Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for April, 2005

L’importanza degli analisti

Gli analisti dovrebbero essere uno tra i target prioritari di qualsiasi strategia di comunicazione nel settore delle tecnologie avanzate.
1. Gli analisti hanno sempre un impatto positivo sulle vendite, confermato da molti articoli e numerose ricerche:

  • 11 CIO su 12 “ricavano informazioni preziose dalle informazioni e dai servizi forniti dagli analisti specializzati nelle tecnologie avanzate”
  • Gli analisti sono la seconda fonte di influenza, per importanza, per i responsabili IT delle aziende del Regno Unito, dopo le raccomandazioni dei pari grado
  • L’86% dei responsabili delle decisioni d’acquisto dei prodotti a tecnologia avanzata in Europa non effettua nessun tipo di scelta nell’area del software aziendale senza il consiglio degli analisti
  • Il 40-60% degli acquisti di tecnologia nel mondo viene influenzato direttamente dalle opinioni degli analisti

L’impatto positivo, comunque, non è solo quello diretto. Gli analisti, infatti, possono aiutare le aziende di information technology a entrare nella short list (e quel che è peggio, possono determinare la loro uscita dalla short list) dei vendor da interpellare.
2. Gli analisti offrono un’interpretazione del mercato, basata su uno scambio di opinioni con i vendor e con gli utenti di prodotti a tecnologia avanzata, molto più completa, analitica e indipendente. Che si tratti di giudicare la qualità un prodotto o l’efficacia di un messaggio di marketing, gli analisti possono fornire un giudizio o una valutazione della proposta di un vendor di information technology, e del suo impatto sul mercato.
3. Gli analisti godono di grande visibilità sui media. Se guardiamo al 2004, Gartner, IDC e Ovum sono stati citati più di 3.700 volte sulla stampa inglese, in seguito all’emissione di un comunicato stampa, o per i risultati di una ricerca, oppure per l’intervista di uno degli analisti. Inoltre, alcuni analisti pubblicano degli articoli sul web, liberamente disponibili, mentre altri hanno rubriche fisse sulla stampa.

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  • Avevo ragione, era un suicidio

    Dal sito di Romano Prodi è scomparsa ogni traccia del blog più patetico della storia, ma per non abbassare il tono è rimasto il photoalbum (non è un errore di trascrizione, è un errore di italiano).

    Che ciascuno interpreti come meglio crede questa immagine… una cosa è certa, si sta parlando di dimensioni…

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  • Adesso capisco, non ho il fisico…

    Certo, avere la conferma di certe cose a cinquant’anni, dopo averle sospettate per tutta una vita, fa abbastanza male.
    Il concetto è semplice: chi è alto e bello fa carriera. E io non sono né alto né bello, epperdipiù (non è un errore, è voluto) sono anche cicciottello.
    Aristotele, in tempi non sospetti, aveva detto che “la bellezza personale è la migliore di tutte le raccomandazioni, ben più di qualsiasi lettera di referenze”.
    La rivista The Regional Economist ha pubblicato un articolo in cui viene addirittura quantificato in termini percentuali il maggiore guadagno dei belli e longilinei, che è del 5% in più rispetto alla media, e il minore guadagno dei brutti e brevilinei, che è del 9% rispetto alla media. Una situazione che viene confermata dalla differenza tra l’altezza media degli statunitensi, che è di 177 centrimetri (un centimetro in meno del sottoscritto), e quella di una buona parte dei top manager delle grandi aziende, che è di 188 centimetri.
    Quindi, se lavorate in un’azienda statunitense, non fate come me, che cercavo di ottenere dei buoni risultati e nella maggior parte dei casi ci sono anche riuscito, ma cercate di crescere!

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  • Come scrivere un comunicato stampa

    Se riuscite a rispondere alla maggior parte di queste domande, riuscirete anche a scrivere un comunicato stampa:

    1. Cosa viene annunciato?
    2. Qual è il fattore “WOW”? Per quale motivo un giornalista dovrebbe scegliere questo rispetto alle dozzine di annunci che riceve ogni giorno?
    3. Qual è la caratteristica chiave?
    4. Quali sono i successivi due o tre punti che contraddistinguono questo annuncio?
    5. Descrivete la relazione tra la vostra e l’azienda con cui effettuate l’annuncio congiunto. Da quanto tempo esiste la collaborazione tra le due aziende?
    6. Se possibile, descrivete il prodotto o servizio che fornite. Come funziona? (la descrizione dovrebbe essere più semplice possibile).
    7. Quali sono le funzionalità chiave del prodotto e i vantaggi che ne derivano?
    8. Quali problemi risolve il prodotto?
    9. Quali sono i vantaggi per la vostra azienda e i suoi partner/clienti?
    10. Ci sono degli esempi specifici di come gli utenti utilizzano il prodotto?
    11. Qual è la differenza con i concorrenti? In cosa è differente/migliore rispetto a quello che è attualmente disponibile sul mercato?
    12. Questo annuncio come si inserisce nella strategia della vostra azienda? Per esempio: contribuisce all’immagine dell’azienda in uno specifico settore di attività, dimostra il valore ai partner/clienti dell’azienda, serve come esempio della presenza globale dell’azienda.
    13. Questo annuncio come supporta la strategia dei vostri partner?
    14. Quale tra i vostri manager dovrebbe essere citato in questo annuncio? Quale argomento dovrebbe essere citato nella sua dichiarazione?
    15. C’è un utente che è possibile citare? Quale utente potrebbe essere disposto a fornire una dichiarazione e quali argomenti voi vorreste che venissero citati nella sua dichiarazione?

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  • L’abbandono della notizia

    Qual è il futuro dell’industria dell’informazione? Se lo chiede un report della Carnegie Corporation of New York, che offre alcune provocazioni interessanti.
    Il “consumo” di notizie e di informazioni sta cambiando, e il futuro dell’industria viene messo in discussione dal fatto che i giovani non utilizzano più le fonti tradizionali ma si affidano a portali Internet, chat e blog, telefoni cellulari e instant messaging. Allo stesso tempo, il “giornalismo dei cittadini” basato sui blog sta cambiando la natura di chi produce le notizie.
    La ricerca Carnegie ha l’obiettivo di individuare le modalità di raccolta e accesso alle notizie degli individui di età compresa tra 18 e 34 anni, oggi e in futuro. Per chi lavora nell’industria dell’informazione, si tratta di tendenze in un certo senso preoccupanti, mentre per chi appartiene alla comunità dei blogger e dei new media si tratta di un’opportunità importante.
    Gli individui tra i 18 e i 34 anni affermano di voler aumentare l’uso di Internet come principale fonte di notizie, e di utilizzare sempre di meno i quotidiani. La televisione locale (che negli Stati Uniti corrisponde alla televisione dei singoli Stati) è la fonte di notizie più utilizzata, e viene vista da più del 70% di questi individui almeno una volta alla settimana e dalla metà almeno tre volte alla settimana. I gruppi che la guardano di più sono le donne e le classi con il reddito più basso.
    La seconda fonte di notizie è Internet, che è la prima tra gli uomini, le classi più ricche e gli utenti che dispongono di una connessione a banda larga. I portali come Yahoo.com e MSN.com, che offrono un canale di notizie aggiornato in tempo reale, sono le fonti più citate, e vengono utilizzati dal 44% del campione almeno una volta al giorno.
    Misurata in base all’uso quotidiano, la TV locale è al secondo posto con il 37%, seguita dai siti dei network televisivi con il 19%, dai quotidiani sempre con il 19%, dalle TV via cavo con il 18% e dalle reti nazionali con il 16%. Internet è largamente davanti agli altri media tra i giovani.
    Secondo la ricerca Magid, i giovani consumatori affermano che Internet è “il mezzo più utile per imparare” con un margine del 26% (41 contro 15) rispetto alla TV locale, seconda classificata. Inoltre, il 49% dichiara che Internet fornisce le notizie “solo quando lo voglio” (un fattore di estrema importanza per questo gruppo di età) verso il 15% per la TV locale.
    Questo pubblico, i nuovi consumatori e i leader di una società moderna e complessa, sta abbandonando la notizia così com’è stata concepita per anni, ed è sempre più chiaro che un gran numero di questi individui non tornerà mai più ai quotidiani e ai notiziari dei canali televisivi nazionali.
    Per le informazioni più aggiornate, i giovani non si affidano al quotidiano del giorno consegnato sulla porta di casa o al telegiornale nazionale consumato in famiglia all’ora di cena. Essi, così come altri gruppi, vogliono le notizie “on demand”, quando ne hanno bisogno. E, affermano gli esperti, in questo nuovo mondo del giornalismo i giovani vogliono un coinvolgimento personale, e vogliono che coloro che presentano le notizie siano trasparenti nelle loro considerazioni e nel loro orientamento. E non potrebbe essere diversamente, visto che l’età media dei lettori dei quotidiani è 53 anni, ed è più o meno la stessa degli ascoltatori dei notiziari televisivi.
    “Nella maggior parte dei casi, le principali aziende nel settore dell’informazione hanno chiuso un occhio di fronte a quello che stava succedendo, perché era una sfida e perché avrebbero dovuto affrontare dei cambiamenti radicali”, afferma Rusty Coats, Director of New Media di Minnesota Opinion Research, Inc. (MORI). Per anni, esse si sono illuse sulla base dei dati storici, che in genere affermavano che i cittadini più anziani finivano con il leggere il quotidiano locale perché era quello che meglio degli altri rappresentava i loro interessi.
    Tra il 1972 e il 1998, la percentuale delle persone di età compresa tra 30 e 39 anni che leggeva un quotidiano tutti i giorni è crollata dal 73 al 30%. E nei tre anni che passano dal 1997 al 2000, la percentuale dei giovani di età compresa tra 18 e 24 anni che affermavano di leggere il quotidiano del giorno prima è diminuita del 14%, secondo la Newspaper Association of America.
    In Europa, Vodafone offre Vodafone Live!, con i notiziari delle stazioni televisive ITN nel Regno Unito, N24 in Germania, Rai News in Italia ed El Mundo in Spagna.
    Il modo in cui i responsabili delle notizie interagiscono con le modalità di fruizione delle notizie stesse - sotto forma di un’immagine, un instant message, un SMS, una storia su un portale Internet o un quotidiano afferrato di corsa mentre si sale sulla metropolitana - la dice lunga sul futuro delle notizie.
    La storia suggerisce di adattare il “prodotto” notizia alle esigenze dei tempi e delle generazioni. Per esempio, le notizie di economia erano trascurate dalla maggior parte dei quotidiani fino agli anni ‘80 e ‘90, mentre oggi ricevono una grande attenzione. Il problema maggiore, però, sta nell’opportunità di modificare l’approccio alle notizie: il racconto può cambiare con l’aggiunta di maggiore interattività e la partecipazione dei cittadini, e l’utilizzo di musica, grafica e animazioni?
    L’evoluzione verso questa nuova forma di notizia è stata accelerata dagli sviluppi - inattesi - della campagna elettorale 2004 per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti, che ha fornito numerosi esempi: sia John Kerry che il Presidente George W. Bush hanno utilizzato Internet come componente strategico della propria attività di raccolta fondi e di relazioni pubbliche indirizzate ai giovani. Pew Internet and American Life Project ha rilevato che tra le persone di età compresa tra 18 e 34 anni con accesso veloce alla rete, il 40% ha dichiarato che Internet è stata la principale fonte di informazioni sulla campagna, una percentuale doppia rispetto a coloro che hanno citato i quotidiani. La stessa ricerca ha rilevato che il 21% di tutti i cittadini statunitensi ha identificato Internet come principale fonte di informazioni sulla campagna, il doppio rispetto all’elezione del 2000.
    Il messaggio che arriva forte e chiaro dai blogger e dai loro lettori dice che c’è una nuova forma di giornalismo “dei cittadini” che coinvolge coloro che sono al di fuori dell’ambiente ufficiale. Nella primavera del 2004, The Bakersfield Californian ha lanciato The Northwest Voice, un settimanale della comunità e un sito Internet, i cui contenuti - nella maggior parte di casi - sono prodotti dai membri della comunità stessa e sottoposti via Internet.
    Allo stesso modo, The Command Post è un sito creato da un network mondiale di blogger per contenere delle notizie e fornire dei link ad altri siti che aggiungono documentazione e informazioni.
    I responsabili dei media devono concentrarsi rapidamente sulle piattaforme Internet, perché è ormai chiaro che il futuro dei quotidiani - in termini di lettori e forse anche in termini di fatturato pubblicitario - si deciderà online. E’ quindi tempo che gli investimenti degli editori sui prodotti online siano proporzionali al numero dei lettori su Internet e al tasso di migrazione verso la distribuzione digitale delle notizie, e siano accompagnati da un approccio creativo allo sviluppo di nuove iniziative.
    L’industria delle notizie dovrebbe riconoscere l’importanza di quello che sta succedendo a Bakersfield e collaborare con i blogger e i giornalisti indipendenti per sperimentare nuove alleanze e nuovi prodotti. Dalle novità più semplici, come la pubblicazione dell’indirizzo e-mail di tutti i giornalisti, a quelle più complesse, come il dialogo con le fonti delle notizie e la comunità, i prodotti editoriali devono trasformarsi da distributori a integratori di contenuti, e devono raccogliere i contributi e le idee che provengono dall’esterno.
    Inoltre, devono riconoscere il valore di un oggetto di tecnologia che è ormai nelle mani di tutti: il telefono cellulare.
    Senza questo tipo di approccio, senza un totale ripensamento, senza una maggiore apertura alle novità, l’industria dei media - così com’è stata concepita fino a oggi - è chiaramente in pericolo. Certo, il modello di fatturato basato in gran parte sulla pubblicità tabellare e sugli annunci finanziari e di lavoro è destinato a scomparire, e la maggior parte di questo fatturato scomparirà su Internet. Uno studio afferma che il sito di annunci di lavoro gratuiti Craigslist è costato, da solo, a tutti i quotidiani dell’area di San Francisco tra i 50 e i 65 milioni di dollari di fatturato.
    Una svolta è ancora possibile, ma solo per le organizzazioni che hanno voglia di investire tempo, testa e risorse nello sviluppo di un dialogo con il pubblico, e in modo particolare con quello più giovane.

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  • La crescita di Firefox

    La società di ricerca francese Xiti ha fatto una ricerca sull’adozione di Firefox da parte degli utenti domestici nei diversi Paesi europei, in due fasi (a distanza di venti giorni l’una dall’altra), che dimostra come la crescita del browser di Mozilla Foundation sia ormai inarrestabile, al punto da essere visibile anche nell’arco di un tempo così breve.
    Per poter misurare l’utenza domestica, la ricerca è stata effettuata sempre di domenica, nel corso del mese di marzo 2005: la prima fase domenica 6, su un campione di 16.650.993 visite a siti professionali, da parte degli utenti di cinque Paesi (Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna), la seconda fase domenica 27, su un campione di 19.504.264 visite sempre a siti professionali da parte degli utenti di 23 Paesi (l’elenco è nella tabella più avanti).
    Il livello di adozione di Firefox in Europa è ancora abbastanza disomogeneo.
    Il 6 marzo, Firefox era utilizzato dal 21,4% dei navigatori tedeschi, dal 12,2% dei francesi, dal 10,9% degli inglesi, dal 9% degli spagnoli e dall’8,6% degli italiani.

    Il 27 marzo, Firefox era utilizzato da una media dell’11,6% dei navigatori europei. La percentuale più alta in Finlandia, con il 22,62%, e quella più bassa nel Principato di Monaco con il 4,11%. Per il resto, una dispersione che non permette nessun tipo di considerazione, se non quello che l’adozione è leggermente superiore - in media - nei Paesi del nord e dell’est (ma la Danimarca è terzultima con il 6,24% e la Lituania penultima con il 4,30%). E’ invece evidente come in soli venti giorni la percentuale sia aumentata in quasi tutti i Paesi già analizzati il 6 marzo: i tedeschi sono passati dal 21,4% al 21,6%, i francesi dal 12,2% al 12,4%, gli inglesi dal 10,9% al 10,7%, gli spagnoli dal 9% al 9,4%, e gli italiani dall’8,6% al 9,3%.

    Paese

    Percentuale

    Finlandia

    22,62%

    Germania

    21,56%

    Repubblica Ceca

    19,02%

    Polonia

    14,93%

    Ungheria

    14,54%

    Svezia

    14,41%

    Svizzera

    13,89%

    Austria

    12,80%

    Francia

    12,45%

    Lussemburgo

    11,57%

    Romania

    10,69%

    Regno Unito

    10,66%

    Belgio

    10,01%

    Estonia

    9,93%

    Grecia

    9,88%

    Norvegia

    9,78%

    Spagna

    9,41%

    Italia

    9,33%

    Olanda

    9,19%

    Portogallo

    9,07%

    Irlanda

    7,84%

    Danimarca

    6,24%

    Lituania

    4,30%

    Monaco

    4,11%

    Secondo Xiti, l’uso di Firefox è più alto durante il week-end che durante la settimana, in quanto le aziende hanno un atteggiamento più conservatore dei singoli utilizzatori. In termini percentuali, questa differenza viene stimata in una media compresa tra due e tre punti.

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  • Gli errori del Presidente…

    Lo confesso, sono andato sul sito del “Presidente” per vedere se il blog - dopo il suicidio del 25 marzo - era resuscitato, ma avendo constatato che il cadavere era ancora lì, stecchito, ho fatto un giretto per vedere se c’erano commenti degni di nota ai risultati elettorali. Leggendo i testi con un po’ d’attenzione, mi sono reso conto che sono pieni di incertezze stilistiche e - quel che è peggio - grammaticali. La cosa, pensando a una persona che si fregia del titolo di Professore e punta al ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri, mi ha lasciato un po’ perplesso.
    Un esempio per tutti, dal discorso alla Conferenza Programmatica di DL - La Margherita del 28 gennaio 2005: “noi siamo quelli che se vedono [essi?] qualcuno che cade a terra, noi ci fermiamo e lo aiutiamo ad alzarsi”. Scritto così, significa che noi aiutiamo ad alzarsi una persona che altri hanno visto cadere per terra. Un gesto sicuramente nobile, ma se non l’abbiamo vista come facciamo a sapere che è caduta, e quindi ad aiutarla? Ce lo dicono “essi”? Abbiamo poteri sovrannaturali? Romano Prodi come Clark Kent?
    La cosa mi ha fatto ancora più specie ripensando a un post di Luisa Carrada che avevo appena letto, ispirato a un documento di James Horton che vi suggerisco di scaricare e leggere con attenzione.
    Luisa elenca 13 “regole” per il ghostwriter, colui che ha il compito di scrivere i discorsi per un uomo politico o un manager ha il compito di parlare in pubblico. Io ne aggiungerei una quattordicesima (che non avrei mai voluto vedere): “Se scrivete in italiano, rispettate la grammatica…”.
    Che il ghostwriter di Romano Prodi sia Palmiro Cangini, Assessore alle Varie ed Eventuali del Comune di Roncofritto?

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  • Un popolo di ottimisti

    Oggi ho scoperto il PIPA, il Program on International Policy Attitudes della University of Maryland, un’istituzione che effettua ricerche sull’opinione pubblica internazionale in merito a problemi di politica estera e a problemi internazionali. Il link che stavo seguendo era quello di un’indagine molto recente (i risultati sono stati annunciati oggi), secondo la quale i cittadini di 20 Paesi su 23 vorrebbero che l’Europa avesse una maggiore influenza degli Stati Uniti negli affari internazionali. Interessante, ma più interessante ancora - almeno per noi italiani - è una precedente ricerca del 25 gennaio, che analizza l’atteggiamento dei cittadini di 22 Paesi nei confronti dell’economia mondiale, nazionale e familiare. La ricerca è stata completata prima del Natale 2004.
    I risultati mettono in evidenza come gli italiani siano, in questo momento, la seconda popolazione più pessimista in assoluto, prima dei coreani del sud (quelli del nord non si possono pronunciare), considerando la media delle risposte:

    Condizioni dell’Economia Mondiale: il 67% degli italiani ritiene che stiano peggiorando, e il 17% ritiene che stiano migliorando. Peggio di noi solamente la Corea del Sud, mentre il Giappone - che ha la percentuale più bassa di ottimisti, il 12% - ha una percentuale molto più bassa di pessimisti, il 45%.

    Condizioni dell’Economia Nazionale: l’81% degli italiani ritiene che stiano peggiorando, e il 12% ritiene che stiano migliorando. Peggio di noi le Filippine con l’82% e la solita Corea del Sud con l’88% di pessimisti.

    Condizioni dell’Economia Familiare: il 58% degli italiani ritiene che stiano peggiorando, e il 15% (la percentuale più bassa in assoluto, alla faccia delle dichiarazioni del governo) ritiene che stiano migliorando. Peggio di noi, per la percentuale dei pessimisti, solo il Messico con il 69% e la solita Corea del Sud con il 71%.
    Dei dati che fanno meditare, e confermano che le previsioni pessimistiche degli economisti sono condivise dalla maggioranza degli italiani. I grafici permettono di verificare come, con l’eccezione della Francia, i cittadini di tutti gli altri Paesi europei abbiano un atteggiamento molto più ottimista di quello degli italiani nei confronti della situazione economica mondiale, nazionale e familiare. Davanti a queste cifre, è molto difficile continuare a sostenere che tutto va bene, e soprattutto che le tasse dimuiscono e i salari aumentano…

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  • Gartner, mah…

    Secondo GartnerWatch, una fonte apparentemente bene informata, Gartner ha licenziato il 75% degli analisti di Meta Group, azienda concorrente che ha recentemente acquisito. Tra questi, l’italiano Enrico Camerinelli, che ho avuto occasione di conoscere professionalmente che stimo. Enrico è una tra le persone più competenti nell’area del software enterprise che io abbia mai conosciuto, e intende continuare a fare il consulente.
    Di fronte a queste notizie, comunque, c’è da chiedersi se Gartner abbia acquisito Meta Group per allargare le proprie competenze - non solo sotto il profilo delle practice ma anche sotto quello delle metodologie - o per eliminare un concorrente che giudicava eccessivamente pericoloso.

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  • Occhio ai blogger

    Domenica 3 aprile, PEW Internet & American Life Project ha emesso il seguente comunicato per annunciare una nuova ricerca, che potete scaricare in formato PDF:
    Più di 22 milioni di adulti Americani possiedono un iPod o un lettore MP3, e di questi il 29% ha scaricato un podcast dal Web per poter scegliere di ascoltarlo nel momento migliore. Questo significa che più di 6 milioni di adulti hanno provato questa nuova funzionalità, che permette di scaricare un file audio sul proprio lettore portatile.
    Lunedì 4 aprile, Matt Croydon commenta:
    Forse era meglio dire: “Circa 60 dei 208 Americani che possiedono un lettore digitale e hanno acconsentito a rispondere a delle domande sull’uso di quest’ultimo affermano di aver ascoltato un podcast”.
    Martedì 5 aprile, arrivano i commenti di TechDirt, Engadget e Media Guerrilla, che conclude: “Sei milioni di americani ascoltano i podcast. Stavamo scherzando…”.
    La morale: attenzione a quello che scrivete, indipendentemente dal vostro nome e dalla vostra reputazione. I blogger sono molto attenti…

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  • Calendario

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