Tendenze della stampa in Italia
Author: italovignoli
8
Feb
Il mondo della stampa sta attraversando un periodo di trasformazione, il cui impatto è diventato man mano più evidente nel corso del 2004. In parte, è dovuto alla maggiore importanza di Internet per la comunicazione, un elemento che il mondo delle relazioni pubbliche ha fino a oggi sottovalutato, e che continua a considerare solo per il suo aspetto di mezzo di trasporto a basso costo delle informazioni.
Il mestiere di giornalista sta diventando più complesso. Quella a cui stiamo assistendo, infatti, è la contemporanea tendenza verso la frammentazione e la convergenza, che dà origine a una dicotomia spesso difficile da gestire. Da una parte, il pubblico è sempre più frammentato, mentre dall’altra i media stanno convergendo all’interno di un numero di editori sempre più ristretto. In queste settimane, stanno confluendo sotto lo stesso tetto Agepe e JCE, ovvero tre delle quattro testate italiane dedicate al canale.
Le notizie e le informazioni “vere” sono sempre più disponibili, così come quelle inutili, quelle di parte e quelle addirittura false. Alcune persone sono più informate di quello che avrebbero potuto essere in passato, poiché possono accedere a più fonti e opinioni sullo stesso argomento, mentre altre sono attente solo agli aspetti di sensazionalismo. Altre ancora rimangono legate a una forma ormai obsoleta di consumo dei media – che si può definire come “giornalismo dell’affermazione” – in cui cercano notizie e opinioni che confermano la loro visione del mondo.
Il ruolo dei giornalisti come intermediari delle notizie si sta indebolendo, mentre cresce il numero delle persone comuni che contribuiscono in modo propositivo alla diffusione delle informazioni attraverso nuove forme di comunicazione come i blog. Questo può rappresentare un’opportunità per i giornalisti come interpreti della verità, e per le PR come canale di distribuzione delle informazioni dalle aziende verso i loro pubblici (intesi nella loro accezione più ampia).
Otto spunti per il 2005
- Un numero crescente di media va a caccia di un numero statico (se non leggermente decrescente) di lettori, utilizzando come arma le notizie. La prima conseguenza è che numerosi settori tra i media stanno perdendo lettori, con le inevitabili conseguenze su fatturato e utili (e, a cascata, su altri fattori). L’unico settore in crescita è quello dei media online, che porta una ventata di novità grazie alla possibilità di scegliere i contenuti in modo interattivo (e spesso personalizzato).
- La maggior parte degli investimenti nel settore del giornalismo va in direzione della distribuzione delle notizie e non in quella della loro raccolta. I media, in quasi tutti i settori, stanno cercando di ridurre il costo della redazione, sia in termini di staff sia in termini di tempo per raccogliere e redigere le notizie. Con le dovute eccezioni, i giornalisti hanno dei problemi a mantenere un buon livello qualitativo.
- In alcuni casi, i media utilizzano l’elemento base della notizia – ovvero il comunicato stampa – come prodotto finito, pubblicandolo senza nessuna modifica, integrazione o commento. Questo succede più spesso nel caso dei media online e più raramente nel caso dei quotidiani, in cui la qualità del comunicato stampa – fatta di approccio alla notizia, di contenuto, di forma e di stile (elementi di base, che spesso mancano o sono addirittura affiancati da problemi grammaticali e sintattici) – è determinante.
- Lo standard qualitativo, l’indipendenza intellettuale e gli standard etici dei giornalisti variano in modo significativo, anche all’interno della stessa struttura. Per definire e implementare una strategia di comunicazione è quindi necessario saper leggere oltre le righe (o le videate) per scegliere l’approccio più adatto, e i risultati premiano in modo più che proporzionale la competenza e la professionalità di chi è in grado di farlo.
- La mancanza di un piano strategico di evoluzione dei contenuti, in presenza dei tagli di organico per la riduzione dei costi e dell’aumento dei carichi di lavoro dovuti a un aumento degli spazi redazionali (online + offline), si è tradotta in un appiattimento del panorama editoriale, a tutti i livelli, dal quotidiano alla testata specializzata. Per questo motivo, i contributi propositivi vengono premiati – sempre in modo più che proporzionale – in tutti i casi in cui vengono offerti.
- La convergenza dei media su Internet (ovvero, la scomparsa della carta stampata), che è stata per qualche anno lo spauracchio dei giornalisti e dei media tradizionali, è ormai superata da nuove forme di comunicazione personale – come i blog e i wiki – che integrano il giornalismo con nuove modalità di racconto e commento molto più immediate e spontanee, e con il convolgimento di figure che la tradizionale chiusura della professione giornalistica aveva fino a oggi tenuto fuori dalla scena.
- La presenza online sostituisce, nel caso degli utenti più avanzati, la carta stampata, nei confronti della quale, però, non garantisce lo stesso tipo di ritorno economico (fino a oggi, gli esperimenti di abbonamento online – come quelli di Repubblica e del gruppo Carlino/Giorno/Nazione – sono fallimentari). I media devono individuare un nuovo modello di business per l’informazione, che retribuisca il lavoro di redazione e giustifichi degli investimenti per la qualità del servizio.
- Il potere delle fonti è aumentato, grazie alla concorrenza sulle notizie e ai carichi di lavoro, che non lasciano il tempo necessario per trovare, filtrare e commentare le notizie stesse. La capacità di fornire un semilavorato di tipo giornalistico – scritto da un professionista della comunicazione – è diventata determinante per i risultati, ed è uno dei fattori che distinguono un’attività di successo.
Otto spunti, e altrettante possibilità di migliorare la visibilità sulla stampa nel corso del 2005, sfruttando per primi le nuove opportunità di comunicazione.
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