Author: italovignoli
3
Apr
Lavorate nel mondo delle pubbliche relazioni, ma non avete la più pallida idea della vostra professione? Seguite queste regole: almeno per l’aspetto e il comportamento, vi scambieranno per un professionista. Fate attenzione, però, questo potrebbe crearvi dei problemi: se lavorate in un’agenzia, i clienti potrebbero chiedersi perché devono pagare un professionista quando possono buttare i soldi al vento con un pierre, mentre se lavorate in un’azienda, il management - di cui ovviamente non fate parte - potrebbe pensare che siete diventato inutile, perché sembra che abbiate smesso di divertirvi per lavorare seriamente, E, si sa, un pierre vede gente e fa cose, ma non lavora.
Ricordatevi di Huh Corporation, e del suo slogan: “we do stuff”… Un punto di riferimento…
Ma torniamo alle regole.
- Prima di tutto, ricordatevi che lavorate nel mondo delle relazioni pubbliche, per cui non siete un pierre ma al massimo un errepì (come questo blog). I pierre si occupano di pubbliche relazioni, sono spesso completamente inutili ma fanno un sacco di cose e vedono un sacco di gente, non sono focalizzati sui risultati ma sanno benissimo come giustificare il fatto che non riescono a ottenerli, parlano usando le espressioni più trendy ma non sanno scrivere in italiano, confondono mission, posizionamento, strategia, messaggio e tattica (anzi, spesso fanno un PowerPoint dove questi termini sono posti alla rinfusa intorno a un cerchio, con una serie di frecce che puntano in modo casuale dall’uno all’altro), e pensano che il rumore di fondo sia quello prodotto dal traffico quando le finestre sono aperte.
- Vestite in modo professionale, senza esagerazioni. La nostra professione sta nel cervello, e non ha nulla a che vedere con il doppiopetto e con il tailleur, con tutto quello che ne consegue… Il nostro mestiere ci deve portare, in modo naturale, a stare nell’ombra, dopo aver costruito le condizioni perché siano gli altri a occupare una posto in prima fila, sotto la luce dei riflettori. Questo non vuol dire, ovviamente, che noi dobbiamo scomparire. Anzi, dobbiamo essere in grado di comparire, in modo discreto, dicendo e facendo le cose giuste, a integrazione o supporto di quello che dicono i portavoce ufficiali, ogni volta che si presenta la necessità.
- Siate preparati, ovvero, studiate. Per poter gestire la comunicazione di un’azienda, dall’interno o dall’esterno, verso uno qualsiasi dei suoi molteplici pubblici, dovete conoscere l’azienda stessa, in modo approfondito, meglio di chiunque altro (o almeno, dovete provarci). Oggi, con internet, è molto più facile che in passato tenere sotto controllo gli umori della stampa e degli opinion maker, le reazioni positive o negative della comunità finanziaria, le tendenze del mercato e delle diverse tecnologie. Queste conoscenze, unite a quella dell’azienda, consentono al consulente di comunicazione di filtrare tutte le informazioni disponibili per contribuire alla definizione della strategia e delle tattiche più adatte per il raggiungimento degli obiettivi. Ovviamente, questo non permette più di trincerarsi dietro frasi come “non lo sapevo” o “me lo dovevate dire”, che sono tipiche del pierre.
- Studiate anche le caratteristiche dei vostri interlocutori: il linguaggio, le fonti di informazione, i vincoli della professione e dell’ambiente in cui operano, il modo in cui comunicano, i punti di riferimento che utilizzano, i condizionamenti a cui devono sottostare. Nel caso dei giornalisti, che rimangono un interlocutore fondamentale per la nostra professione, studiate il loro modo di lavorare, le preferenze, le passioni, le manie e le certezze, così come i dubbi e le idiosincrasie. Ovviamente, studiate anche i media: guardate le TV, ascoltate le radio, leggete i giornali e le riviste.
- E dopo aver studiato, utilizzate le conoscenze per essere propositivi: sviluppate nuove idee, proponete nuove iniziative, esplorate nuovi strumenti e nuovi metodi per comunicare. Abbiamo la fortuna di fare un lavoro in cui non c’è nulla di definitivo, perché tutto è legato all’evoluzione della conoscenza, e quindi cambia con il cambiare dell’uomo e dei mezzi di comunicazione.
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