una notizia, mentre l’uomo che morde il cane è una notizia”. Queste andavano bene in un mondo molto meno soggetto alla pervasività dei media, come quello in cui tutti noi abbiamo vissuto fino alla fine degli anni ottanta (e forse addirittura fino alla metà degli anni novanta).

Oggi è più difficile dare una definizione di notizia, perché talvolta anche i giornali più seri - quelli che consideriamo, per consuetudine, dei punti di riferimento per l’etica professionale e la correttezza dell’informazione - utilizzano delle fonti senza verificarne l’esattezza, quando questo gli permette di trarre delle considerazioni che “fanno” notizia (ovvero fanno scalpore, casino, chiasso… e se nel processo ci sono delle vittime, chissenefrega…).

Per questo motivo, ho pensato a una definizione sintetica di notizia, che si ispira alla famosa definizione di rigore data dal “mitico” Vujadin Boskov, allenatore - credo - della Sampdoria (all’epoca della definizione) - durante un’intervista televisiva: “rigore è quando arbitro fischia”. E allora: “notizia è quando giornalista pubblica”.