Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for June, 2005

Lo stile di Zola

In un mondo del calcio che ormai è solo marginalmente uno sport, in cui c’è una squadra talmente brava a comunicare da fare della propria mancanza di stile uno stile di riferimento (il cosiddetto “stile” Juventus), in cui i campionati vengono influenzati dalle decisioni “sbagliate” degli arbitri al punto tale da sembrare guidati da una forza occulta (come si spiega, altrimenti, che negli ultimi anni tutte le squadre dei presidenti o degli allenatori che hanno protestato contro l’establishment siano poi retrocesse o abbiano rischiato di retrocedere), in cui un signore che ha una conoscenza approssimativa della lingua italiana conduce da 25 anni una trasmissione televisiva di successo circondandosi di urlatori, polemisti e vallotturie (vallette/oloturie), sentiremo sicuramente la mancanza del sorriso, della pacatezza e della misura di Gianfranco Zola.

Zola è uno degli ormai pochi esempi di grande calciatore professionista, grande per la tecnica, grande per la capacità di amministrare il “proprio” patrimonio fisico conservandone l’integrità fino a 39 anni, grande per la correttezza, grande per la pacatezza e la lucidità che ha sempre saputo mantenere durante le interviste (non solo in italiano, ma anche in inglese), grande per l’esempio che ha saputo dare a compagni e pubblico, grande per l’immagine positiva che ha saputo dare del nostro Paese nei sette anni di permanenza nel campionato inglese (al punto da ricevere il titolo di Membro Onorario dell’Ordine dell’Impero Britannico, il riconoscimento più importante che il Regno Unito assegna ai cittadini stranieri), grande per la decisione di tornare a Cagliari per riportare la squadra della sua regione in Serie A…

Gianfranco Zola come Beppe Bergomi, Paolo Maldini, Beppe Signori, Ciro Ferrara, Beppe Baresi, e altri che forse dimentico in questo momento, ma che hanno le stesse caratteristiche di questo gruppo di uomini. Forse, all’orizzonte, solamente Alessandro Del Piero - uno stile vero, non uno “stile Juve” - può diventare come loro. Grandi calciatori, ma anche uomini di comunicazione: nel loro caso, parlano molto di più i gesti e i silenzi delle parole.

Caro Gianfranco, spero che tu non esca completamente dal mondo del calcio, perché - altrimenti - il tuo stile ci mancherà.

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  • NO COMMENT

    Pinnacle Worldwide, il principale - credo - network di agenzie di relazioni pubbliche indipendenti, ha effettuato una ricerca tra i propri associati sulle tendenze del mercato: quelle evidenziate dalla maggior parte degli intervistati sono le nuove attività e le nuove responsabilità.

    Nuove Attività

    Il management delle aziende riconosce alle relazioni pubbliche un ruolo superiore a quello della mobilità, è la tendenza più citata dai manager di Pinnacle Worldwide, con il 51% degli intervistati. Per questo motivo, stanno entrando nel mondo delle relazioni pubbliche delle nuove figure professionali, e questo consentirà alle relazioni pubbliche di diventare uno strumento ancora più importante tra quelli a disposizione del management.

    Il marketing del passaparola è la seconda tra le nuove tendenze, citata dal 49% degli intervistati. E’ utile perché riconosce la fiducia nei propri pari, e non dei messaggi di marketing tradizionali.

    La necessità di ricostruire la fiducia nelle aziende, dopo gli scandali, è la tendenza citata dal 44% dei manager. Oggi, molte aziende analizzano i clienti in modo più scrupoloso, soprattutto nelle aree delle biotecnologie e della biofarmaceutica.
    La comunicazione Internet, l’editoria online e i blog, è l’ultima tra le nuove tendenze, citata dal 41% degli intervistati. “I clienti non sanno come utilizzare i blog o come trarre vantaggio da questi strumenti”, ha commentato uno dei manager. Anche i media stanno osservando con attenzione questi strumenti, perchè hanno il timore di essere soppiantati, mentre le agenzie di relazioni pubbliche stanno cercando di capire come usare questi strumenti a vantaggio dei loro clienti.

    Nuove Responsabilità

    I clienti si aspettano risultati misurabili, è stata indicata dal 75% dei manager, quasi un plebiscito. E infatti, sono nate nuove metodologie per misurare la comunicazione, come la misurazione dei comportamenti e gli studi causa/effetto per le relazioni pubbliche. Tanto più gli uomini di marketing richiedono “bang for the buck”, tanto più l’industria delle relazioni pubbliche dev’essere in grado di offrire un sistema di monitoraggio solido e facile da capire, per documentare il valore del contributo della strategia e delle attività di PR.

    I clienti vogliono professionisti senior, è stata citata dal 61% dei manager… E qui si chiude, pensando alla situazione italiana, dove in qualche agenzia nemmeno i partner sono professionisti senior, con un bel NO COMMENT.

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  • Uno strumento facile facile per valutare le performance della vostra agenzia di relazioni pubbliche. L’originale in inglese lo trovate qui.

    Provate a rispondere a queste venti domande, e se non avete una risposta cercate di andare a fondo sullo specifico problema. Alla fine, sulla base del punteggio che avrete ottenuto, riuscirete a valutare meglio le performance della vostra agenzia di relazioni pubbliche, e a capire se fa veramente per voi.

    1. L’agenzia vi chiede idee più spesso di quando ve ne propone?
    2. Avete mai trovato degli errori di battitura nei comunicati stampa scritti dall’agenzia?
    3. Avete mai trovato delle inesattezze di base nei comunicati stampa scritti dall’agenzia?
    4. Le informazioni importanti sono nascoste nel testo dei comunicati stampa?
    5. L’agenzia fa seguire a ogni comunicato stampa una telefonata a tutti i giornalisti per sapere se l’hanno ricevuto?
    6. L’agenzia sembra pensare che PR sta per “press release” e non cerca nessun altro metodo per conquistare l’attenzione del pubblico?
    7. Gli esponenti dell’agenzia sbagliano i nomi e/o i titoli dei manager dell’azienda nelle conversazioni e/o nella corrispondenza?
    8. La mailing list utilizzata dalla vostra agenzia per la distribuzione dei comunicati stampa contiene testate e/o contatti obsoleti o inappropriati?
    9. I professionisti dell’agenzia che propongono la vostra azienda alla stampa hanno una comprensione limitata dell’attività dell’azienda stessa?
    10. L’agenzia ha mai organizzato un incontro con un giornalista senza aver definio in modo chiaro gli obiettivi?
    11. Il vostro contatto all’interno dell’agenzia è mai cambiato nel corso degli ultimi 12 mesi?
    12. Il vostro contatto principale all’interno dell’agenzia sembra inesperto o immaturo?
    13. Quando avete un dubbio o un problema, il vostro contatto deve parlare con un superiore prima di dare una risposta?
    14. L’agenzia è costretta a mandare con regolarità un professionista senior per risolvere i problemi legati alle scarse prestazioni dell’agenzia stessa?
    15. L’agenzia non rispetta le scadenze o sembra precipitarsi all’ultimo minuto per rispettarle?
    16. Un giornalista si è mai lamentato con voi della vostra agenzia di relazioni pubbliche?
    17. Le fatture dell’agenzia sono poco chiare, per cui non siete sicuri di quello che state pagando?
    18. Le fatture dell’agenzia dimostrano che la maggior parte del tempo viene speso in riunioni piuttosto che in servizi?
    19. L’agenzia afferma di fornire risultati misurabili, ma poi consegna solo dei ritagli stampa privi di significato per il management dell’azienda?
    20. L’agenzia impegna nel suo lavoro cuore e cervello, o sembra lavorare solamente per il fee?

    Segnate un punto per ogni “no”.

    Il vostro punteggio è:

    da 16 a 20: Avete un’ottimo rapporto con la vostra agenzia, ma vi raccomandiamo di discutere le risposte positive per sgombrare il campo da ogni dubbio.

    da 11 a 15: Potete fare meglio, ma potete cercare di evitare il processo di ricerca di un’altra agenzia migliorando il rapporto con quella attuale. Organizzate una riunione con la vostra agenzia, ed esprimete tutte le vostre preoccupazioni. Se la reazione sembra essere positiva, e l’agenzia rifocalizzata sul vostro account, concedetegli due o tre mesi di prova e poi rifate il test.

    da 0 a 10: L’agenzia non risponde alle vostre esigenze. Voi non vi fidate di loro, e loro non fanno tutto quello che possono per voi. E’ tempo di cambiare.

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  • Filed under: Measurement, Public Relations
  • Time

    Il Time ha pubblicato una lista dei 50 siti più “trendy” del 2005. Ci sono anche una quindicina di blog (nell’articolo, l’indirizzo e una breve descrizione di ciascuno di essi). Ovviamente, sono tutti in inglese.

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  • Filed under: ICT Market, Innovation, Journalism
  • Il rapporto si è arricchito di tre nuovi capitoli fondamentali per la comprensione dello stato dell’informazione e della comunicazione nel nostro paese.

    Il primo capitolo contiene un’analisi dei profili degli utenti e dei non utenti di internet e cellulari, ossia delle tecnologie più evolute per informarsi e comunicare.

    • Il 20% della popolazione italiana è “alieno” rispetto alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione: non ha alcun rapporto né con internet né con i cellulari (sono in maggioranza donne, anziane, con basso titolo di studio).
    • Il 24% è “attardato” nell’uso delle nuove tecnologie: non ha alcun rapporto con internet (perché non sa usare il computer), ma usa i cellulari con una qualche frequenza (anche questo gruppo è costituito per lo più da donne, anche se di età meno avanzata e con un titolo di studio elementare o di licenza media).
    • Il 25% è “tiepido” rispetto alle nuove tecnologie: non usa mai internet (perché non sa usare il computer) ma fa un uso abbastanza intenso del cellulare (metà uomini e metà donne, sono per lo più madri e padri con figli) e spesso lo usa per tenere contatti, di controllo, con i figli.
    • Il 17% appartiene al gruppo degli “sperimentatori”: fa un uso molto intenso sia di internet sia dei cellulari, e ha una spiccata tendenza a personalizzare le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie (sono soprattutto giovani, e maschi e con un buon titolo di studio).
    • Infine, il 14% può essere definito semplicemente “consumatore” di nuove tecnologie: usa normalmente e quotidianamente internet e cellulari, per attività di lavoro e professionali, e anche sul piano privato - pur non avendo modo di “sperimentare”, usa le nuove tecnologie.

    Il secondo capitolo contiene un’analisi del rapporto fra gli anziani (sopra i 65 anni) l’informazione e la comunicazione: allo stesso modo dei giovani, studiati dal rapporto 2003, anche gli anziani non sono tutti uguali rispetto ai media. Per esempio, fra le persone che hanno superato i 65 anni, il 48% ascolta la radio e legge settimanali, il 45% usa un telefono cellulare, il 44% legge i quotidiani, il 32% legge libri, il 22% ha la televisione satellitare, eccetera. Solo nel caso di internet, si scende a un desolante due per cento.

    Il terzo capitolo contiene i risultati di una ricerca svolta per conto dell’ordine dei giornalisti sulla delicata questione dell’autonomia/libertà effettivamente goduta dai giornalisti stessi. Sono stati intervistati 300 “redattori” (le figure alla base della piramide gerarchica delle redazioni) di agenzie, quotidiani, settimanali, radio e tv di livello nazionale e pluri-regionale.

    • Alla domanda “Le capita di non riuscire a raccontare i fatti osservati/accaduti, perché condizionato da qualcuno?” il 50% degli intervistati ha risposto “mai”, il 39% “di rado”, l’8% “spesso” e il 2% “sempre”.
    • Alla domanda “Le è mai capitato di percepire che rispetto a un determinato evento la sua testata avesse un’idea precostituita sulle cose accadute?” il 19% ha risposto “mai”, il 45% “di rado”, il 30% “spesso” e il 6% “sempre”.
    • Alla domanda “Ritiene che in generale la sua testata sia costretta o indotta a fare scelte determinate da considerazioni e spinte non di tipo professionale?” il 28% ha risposto “mai”, il 46% “di rado”, il 20% “spesso” e il 4% “sempre”.

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  • Filed under: Media Relations, Public Relations
  • FFSS

    Anche il sito delle Ferrovie dello Stato funziona solo con Internet Explorer: un’altra azienda che se ne frega completamente degli utenti e obbliga a utilizzare un browser arretrato e insicuro per accedere alle informazioni. Sarebbe bello se tutte le aziende che vendono servizi, come in questo caso, e nel caso di AirOne che ho evidenziato con questo articolo, si mettessero - per una volta, una sola - dalla parte degli utenti, mostrando quel rispetto che dovrebbe essere uno dei pilastri della “cultura del servizio”.

    Trogloditi.

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    Simbologia

    Un rapporto dialettico, su basi assolutamente paritetiche, ovvero “il matrimonio”.

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  • Elucubrazioni FLOSS

    Perché Intel ha strappato a Sun Danese Cooper, soprannominata “open source diva” (qui il suo precedente blog “made in Sun”), proponendole di aiutare l’azienda a meglio comprendere il mondo delle comunità del “free libre and open source software”?

    Perché Microsoft ha assunto Daniel Robbins, fondatore e principale architetto della distribuzione Linux Gentoo, creatore delle principali innovazioni della distribuzione stessa, come Portage? Per conoscere meglio il personaggio, e quindi comprendere il salto “quantico” del passaggio a Microsoft, vi consiglio di leggere l’articolo “Making the Distribution”, che trovate qui: prima parte, seconda parte e terza parte. Robbins, che tiene famiglia, aveva problemi a sbarcare il lunario con Gentoo, e quindi ha accolto come una manna la proposta di Microsoft: aiutare l’azienda a meglio comprendere il mondo delle comunità del “free libre and open source software”.

    Coincidenze?

    Più o meno nello stesso periodo, OpenOffice.org superava i 40 milioni di download, e raggiungeva - secondo le stime degli analisti - una quota di mercato del 10%, mentre Firefox superava i 25 milioni di download e superava una quota di mercato “ufficiale” dell’8% (stando alle statistiche di questo blog, che viene visto da una stragrande maggioranza di utenti Windows, Firefox è oltre il 33%).

    Ripeto, coincidenze?

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  • Filed under: ICT Market, Technology
  • Cos’è una notizia?

    Dimentichiamoci per un momento delle definizioni scolastiche, ovvero “il cane che morde l’uomo non è una notizia, mentre l’uomo che morde il cane è una notizia”. Queste andavano bene in un mondo molto meno soggetto alla pervasività dei media, come quello in cui tutti noi abbiamo vissuto fino alla fine degli anni ottanta (e forse addirittura fino alla metà degli anni novanta).

    Oggi è più difficile dare una definizione di notizia, perché talvolta anche i giornali più seri - quelli che consideriamo, per consuetudine, dei punti di riferimento per l’etica professionale e la correttezza dell’informazione - utilizzano delle fonti senza verificarne l’esattezza, quando questo gli permette di trarre delle considerazioni che “fanno” notizia (ovvero fanno scalpore, casino, chiasso… e se nel processo ci sono delle vittime, chissenefrega…).

    Per questo motivo, ho pensato a una definizione sintetica di notizia, che si ispira alla famosa definizione di rigore data dal “mitico” Vujadin Boskov, allenatore - credo - della Sampdoria (all’epoca della definizione) - durante un’intervista televisiva: “rigore è quando arbitro fischia”. E allora: “notizia è quando giornalista pubblica”.

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    Marketing

    Definizioni prese qua e la da Seth Godin, l’inventore del “permission marketing”.

    Marketing

    • Il marketing incomincia prima che il prodotto venga creato.
    • Il marketing è come le persone rispondono al telefono, come le fatture sono scritte e come la garanzia viene erogata.
    • Il marketing che funziona è quello che le persone scelgono di notare.
    • Il marketing non è un’emergenza. E’ un’attività pianificata e strategica, che è iniziata molto tempo fa e non finirà fino a quando esisterà l’uomo.
    • Il marketing business-to-business è marketing per i consumatori che hanno un’azienda che paga quello che decidono di acquistare.

    Bravi uomini di marketing

    • I bravi uomini di marketing raccontano una storia.
    • I bravi uomini di marketing misurano.
    • Se il tuo budget di marketing è statico, probabilmente consideri il marketing come una spesa. I bravi uomini di marketing ritengono sia un’investimento.

    Conversazioni

    • Le conversazioni tra gli attori del vostro mercato avvengono comunque, che vi piaccia o no. Il buon marketing incoraggia delle buone conversazioni. I prodotti migliori sono quelli di cui si parla di più.
    • Vivere una storia autentica è il modo migliore per sopravvivere in un mondo ricco di conversazioni.

    Clienti

    • I migliori clienti valgono molto di più della media dei clienti.
    • Un cliente insoddisfatto vale dieci clienti soddisfatti.
    • Scegli i tuoi clienti. Licenzia quelli che limitano la tua capacità di raccontare la storia migliore agli altri.
    • Non puoi prendere in giro tutta la gente, nemmeno ogni tanto. La gente, una volta presa in giro, parla della sua esperienza.
    • Le persone in ogni parte del mondo, e di ogni livello di reddito, rispondono al marketing che promette e soddisfa i bisogni di base dell’uomo.

    Prodotti

    • Un prodotto per tutti raramente soddisfa qualcuno.
    • Le persone non comprano quello di cui hanno bisogno. Comprano quello che vogliono.
    • Quello che vuole la gente è l’extra, il bonus emotivo che ottengono quando acquistano qualcosa che amano.

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  • Filed under: Marketing
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