Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
30 Apr
L’ultima ricerca sulla diffusione dei browser, effettuata da Janco Associates, assegna a Internet Explorer una quota di mercato dell’83,07%, a Firefox il 10,28%, a Mozilla il 3,81%, a Netscape, AOL, MSN Explorer e Opera meno dell’1%.
Prendo atto, con riserva. Si tratta di dati totalmente diversi da quelli che risultano a entrambi i sistemi di monitoraggio degli accessi a questo blog, che dovrebbero riflettere la composizione di un gruppo di utenti abbastanza eterogeneo, ovvero la comunità professionale dei comunicatori, e i suoi dintorni.
Queste sono le percentuali secondo ShinyStat.
| Explorer 6.x |
57,31% |
| Firefox |
34,15% |
| Explorer 5.x |
4,60% |
| Safari |
2,46% |
| Mozilla |
0,66% |
| Netscape 7.x |
0,33% |
| Opera 7.x |
0,33% |
| Sconosciuto |
0,16% |
Queste, invece, sono le percentuali secondo Sitemeter.
| Explorer 6.x |
59% |
| Firefox |
35% |
| Explorer 5.x |
2% |
| Safari |
2% |
| Mozilla |
1% |
| Sconosciuto |
1% |
Non credo che la differenza rispettivamente del 23,87% e del 24,72% sia dovuta a una composizione del campione diversa dalla media degli utenti italiani.
I casi sono due, o gli italiani hanno perso la testa per Firefox, o Janco Associates ha perso la testa per Microsoft. Voi per quale versione siete?
30 Apr
Le parole possono determinare il successo o il fallimento di una soluzione, un prodotto o un servizio.
In media, un bambino di un anno ha un vocabolario di tre parole, eppure i genitori riescono ugualmente a parlare con lui. A due anni, il vocabolario è salito a 272 parole, a tre a 900, a quattro a 2.000. Un adulto pronuncia da 125 a 200 parole al minuto, e fino a 18.000 al giorno. Purtroppo, non tutte in modo appropriato o corretto.
La comunicazione usa le parole, e lo deve fare in modo professionale. I materiali di vendita, i manuali, persino il sistema di risposta automatica del telefono devono utilizzare parole positive, coinvolgenti. Se un cliente incontra parole fredde, poco chiare, troppo tecniche, rischia di vedere l’azienda sotto la stessa luce. Scegliere queste parole è un lavoro da professionisti.
Secondo lo psichiatra John Reitmann, un individuo impiega il doppio del tempo per comprendere una frase che utilizza un approccio negativo rispetto a una frase positiva.
Fortunatamente, esistono parole di ogni tipo: parole di fede, parole di incoraggiamento, parole di lotta, parole straniere, parole semplici, parole grosse, parole conclusive. Ciascuna di esser ha uno scopo. Scegliete quella giusta per la vostra situazione.
Per far crescere e tenere aggiornato il vocabolario, è indispensabile leggere. In questo modo, avrete sempre la parola giusta per ogni situazione sulla punta della lingua, o sulla punta delle dita.
29 Apr
Ampia sintesi di un articolo comparso su Repubblica, interessante e preoccupante allo stesso tempo:
L’allarme di Confindustria: “Italia in declino, ultima in Europa”
Il reddito pro-capite nazionale è tornato ai livelli degli anni Settanta
L’Italia è un paese dove si produce di meno e si paga di più, dove l’istruzione arranca e il costo dei servizi e della burocrazia sono montagne invalicabili, dove il declino non è più una sensazione ma un’inesorabile serie di cifre messe assieme dal Centro Studi della Confindustria per elaborare il primo check-up completo sullo stato della competitività in Italia.
L’analisi, che verrà aggiornata ogni tre mesi, traccia un responso che lascia pochi dubbi: il Paese è in piena fase di rallentamento, e in alcuni casi è addirittura tornato indietro di trent’anni. Basti pensare al livello del reddito pro capite: nel 1986 quello italiano sembrava aver preso il volo, era più alto del 6% rispetto alla media europea. Nel 2003, il suo livello si è riabbassato alla media dell’UE, come negli anni Settanta.
Stesso risultato se il paragone viene fatto con il reddito pro capite USA: poco più di vent’anni fa il nostro era l’80% di quello medio americano, ora è scivolato al 70. I favolosi anni della crescita sono davvero un ricordo lontano. Trent’anni fa, la produzione del Paese viaggiava a tassi di crescita del 3%, mentre oggi annaspa all’1.
Oggi, ci sono di mezzo il caro petrolio e l’euro forte che penalizzano le esportazioni (la quota italiana sul commercio mondiale, dal 1996 al 2004, è scivolata dal 4,8 al 3,8%). Gli altri Paesi europei hanno parato i colpi meglio di noi, sia per quanto riguarda la capacità di produrre (nel 2004, il PIL della Ue è cresciuto a un ritmo del 2,2%), che per quanto riguarda quella di vendere (Francia e Germania hanno mantenuto stabili al 5% le loro quote sul mercato mondiale).
Nella crisi che ci affligge ci sono precise responsabilità nazionali: i prezzi non diminuiscono e la ricerca non viene sostenuta. E poi l’elettricità e i servizi: un’impresa italiana, per produrre, paga una bolletta più alta del 20% rispetto alla media UE. Il peso della burocrazia la soffoca: per aprire una attività economica in Italia ci vogliono 9 procedimenti e 3.800 dollari, in Danimarca ne bastano quattro ed è tutto gratis.
Il consumatore italiano che apre un conto corrente in banca paga 113 euro all’anno per usufruire di una quota standard di servizi, mentre il suo collega olandese ne paga 25 e la media UE è di 75 euro l’anno. E il guaio è che, a differenza dei prezzi di ristoranti, alberghi, pizzerie - ancora alti, ma con prospettive di rallentamento - per quelli dei servizi bancari è previsto un ulteriore balzo in avanti.
Il futuro non lascia grandi speranze: alla ricerca, che dovrebbe essere la spinta propulsiva della crescita, l’Italia dedica investimenti per l’1,1% del PIL, contro una media europea del 2 (ma la Francia destina il 2,2, la Germania e la Danimarca il 2,5, la Svezia il 4,7). Ci sono pochi laureati (il 12% dei giovani fra i 25 e i 34 anni) e pochi ricercatori (il 2 per mille degli occupati, contro una media europea del 6), che dal 1991 al 2001 sono diminuiti a un tasso dell’1,6% l’anno.
28 Apr
Grazie a questa lumaca, un gruppo di ricercatori israeliani è riuscito a dimostrare che lo SNAP (SNAil-based data transfer protocol, o protocollo di trasferimento dei dati basato su lumaca) è più veloce dell’ADSL. Tutti i dettagli della storia li trovate in questa pagina. Nel 2004, un analogo esperimento era stato portato a termine con tre piccioni.
24 Apr
Ho ripreso in mano, dopo qualche tempo, un breve e divertente saggio di Carlo Maria Cipolla su “le leggi fondamentali della stupidità umana”.
Gli enunciati delle cinque leggi meritano di essere ricordati:
Cipolla ci ricorda anche che:
Concluderei con un celebre slogan: “Meditate gente, meditate…”.
Tags: media, pr24 Apr
Yogi Berra è un giocatore di baseball noto per le sue improbaili battute. Una di queste, però, nella sua ingenuità anticipava quello che sarebbe successo in Italia con l’avvento dell’Euro: “a nickel ain’t worth a dime anymore”, che potremmo parafrasare in “duemila lire non valgono più un euro”. Preveggente…
Le altre battute di Yogi Berra le trovate a questo indirizzo.
Ne segnalo alcune:
E poi hanno il coraggio di prendere in giro il Trap…
Tags: pr22 Apr
Ho letto con interesse gli interventi di tutti coloro che hanno offerto un’interpretazione dell’acquisizione di Macromedia da parte di Adobe. Mi spiace dirlo, ma non c’è nessuno - nemmeno negli Stati Uniti - che sia andato a ritroso nella storia delle due aziende per comprendere come si sia arrivati alla situazione attuale, e per offrire degli elementi utili per l’analisi di quello che sta succedendo e di quello che succederà. E dire che stiamo parlando di due tra le più vecchie software house nel mondo del PC, con due storie parallele ma profondamente diverse: Adobe ha sempre sviluppato le tecnologie innovative al proprio interno, Macromedia - con l’eccezione di Director - le tecnologie innovative le ha sempre “comprate” insieme alle aziende.
Ho lavorato, come consulente, dodici anni consecutivi per Macromedia e otto anni consecutivi per Adobe, tra il 1988 e il 2002 (per un lungo periodo, quindi, ho lavorato contemporaneamente per entrambe, quando non erano concorrenti). Sono due aziende molto diverse, che non riusciranno a convivere se non con grandi difficoltà. Io credo che Adobe sia interessata soprattutto a Flash, l’unico standard grafico “de facto” che non è nato a Mountain View, e forse a Dreamweaver, l’unico programma professionale per l’editing dei siti. Tutto il resto, a partire da FreeHand, che aveva dovuto vendere proprio a Macromedia dopo l’acquisizione di Aldus, verrà probabilmente “gestito” ma non sviluppato.
Sotto certi punti di vista è un peccato, sotto altri era probabilmente una conclusione inevitabile.
20 Apr
Libera traduzione dell’articolo di Anick Jesdanun, giornalista Internet di Associated Press.
I blog sono giornali online per il consumo pubblico. In gran parte, sono diari personali condivisi con un gruppo di amici, colleghi e familiari. Occasionalmente, il numero dei lettori va oltre questa cerchia ristretta, grazie al passaparola. I blog più popolari arrivano ad avere migliaia di lettori ogni giorno, come i quotidiani più piccoli, e alcuni arrivano addirittura a guadagnare qualcosa con la pubblicità e le donazioni.
I blog hanno la personalità dei loro autori, e possono parlare di qualsiasi argomento, dalla vita privata a temi più generali come la politica e la tecnologia. Alcuni sono squisitamente mondani - un dibattito su uno show televisivo - e altri molto bene informati, grazie alle conoscenze dei loro autori, dei veri e propri esperti nei rispettivi campi di attività. Con tutta questa varietà, cosa fa di un blog un blog?
Una definizione non esiste, ma i blog tendono a essere più aggiornati dei siti personali e generalmente presentano gli argomenti in ordine cronologico, con i più recenti in alto. La maggior parte dei blog permette di scrivere commenti e lasciare link ad altri blog e pagine web, che - insieme - formano la “blogosfera”. Un blogger vede un articolo interessante e lo commenta, un altro blogger legge l’intervento e aggiunge la sua opinione, e non c’è limite al numero di link nella catena.
La maggior parte dei blog ha anche un “blogroll”, ovvero una lista dei blog letti dall’autore. Quindi, se trovate un blog su un argomento che vi interessa, è probabile che troviate altri blog sullo stesso argomento attraverso il blogroll.
A differenza dei giornali e delle TV, i blog non sono tenuti a verificare i fatti o a essere obiettivi, ma la loro immediatezza gli permette di rilevare gli errori in modo molto più rapido rispetto ai media tradizionali, e le loro opinioni sono spesso dichiarate e facilmente comprensibili. I media tradizionali continueranno a esistere, ma i blog contribuiranno al dialogo offrendo sempre nuovi punti di vista.
Iniziare un blog è facile. Google e Six Apart offrono da tempo servizi di blogging gratis e a pagamento. Recentemente, Yahoo e Microsoft si sono uniti al grupo.
Mantenere un blog è più difficile. Uno studio di Perseus su 3.634 blog, realizzato nel 2003, ha rilevato che i due terzi non sono stati aggiornati per almeno due mesi e un quarto addirittura dal primo giorno. Alcuni blogger hanno ammesso di non avere tempo, ma la maggioranza si è fermata senza spiegazioni.
Se volete iniziare un blog, tenete presente che elimina la distinzione tra vita privata e vita pubblica. Il blog è aperto al pubblico, e il vostro capo potrebbe essere uno dei vostri lettori. Diversi blogger sono stati licenziati a causa di quello che avevano scritto sul proprio blog.
D’altro canto, siccome il blog vi mette in relazione diretta con tutta la comunità Internet, se avete qualcosa da dire non passerà troppo tempo perché vi notino…
20 Apr
I vaticanisti sono una ristretta cerchia di giornalisti che assurge a inaspettata notorietà ogni morte di Papa, quando viene tolta dal congelatore delle rispettive testate e spedita a Portapporta per fare da spalla a Bruno Vespa. In occasione della recente indigestione di fatti vaticani, dovuta alla malattia e alla morte di Giovanni Paolo II e all’elezione di Benedetto XVI, il leader dei vaticanisti è stato senza ombra di dubbio Orazio Petrosillo del Messaggero, secondo - come presenze - soltanto a Bruno Vespa (e ci mancherebbe) ma saldamente davanti a tutti gli altri, compreso il cardinale anchorman Ersilio Tonini. Finito il Conclave, Orazio si è rifiutato di tornare nel congelatore ed è rimasto in Piazza San Pietro (nella foto, lo vediamo seduto sotto una colonna, mentre legge il giornale)…

Il problema si verificherà quando non lo faranno più entrare a Portapporta…
13 Apr
Avete bisogno di trovare un nome per un’azienda, un prodotto, un’iniziativa? Niente paura, ci pensano quelli di eNormicom
