Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
15 Feb
Oggi, sul blog della International Association of Online Communicators (IAOCblog), è stato pubblicato un interessante intervento di Don Dunnington su I modelli di comunicazione e la rete.
Don parte da una sintesi dei quattro modelli di comunicazione delle relazioni pubbliche di Grunig e Hunt, dal volume Managing Public Relations (one way publicity, one way public information, two-way asymmetric e two-way symmetric), per arrivare a quattro modelli della comunicazione in rete:
Comunicazione Uno-A-Uno: non c’è un centro, e ciascun nodo può dialogare direttamente con qualsiasi altro nodo. La forma più usata (e abusata) è l’e-mail, che può essere uno-a-uno, uno-a-molti (copia conoscenza e blind carbon copy) oppure uno-a-troppi (spam).
Comunicazione Uno-A-Molti: un sito Web (o un blog) può essere uno strumento pubblico di comunicazione monodirezionale, ma in qualsiasi momento uno dei visitatori può decidere di passare a una comunicazione uno-a-uno.
Comunicazione Molti-A-Uno: un gruppo di individui con un interesse comune può comunicare e interagire, e addirittura influenzare, un’organizzazione. Gli individui possono pubblicare commenti (positivi o negativi) su un prodotto o servizio, in una lista di discussione, un sito Web, un blog, o un newsgroup (moderato o no). Un’organizzazione può cercare di controllare o influenzare (con moderazione) queste discussioni (per trasformarle in “voci” positive).
Comunicazione Uno-A-Molti-A-Molti: secondo Jim Hagel, consulente strategico di McKinsey & Company, i clienti non vogliono relazioni uno-a-uno con un vendor, ma preferiscono relazioni uno-a-molti vendor e uno-a-molti clienti di ciascun vendor. Hagel prevede la nascita di “intermediari delle informazioni” (agenti) per la gestione dello scambio di informazioni sul Web tra aziende e clienti.
L’intervento è corredato da grafici che visualizzano, rendendoli molto più immediati, i quattro modelli.
Technorati tags: public relations
Tags: media, pr, Public Relations, relazioni pubbliche15 Feb
Maurizio Cuzari è sicuramente uno tra i maggiori esperti del mercato italiano dell’ICT. In questa veste, è stato l’unico tra gli analisti a fare previsioni corrette, dal 2000 in avanti. Nel 2003, quando tutti parlavano di ripresa, ha smorzato i toni troppo ottimistici facendo notare come l’esperienza dei precedenti cicli di crisi non permetteva di sperare - almeno per l’Italia - in un ritorno del segno positivo prima del 2005. Sono andato a rivedere la sua presentazione, che trovate sul sito Sirmi nell’area Presentazioni (è necessaria la registrazione), e devo riconoscere che le sue stime dell’epoca sono poi diventate la realtà sia nel 2003 che nel 2004.
Nel 2004, Maurizio ha passato la mano, nel senso che - probabilmente stufo di fare la Cassandra - non ha fatto le sue solite previsioni.
Oggi, così come preannunciato dal comunicato stampa, Maurizio è tornato a dare i numeri (nel senso buono del termine). Sono numeri finalmente positivi, quasi a tutto tondo (ci sono ancora alcuni settori in contrazione), e soprattutto numeri che lasciano intravedere una possibile via d’uscita dalla situazione di stagnazione che abbiamo attraversato in questi ultimi tre anni.
Particolarmente interessanti, oltre all’intervento di Maurizio, le opinioni di Roberto Donà della SDA Bocconi sul Sistema Italia, del direttore del settimanale Economy Giorgio Mulè sullo scenario economico, e di Marco Astuti della LIUC e dell’Università dell’Insubria sullo scenario d’oltreoceani (un plurale voluto) di ritorno dal solito viaggio della delegazione italiana nella Silicon Valley e al Consumer Electronics Show.
In estrema sintesi, oggi l’innovazione la fanno i singoli individui - che trascinano il mercato consumer - e non le aziende. E’ tempo che questi individui portino il loro entusiasmo e la loro capacità di innovare anche all’interno delle aziende. Soprattutto se fanno gli imprenditori. Altrimenti, come ha suggerito Donà, si facciano da parte e lascino il campo a chi ha voglia di crescere ed esplorare nuove soluzioni.