Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
18 Jun
Il testo originale di questo post, in inglese, si trova qui.
L’atteggiamento delle aziende italiane verso i media online è di grande sufficienza (come se i media online non fossero ormai diventati una fonte autorevole di informazioni), e quindi gli investimenti e gli sforzi dedicati a creare e sviluppare la presenza online sono trascurabili. Parte del problema è dovuto alle agenzie di relazioni pubbliche, che nella maggior parte dei casi non sono in grado di comunicare con i media online.
Invece di investire nel miglioramento della comprensione dei media online, queste agenzie di relazioni pubbliche cercano di convincere i propri clienti - e spesso, purtroppo, ci riescono - chei media online sono inutili.
A causa di questa situazione, i blog sono ancora lontani dal mondo delle aziende. A parte un paio di top manager di società che operano online, come Mario Lupi di AdMaiora (pubblicità online), non ci sono altri dirigenti d’azienda che scrivono un blog.
Gli sforzi di branding online sono limitati al sito web dell’azienda, che normalmente è o molto statito o molto “flashato” (musica compresa), ma sempre povero di contenuti. I progetti integrati di branding, che sfruttano i contenuti del sito web dell’azienda per allargare la presenza attraverso Internet sono ancora largamente sconosciuti.
L’Italia è un Paese in cui la visibilitè di un’azienda può aumentare oltre il 500% in un anno solo perché si cambia agenzia di relazioni pubbliche o si nomina un responsabile della comunicazione competente. E lo stesso succede, con il segno opposto, quando si sceglie l’agenzia di relazioni pubbliche sbagliata o un responsabile della comunicazione incompetente.
Il problema, purtroppo, è ancora quello di scrivere un comunicato stampa oppure una proposta di articolo o intervista decenti, per cui l’uso dei blog per il branding o la comunicazione aziendale è ancora molto, troppo lontano. Questo non significa, ovviamente, che non esistono agenzie di relazioni pubbliche o professionisti della comunicazione in grado di gestire in modo corretto tutti gli strumenti del mestiere, compresi quelli della comunicazione online.
Le aziende straniere che hanno l’obiettivo di migliorare la reputazione o la brand awareness in Italia dovrebbero cercare il partner più adatto per indirizzare i propri sforzi nella giusta direzione.
Tags: comunicato stampa, media, pr, relazioni pubbliche18 Jun
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L’Università IULM di Milano ha appena concluso una ricerca sulla “blogosfera” italiana, basata su 600 interviste online. I blogger italiani sono soprattutto giovani: il 40% sono studenti, il 20% dipendenti e il 15% lavoratori autonomi. Per metà, sono blogger “maturi” attivi da almeno 6 mesi, mentre il 9% è composto da neofiti che hanno appena incominciato a scrivere.
I blogger italiani sono spesso online per cercare informazioni. La maggior parte degli intervistati aggiorna il blog almeno tre volte alla settimana, mentre il 21% afferma di scrivere ogni giorno. Inoltre, il 65% dei blogger legge i blog elencati nella propria sidebar, il 31% quelli dei propri amici, e il 55% quelli dei propri lettori.
Le principali piattaforme per il blogging sono le seguenti (dati aggiornati ad aprile 2005): Splinder con 114.695 blog, Excite Blog con 15.078 blog, Bloggers.it con 10.853 blog, Tim i.blog (moblog) con 8.703 blog, il Cannocchiale con 8.286 blog, Aruba con 4.820 blog e iobloggo.com con 4.630 blog.
Le seguenti piattaforme non comunicano i propri dati: Digiland Blog, Clarence/superEva, DiaBLOGando, Blogs.it (Radio Userland), Tiscali Blog, Virgilio Blog e Leonardo. Infine, è difficile stimare il numero dei blog in italiano basati sulle piattaforme internazionali come Blogger o TypePad.
La blogosfera italiana cresce del 5% ogni mese, una percentuale che è drammaticamente bassa a confronto con quella di altri Paesi europei, ma - al contrario - è abbastanza alta se teniamo conto che l’Italia è uno dei Paesi europei dove la penetrazione di Internet tra individui e famigle è più bassa.
Tags: pr