Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for March, 2005

Ancora su Romano Prodi

Non sono d’accordo con Paolo Valdemarin, quando afferma che il blog del presidente ha chiuso, e non si tratta di una buona notizia. Come ho già avuto modo di spiegare su queste pagine, ritengo invece che la chiusura del blog da parte di Romano Prodi fosse un atto dovuto. Lo ha detto anche Beppe Grillo: “ancora una volta, i politici dimostrano di non aver capito nulla della rete, anche se sono professori”.

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  • Chi sono i “tech-fluentials”

    Oggi, Burson-Marsteller ha presentato i risultati di un nuovo studio sugli E-Fluencers, ovvero su coloro che influenzano - con il loro comportamento e le loro opinioni - un gruppo più o meno numeroso di individui. Secondo BM, la prossima generazione di influenzatori sarà quella dei Tech-Fluentials, i nuovi Chief Opinion Leader. La ricerca riguarda gli Stati Uniti, ma fornisce delle indicazioni utili anche per noi.
    Il grafico, che illustra la ricerca (il comunicato stampa in formato PDF lo potete scaricare a questo indirizzo), mostra alcune delle affermazioni maggiormente condivise dai tech-fluentials. Come potete vedere, si tratta di persone fortemente orientate alla tecnologia: quelli che un tempo, nella curva di adozione di un prodotto, venivano definiti come early adopters.

    La maggior parte dei tech-fluential indica la qualità (98 per cento) e la funzione (97 per cento) come i due fattori principali delle proprie scelte d’acquisto, indipendentemente dal prezzo (74 per cento). Più di tre quarti (76 per cento), inoltre, afferma di acquistare i prodotti ad alta tecnologia sulla base del design e dello stile. Infine, l’86 per cento dei tech-fluential fornisce consigli sulla scelta e l’acquisto dei nuovi prodotti alla famiglia, agli amici o ai colleghi.
    I tech-fluential sono dei forti consumatori di tecnologie avanzate:

    • Nove su 10 (il 92 per cento) hanno una connessione a banda larga a casa e un po’ meno della metà ha una rete wireless (il 43 per cento). A confronto, secondo una ricerca del 2004 del Pew Internet and American Life Project, il 39 per cento degli adulti statunitensi ha una connessione a banda larga a casa e l’uno per cento ha una rete wireless.
    • Il 22 per cento ha uno smart phone con PDA e accesso alla posta elettronica. Secondo lo Yankee Group, nell’ottobre del 2004 meno dell’uno per cento della popolazione statunitense utilizza la posta elettronica wireless.
    • Otto su 10 utilizzano le nuove tecnologie per risolvere problemi di business (83 per cento) e ritengono che la tecnologia apporti dei vantaggi importanti alla propria attività (78 per cento).

    Per concludere, i tech-fluential sono particolarmente attivi sotto il profilo della comunicazione:

    • L’81 per cento parla delle proprie esperienze con un’azienda al telefono o direttamente.
    • Il 51 per cento interagisce con le aziende attraverso il loro sito web e il 33 per cento ha un proprio blog, con un’attività largamente superiore alla media. Secondo una ricerca del Pew Internet and American Life Project (2004), solo il 7 per cento degli adulti statunitensi ha un proprio blog.
    • Il 46 per cento interviene nei forum e il 41 per cento utilizza i software di instant messaging per scambiare informazioni sulle aziende.

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  • Tutto il mondo è paese

    The Electric New Paper, quotidiano online di Singapore, ha pubblicato un’intervista a un professionista di relazioni pubbliche che descrive una situazione del tutto simile a quella italiana: un settore pieno di “intrufolati”, la posizione a metà strada - da “ponte” o da “cuscino”, come meglio preferite - tra cliente e giornalista, i clienti che vogliono finire sulla prima pagina dei quotidiani lo stesso giorno dell’intervista, lo stress sulla vita familiare… E’ proprio vero, tutto il mondo è paese.

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  • Indice Gomes della Felicità Manageriale

    Phil Gomes è un mattacchione. Non lo conosco, ma ne sono certo.
    Ha analizzato le dichiarazioni dei manager nei comunicati stampa, e ha rilevato che una delle frasi ricorrenti è siamo felici (we are pleased): “siamo felici di aver firmato questo accordo”, “siamo felici di poter annunciare la nuova generazione di prodotto”, “siamo felici dell’ingresso di … nel team che gestisce l’azienda”, “siamo felici dell’andamento del fatturato”, e così via, a strette di mano e pacche sulle spalle.
    Anche oggi, con un andamento del mercato che non si può certo definire florido, tutti felici.
    A questo punto, ha incominciato a contare il numero dei siamo felici (we are pleased) presenti nei comunicati stampa trasmessi dalle principali agenzie statunitensi, ha ricavato una media su 5 giorni e ha rappresentato graficamente il risultato. Per dare un crisma di ufficialità a tutto questo lavoro, ha creato il Gomes Index of Executive Happiness (Indice Gomes della Felicità Manageriale).
    Ha anche trovato il tempo per individuare delle variabili che possono influenzare l’andamento dell’indice:
    Stagionalità: gli annunci dei risultati trimestrali e le fiere sono avvenimenti che possono incidere in modo positivo sull’andamento dell’indice. Talvolta, la frase viene utilizzata anche per commentare annunci che non hanno nulla di positivo, per gettare un po’ d’acqua sul fuoco (”nonostante l’andamento negativo del fatturato, siamo felici di rilevare una ripresa delle vendite di …”).
    Heisenberg Uncertainty Principle: il principio di incertezza teorizzato da Heisenberg sostiene che qualsiasi indice, non appena viene misurato, incomincia a mostrare un miglioramento. Nel caso del Gomes Index of Executive Happiness, quindi, il numero delle ricorrenze della frase siamo felici (we are pleased) dovrebbe diminuire. In effetti, confrontando il secondo grafico con il primo, questo succede veramente.
    Phil ha pubblicato sul suo blog i primi due grafici:

    Il primo grafico, del 19 marzo

    Il secondo grafico, del 25 marzo

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  • Prodi: blohg!

    Cercherò di fare un’analisi della vicenda del “Blog del Presidente”, sotto il profilo della comunicazione.
    L’esordio di mercoledì 16 febbraio:
    A dir la verità ci ho pensato: perché avere un sito mio? Ho sempre ritenuto molto più importante il contatto personale, reale con gli altri… in generale ma soprattutto in politica, oggi che invece si vogliono far prevalere l’immagine e i sondaggi.
    Perché ormai lo hanno tutti? Troppo poco. Non è un buon motivo… anzi.
    Allora? Ci ho ragionato e mi son detto che se può servire a farmi dialogare anche solo con una persona in più di quelle che posso incontrare, se può appassionare al nostro progetto anche solo una donna o un uomo in più, allora ne vale la pena…

    La ripresa di domenica 27 febbrario, dopo i primi sberleffi dalla rete:
    Scusate il ritardo. Giornate dense di decisioni e di fatti importanti che mi hanno assorbito completamente.
    Come la nascita della Federazione dell’Ulivo. Un grande passo in avanti, politico e non solo. Da ieri, finalmente, le culture politiche che hanno fatto la Repubblica e scritto la Costituzione sono insieme in modo solido e convinto. Abbiamo tutti lavorato per questo obiettivo e adesso siamo pronti per costruire il futuro dell’Italia.

    La chiusura di venerdì 25 marzo, dopo la stoccata di Mafe De Baggis:
    Lavori in corso. Blog temporaneamente sospeso fino alle Regionali.
    La genesi di quest’ultimo messaggio la spiega, in modo ovviamente ironico, Ciccio Bandini.
    Diciamo subito che concordo con Ciccio sul fatto che l’ultimo dei tre post sia anche il più efficiente, il più allineato con il linguaggio dei blog. Ma non lo definirei come una catarsi, in attesa della resurrezione, perché - nei suo complesso - questo blog mi sembra un suicidio, perlomeno sotto il profilo della comunicazione nell’area dei new media.
    Incominciamo dal titolo: il “Blog del Presidente”. Presidente di chi, please? Per quanto mi riguarda, non del sottoscritto. Se proprio si voleva utilizzare un termine di questo tipo, c’è “rappresentante”, che esprime in modo più corretto il rapporto tra votante ed eletto.
    A guardar bene il mondo dei blog, però, avrei scelto qualcosa di diverso: “il Blog di Romano Prodi” oppure, per evitare l’anglicismo, “i pensieri di Romano Prodi”. Avrei evitato tutto il resto, per non cadere nella trappola delle ironie troppo facili. Ma “il Blog del Presidente” no, quello proprio non lo avrei scelto.
    Passiamo poi all’esordio del 16 febbraio. Pessimo anche questo, perché dimostra che la comprensione del fenomeno dei blog è nulla: prima di tutto, il blog è un contatto personale, da uno a molti, e quindi uno strumento che dovrebbe essere adottato da un maggior numero di uomini politici. Quindi, non lo contrapporrei al contatto personale, perché è un po’ come dire: “avrei preferito parlare con te, ma siccome oggi si usa così, ho deciso che è opportuno parlare con te”. Un tempo, quelli che facevano questi discorsi si trovavano ben presto a dialogare tra loro, o alla peggio con quelli che credevano di essere Garibaldi o Napoleone…
    E poi, vorrei sapere cosa c’entrano - in questo caso, ci sta proprio bene un “che ci azzeccano” - l’immagine e i sondaggi. Perché sono stati citati? Parlare a nuora perché suocera intenda (è l’unica lettura che riesco a dare) fa parte del patrimonio della politica ma non di quello dei blog. Pessimo, confermo.
    Ma il bello deve ancora venire: il blog ha raggiunto il suo obiettivo anche se riesce a far dialogare il buon Romano con una sola persona in più rispetto a quelle che può incontrare… per cui, per alimentare questo dialogo, si scrive un messaggio ogni due settimane. E per produrre questo capolavoro di comunicazione si dichiara anche di averci ragionato… Un tripudio. E non aggiungo altro…
    Dopo due settimane: “scusate il ritardo”… ma sono stato assorbito… Romano, quello che fai lo sappiamo tutti, perché i notiziari quotidiani non perdono occasione per raccontarci con dovizia di particolari tutte le polemiche tra maggioranza e opposizione (ormai, la politica italiana è fatta di scazzi…). Corriere e Repubblica hanno i feed RSS, per cui le notizie le leggiamo in tempo reale. E ci arrivano anche gli articoli della stampa internazionale, compresi i commenti degli opinionisti… E quello che non ci interessa lo cancelliamo. Ricorda, il tasto CANC è una tra le principali espressioni di democrazia.
    Passa un mese, e il blog chiude. Una fine scontata, per uno che non aveva nulla da dire. Altrimenti, due paragrafi al giorno - dal programma, dai discorsi, dagli interventi, dai colloqui - ci potevano anche scappare. Due paragrafi sono dieci minuti, per uno che ha le idee chiare e utilizza il linguaggio della gente comune… Possono anche essere dieci ore, per uno che non ha le idee chiare e utilizza il “politichese”…

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  • I colpi di coda della grandeur

    L’agenzia France Presse ha citato in giudizio Google, chiedendo danni per 17,5 milioni di dollari, perché Google News ha pubblicato - apparentemente senza autorizzazione - notizie e fotografie che i clienti dell’agenzia pagano in modo particolarmente salato (e, diciamocelo, non più sostenibile nell’era di internet). Se vi interessano i dettagli della citazione in giudizio, potete scaricare l’originale della citazione in giudizio in formato PDF (sono 19 pagine, in “legalese”).
    Google ha reagito rapidamente, annunciando che nei prossimi giorni eliminerà dalle pagine di Google News qualsiasi notizia e fotografia tratta da France Presse.
    La cosa ha fatto un certo scalpore: ne hanno parlato, tra gli altri, Punto Informatico, The Media Center at the American Press Institute, Poynter Online, Digital Media Europe, PC World e Editors’ Weblog.
    Andy Lark, che è molto perspicace ma pur sempre neozelandese, e quindi estraneo alle circonvoluzioni dei cervelli europei, non si capacita del fatto che qualcuno possa chiedere di essere rimosso dal principale aggregatore di notizie della terra.
    France Presse è fiera di essere stata la prima agenzia di stampa della storia, visto che è stata fondata da Monsieur Charles-Louis Havas nel 1835.
    A questo punto, la domanda sorge spontanea: sarà anche la prima a chiudere?

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  • Come far crescere i lettori di un blog

    Susan Mernit spiega come far crescere i lettori di un blog, illustrando alcune regole a cui si è attenuta in questi ultimi mesi, con eccellenti risultati.
    Questa è la traduzione dei suoi punti, ovviamente adattata agli orari e agli interessi del sottoscritto:

    • Scrivete con continuità: scrivete ogni giorno, in modo da dare alla gente l’abitudine della lettura.
    • Scrivete al mattino: idealmente, i lettori dovrebbero trovare il vostro intervento quando arrivano in ufficio.
    • Scrivete spesso: se vedete qualcosa di interessante durante le ore di lavoro, trovate 5 minuti per metterlo online, oppure salvatelo per farlo dopo l’orario di lavoro.
    • Scrivete di quello che vi interessa: le relazioni, pubbliche, la tecnologia, in futuro la fotografia (sto uscendo dal letargo invernale) e la cucina (anche se sono perennemente a dieta), e qualche curiosità. Evitate la politica, ma fate delle incursioni sul rapporto tra i politici e la tecnologia, che offre spunti … (basta dare un’occhiata al blog di Romano Prodi: due post in due mesi, e senza l’ombra di un contenuto!).
    • Condividete e attribuite: siate generosi con i link e le attribuzioni agli autori.
    • Esprimete un punto di vista o un’opinione: mantenete un atteggiamento giornalistico.
    • Ascoltate tutto e tutti: la scoperta (il trovare le cose) e il richiamo all’attenzione (il sottolineare le cose) sono sempre utili.
    • Divertitevi: se non vi divertite voi, non si divertono nemmeno i lettori.

    A partire da oggi, cercherò di adottare anch’io queste regole, e poi vi saprò dire se hanno veramente funzionato. Per il momento, il mio blog ha lo stesso numero di lettori che Alessandro Manzoni auspicava per i Promessi Sposi, ovvero una dozzina. Quando arrivo a cinquanta, festeggiamo…

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  • Computer Industry Almanac ha pubblicato una ricerca di mercato sul numero dei PC in uso nel mondo, che erano più di 820 milioni alla fine del 2004 e si presume che superino il miliardo entro la fine del 2007. La tabella con la classifica dei Paesi per numero di PC e percentuale rispetto al totale la trovate nel comunicato stampa, insieme ad altri commenti, come quello che afferma che negli Stati Uniti i PC saranno più dei telefoni cellulari ancora per qualche anno.

    Io ho preso le cifre della tabella e le ho confrontate con quelle degli abitanti, che ho preso - per uniformità - dal The World Factbook della CIA, la Central Intelligence Agency del Governo degli Stati Uniti. Ho aggiunto una colonna con il rapporto tra numero degli abitanti e numero dei PC, un indicatore che trovo più significativo rispetto alla percentuale assoluta sul totale dei PC, che è ovviamente legata al numero degli abitanti (tanto che nelle prime posizioni figurano anche Cina e India, che hanno un rapporto bassissimo tra abitanti e numero dei PC).
    Sarebbe interessante vedere come cambia questa tabella con l’inserimento di Paesi che hanno pochi abitanti ma un elevato tasso di informatizzazione, come quelli scandinavi, la Svizzera e l’Austria, Taiwan e Singapore.

    Paese

    Abitanti

    PC

    Abit/PC

    Stati Uniti

    293.028

    223.810

    1,30

    Canada

    32.508

    22.390

    1,45

    Australia

    19.913

    13.720

    1,45

    Olanda

    16.318

    11.110

    1,47

    Regno Unito

    60.271

    35.890

    1,68

    Germania

    82.425

    46.300

    1,78

    Giappone

    127.333

    69.200

    1,84

    Corea del Sud

    48.598

    26.200

    1,85

    Francia

    60.424

    29.410

    2,05

    Italia

    58.057

    22.650

    2,56

    Russia

    143.782

    19.010

    7,56

    Messico

    104.960

    11.210

    9,36

    Brasile

    184.101

    19.350

    9,51

    Cina

    1.298.848

    52.990

    24,51

    India

    1.065.071

    13.030

    81,74

    Alla fine, ho trovato un altro comunicato stampa di Computer Industry Almanac, sul numero degli utenti internet attivi intorno alla metà del 2004. Anche in questo caso, c’è una tabella con la classifica dei primi 15 Paesi, che - con la sola eccezione dell’Olanda, sostituita dalla Spagna - corrisponde in modo sorprendente a quella dei PC. Quindi, ho deciso di confrontare anche questi dati, sostituendo al numero degli abitanti quello degli utenti internet.

    Paese

    Internet

    PC

    Int/PC

    Stati Uniti

    185.550

    223.810

    0,83

    Francia

    25.470

    29.410

    0,87

    Germania

    41.880

    46.300

    0,90

    Canada

    20.450

    22.390

    0,91

    Regno Unito

    33.110

    35.890

    0,92

    Australia

    13.010

    13.720

    0,95

    Russia

    21.230

    19.010

    1,12

    Italia

    25.530

    22.650

    1,13

    Giappone

    78.050

    69.200

    1,13

    Brasile

    22.320

    19.350

    1,15

    Corea del Sud

    31.670

    26.200

    1,21

    Messico

    13.880

    11.210

    1,24

    Cina

    99.800

    52.990

    1,88

    India

    36.970

    13.030

    2,84

    A parte la posizione di classifica della Francia, che credo sia dovuta più al basso numero di utenti internet che all’alto numero di PC, la tabella conferma la presenza di un “digital divide” tra i Paesi dove il rapporto tra utenti internet e PC è inferiore a uno (e quindi ogni utente internet dispone di più di un PC, con tutto quello che ne consegue), un primo gruppo di Paesi - tra cui l’Italia - in cui il rapporto è appena superiore a uno (e in qualche caso si deve fare la fila per accedere a internet), e i Paesi come Cina e India, dove il rapporto è di (circa) due o più utenti internet per ogni PC (e quindi si fa sempre un po’ di fila per accedere a internet).

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  • Filed under: ICT Market
  • Il linguaggio della tecnologia

    La tecnologia è spesso difficile da spiegare in modo semplice e comprensibile a chi è privo del necessario background, ma in qualche caso le espressioni utilizzate sono talmente poco comprensibili da essere totalmente prive di significato (e questo, indipendentemente dal background). E pensare che, per evitare delle brutte figure e aumentare in modo esponenziale le opportunità di pubblicazione del comunicato stampa (perché nella maggior parte dei casi si tratta proprio di comunicati stampa), sarebbe sufficiente far rileggere il testo a una persona dotata di senso critico e soprattutto estranea al processo di redazione. Una persona, insomma, che si trova nella stessa situazione del destinatario del messaggio.
    In occasione del CeBIT, la più importante fiera mondiale dell’information technology, che si è tenuta a Hannover - città della Bassa (intesa come piatta) Sassonia, caratterizzata da un clima a dir poco infame - a metà marzo, qualcuno ha provato a mettere insieme un piccolo “museo degli orrori” attingendo alle cartelle presenti in sala stampa:

    • Networking: è davvero importante poter disporre di una “estensione SAN su MAN/WAN”, e di una “infrastruttura di automazione della conoscenza” con delle “autentiche funzionalità interlinguistiche”?
    • Grafica 3D: la funzione di “antialiasing di elevata qualità, con oversampling arbitrario, per una risoluzione ottimale” che vantaggi offre all’utente? E, soprattutto, a cosa serve, a parte la risoluzione?
    • Telefonia: tra le funzionalità di un telefono, il supporto di SDP, RTP, RTCP, VAD, CNG, NAT traversal e STUN è più importante della possibilità di effettuare una normale conversazione telefonica, che non viene citata?
    • Multimedia: i lettori DVD supportano DVD-R, DVD-RW, DVD+R, DVD+RW, DVD-RAM, CD, MP3 e JPEG, e alcuni - i più recenti - anche Blu-Ray e HD-DVD. Quale acquistare?

    Torna alla mente il gioco di parole sull’acronimo PCMCIA: Personal Computer Memory Card International Association. All’epoca della sua presentazione, erano nate diverse interpretazioni che giocavano sulla complessità della sigla, tra cui una delle più carine era “People Can’t Memorize Computer Industry Acronyms”, ovvero “la gente non può ricordare gli acronimi dell’industria dei computer”.

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  • Filed under: Italians
  • Facciamo cose…

    E’ il claim di Huh Corporation. Questi si che sono “pierre”…
    Il sito, purtroppo, è doppiamente ironico, perché - nell’intenzione - è una presa in giro, mentre - nella realtà - è la fotografia di una triste situazione di mercato.
    Sto cercando di immaginare le risposte che questi “professionisti” potrebbero dare alle domande di Attilio Consonni e Giampaolo Gironda, e alla faccia di Florence Castiglioni… ma loro, ne sono certo, non si pongono certo il problema dell’ammissione alla Ferpi.
    Forse, potremmo provare con un’altra associazione professionale…

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  • Filed under: Public Relations
  • Calendario

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