Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for May 1st, 2005

E’ un argomento di cui volevo scrivere da tempo: l’Ordine dei Giornalisti ha recentemente approvato un documento che contiene delle regole di comportamento per i giornalisti economici e finanziari, che integra e amplifica le norme del 1993.

Questo è il testo del documento:

1) Il giornalista riferisce correttamente, cioè senza alterazioni e omissioni che ne alterino il vero significato, le informazioni di cui dispone, soprattutto se già diffuse dalle agenzie di stampa o comunque di dominio pubblico. L’obbligo sussiste anche quando la notizia riguardi il suo editore o il referente politico o economico dell’organo di stampa.

2) Non si può subordinare in alcun caso al profitto personale o di terzi le informazioni economiche e finanziarie di cui si sia venuti a conoscenza nell’ambito della propria attività professionale né si può turbare l’andamento del mercato diffondendo fatti o circostanze utili ai propri interessi.

3) Il giornalista non può scrivere articoli che contengano valutazioni relative ad azioni o altri strumenti finanziari sul cui andamento borsistico abbia in qualunque modo un interesse finanziario, né può vendere o acquisire titoli di cui si stia occupando professionalmente nell’ambito suddetto o debba occuparsene a breve termine.

4) Il giornalista rifiuta pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, vacanze gratuite, regali, facilitazioni o prebende da privati o enti pubblici che possano condizionare il suo lavoro e la sua autonomia o ledere la sua credibilità e dignità professionale.

5) Il giornalista non assume incarichi e responsabilità in contrasto con l’esercizio autonomo della professione, né può prestare nome, voce e immagine per iniziative pubblicitarie, in quanto incompatibili con la credibilità e autonomia professionale. Sono consentite, invece, a titolo gratuito, analoghe iniziative volte a fini sociali, umanitari, culturali, religiosi, artistici, sindacali o comunque prive di carattere speculativo.

6) Il giornalista, tanto più se ha responsabilità direttive, deve assicurare un adeguato standard di trasparenza sulla proprietà editoriale del giornale e sull’identità e gli eventuali interessi di cui siano portatori i suoi analisti e commentatori esterni in relazione allo specifico argomento dell’articolo. In particolare va ricordato al lettore chi è l’editore del giornale quando un articolo tratti problemi economici e finanziari che direttamente lo riguardino o possano in qualche modo favorirlo o danneggiarlo.

7) Nel caso di articoli che contengano raccomandazioni d’investimento elaborate dallo stesso giornale va espressamente indicata l’identità dell’autore della raccomandazione (sia esso un giornalista interno o un collaboratore esterno). Occorre inoltre, nel rispetto delle norme deontologiche già in vigore sulla affidabilità e sulla pubblicità delle fonti, che per tutte le proiezioni, le previsioni e gli obiettivi di prezzo di un titolo siano chiaramente indicate le principali metodologie e ipotesi elaborate nel formularle e utilizzarle.
8) La presentazione degli studi degli analisti deve avvenire assicurando una piena informazione sull’identità degli autori e deve rispettare nella sostanza il contenuto delle ricerche. In caso di una significativa difformità occorre farne oggetto di segnalazione ai lettori.

Sarei molto felice se Ferpi e Assorel approvassero un analogo documento sui doveri dei professionisti delle relazioni pubbliche.

In particolare, vorrei vedere questi tre articoli:

1) Il professionista di relazioni pubbliche non può utilizzare in alcun caso per profitto personale o di terzi le informazioni economiche e finanziarie di cui viene a conoscenza nell’ambito della propria attività professionale né può turbare l’andamento del mercato diffondendo fatti o circostanze utili agli interessi di chi riceve queste informazioni.

2) Il professionista di relazioni pubbliche non offre in nessun caso contratti di consulenza, pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, vacanze gratuite, regali, facilitazioni o prebende né a giornalisti né a clienti, dato che questi potrebbero condizionare l’autonomia professionale e decisionale di questi ultimi e ledere la dignità degli altri professionisti di relazioni pubbliche.

3) Il professionista di relazioni pubbliche non offre in alcun caso a un giornalista un incarico in contrasto con l’esercizio autonomo della professione.

E sarebbe anche particolarmente positivo se anche Ferpi e Assorel affidassero a un organismo esterno, così come ha fatto l’Ordine dei Giornalisti (che ha affidato alla Consob il compito di comminare le multe ai giornalisti che infrangono le regole), l’applicazione delle sanzioni, che dovrebbero essere estremamente severe.

Altrimenti, continueranno a darci del “pierre”… e noi continueremo a meritarci questo appellativo.

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  • Steve Ballmer fa male a Microsoft?

    I fatti sembrano confermarlo.

    Questo elenco arriva dal blog Mini-Microsoft, che - apparentemente - proviene dall’interno dell’azienda.

    • Insieme a Bill Gates, ha preso decisioni che si sono tradotte in infrazioni della legge, e quindi in multe, restrizioni all’operatività e perdita di credibilità.
    • Insieme a Bill Gates, ha investito più di 10 miliardi di dollari in contanti in progetti nell’area delle telecomunicazioni, che sono falliti e hanno causato la perdita dell’intero ammontare.
    • All’apice della crisi, quando sarebbe stato possibile acquistare delle aziende con pochi soldi, Microsoft aveva miliardi in contanti, e altre aziende si sono rafforzate, non ha fatto nessun investimento.
    • Ha investito 10 miliardi di dollari in “settori emergenti” che a qualche anno di distanza rappresentano solamente il 10% del fatturato Microsoft, non crescono nemmeno del 10% e soprattutto non generano profitto.
    • Ha sostenuto spese enormi per gli utili sulle stock option, la maggior parte dei quali è finita nelle tasche dei top manager, che in molti casi non hanno raggiunto i propri obiettivi ma hanno ugualmente speculato sulle azioni (di fatto, un bonus sulle cattive performance).
    • Come risultato di queste azioni, ha fatto sì che l’azienda non aumentasse gli utili per cinque anni consecutivi, nonostante nello stesso periodo il fatturato sia cresciuto del 50%.
    • Ha approvato un oneroso programma di licenze nel momento in cui molte aziende avevano problemi economici, mettendo in difficoltà una buona percentuale dei clienti e alimentando la migrazione verso l’Open Source [grazie, a nome della comunità].
    • Da quando è alla guida dell’azienda, Microsoft ha sottovalutato il problema della sicurezza e ha dovuto rincorrere il problema, ha mancato l’evoluzione verso le ricerche a pagamento e ha dovuto rincorrere il problema, ha mancato l’evoluzione verso i web service e ha dovuto rincorrere il problema, ha mancato il boom della “portable music” e ha dovuto rincorrere il problema, ha abbandonato lo sviluppo di Internet Explorer e ha dovuto rincorrere il problema, e adesso non sembra in grado di rilasciare nessun prodotto nei tempi previsti, nemmeno limitandone le funzionalità (Longhorn, CRM, SQL, VS, eccetera eccetera).
    • Da quando è alla guida dell’azienda, la crescita di Microsoft è scesa dal 20-30% a meno del 10%, e le previsioni sono per un ulteriore rallentamento.
    • Nonostante le azioni abbiano perso il 50% del loro valore negli ultimi cinque anni, ha approvato il catastrofico piano di payout da 32 miliardi di dollari contro il parere di tutti gli esperti, che - per sostenere l’azione - suggerivano un’acquisizione accrescitiva, un buyback di maggiori dimensioni o un aumento dei dividendi.
    • Come risultato di tutto questo, ha perso la fiducia di Wall Street e degli investitori. Il sentimento generale è passato da “Microsoft è solida, la ripresa è questione di tempo” a “Quest’azienda è finita?”. Recentemente, ci sono stati diversi articoli sulla stampa che sostenevano questa posizione.

    C’è bisogno di altri esempi?

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