Peggy Noonan è una giornalista che collabora con il Wall Street Journal. La settimana scorsa, ha scritto un articolo molto interessante sull’Opinion Journal, The Blogs Must Be Crazy, in cui fa una disamina del fenomeno dei blog, visto sotto il profilo giornalistico.
Questa è una sintesi del suo testo:
Il mondo dei blog non è un’eruzione di opinioni personali. E’ un movimento con dei precisi punti di forza:
1. I blogger usano gli strumenti dei giornalisti (computer, tastiera, spirito investigativo, volontà di porre delle domande) e di Internet (Google, Yahoo!) per cercare fatti che sono stati sottovalutati, ignorati o nascosti. Cercano la frase ricca di significato, la statistica ignorata, i dati sepolti. Cercano informazioni vere. E quando le trovano, le pubblicano e quindi le includono nel dibattito. Questo è un servizio pubblico.
2. I blogger, a differenza dei giornalisti della stampa “ufficiale”, sono indipendenti. Essi non sono, e non devono essere, governati da una corrente di pensiero. E non devono accettare le direttive di un editore che promuove un’ideologia o protegge i suoi amici. I blogger hanno la libertà di decidere quando una notizia non è più una notizia, o quando la ricerca dei fatti inizia oppure finisce. Questo è un servizio pubblico.
3. I blogger hanno un vantaggio istituzionale in termini di tecnologia e forma. Possono pubblicare in tempo reale, e il testo può essere della lunghezza che reputano più opportuna. Le notizie più importanti possono anche essere di una sola riga. Nel mondo della carta stampata si deve prima passare dal caporedattore, e poi si può scrivere l’articolo. Per scoprire, magari, che qualcuno ne ha parlato il giorno prima, e che non ci sono notizie più “fresche”. In passato, molte notizie interessanti venivano lasciate cadere in questo modo. Oggi non più. Questo è un servizio pubblico.
4. I blogger propongono la loro interpretazione di una notizia. Offrono un loro interpretazione originale, o una nuova area di ricerca. Offrono la loro esperienza e il loro giudizio. Anche questo è un servizio pubblico.
5. E lo fanno gratis, e anche questo è un servizio pubblico. E il fatto che lo facciano gratis non significa che non ci sia una forma di commercio intellettuale. I blogger offrono informazioni e punti di vista. In cambio, i lettori offrono attenzione ed energie intellettuali. I blogger ottengono una posizione di influenza, i lettori ottengono informazioni. Ciascuno ottiene qualcosa.
6. E poi, non è vero che non c’è controllo. La “blogosfera” (orrido neologismo) è governata dal desiderio di status e rispetto, due attributi che si perdono quando si pubblicano informazioni di parte, inesatte o parziali, oppure quando si è poco professionali o intenzionalmente fuorvianti. Una volta persi status e rispetto, gli altri blogger vi ignorano. Il meccanismo di correzione per la gente del Web è la gente del Web.