Rick Edelman è il CEO della più grande, tra le agenzie internazionali di relazioni pubbliche, a essere rimasta indipendente, ovvero immune dai condizionamenti del mercato azionario. Oggi, si tratta di un vantaggio non trascurabile rispetto al resto del mercato, poiché consente di definire obiettivi a medio/lunga scadenza – come sarebbe logico per un settore come quello della consulenza – e quindi di ragionare piuttosto che reagire in modo impulsivo sulla base dei dati finanziari.

Sono convinto che Rick Edelman sia perfettamente cosciente di questa posizione di forza rispetto alle agenzie concorrenti, che fanno parte dei tre gruppi – quotati alla Borsa di New York – Interpublic, Omnicom e WPP. E infatti, ha il tempo per scrivere con regolarità su un blog dove annuncia, tra le altre cose, che nel corso del 2005 Edelman donerà l’equivalente di 250.000 dollari in ore di consulenza alla causa della ricerca sull’AIDS. Un gesto che stride con i problemi etici in cui si trovano impelagate due agenzie Omnicom, e che la dice lunga sulla tranquillità – e, di conseguenza, sulla qualità del lavoro – con cui Edelman sta affrontando l’attuale difficile situazione di mercato.

Per chiudere il 2004, Rick Edelman cita le considerazioni di Michael Wolf, un analista di McKinsey esperto di media, sul consumo di informazioni negli Stati Uniti, che – nella maggior parte dei casi – sembrano fatte apposta per la situazione italiana. Secondo Wolf, i consumatori guardano meno notizie rispetto al passato, soprattutto sui canali tradizionali. Molti di essi ottengono le informazioni dai talk show notturni (come Porta a Porta) o addirittura dagli spettacoli di intrattenimento. Altri adottano lo stile “caffetteria”, che attinge all’informazione a piccole dosi, ma da più fonti diverse. In generale, la gente cerca storie e non notizie, e non utilizza più un’unica fonte per le sue esigenze di informazione.

Per quanto riguarda il pubblico giovane, i contenuti – per essere efficaci – devono apparire “sovversivi”, come se nascessero spontaneamente dal basso e non fossero ispirati dalle strategie aziendali, e devono tenere conto dell’uso del cellulare come strumento di comunicazione e non solo di conversazione telefonica. I siti, infine, devono diventare luoghi dove divertirsi e trovare informazioni, come avviene nel caso di Pepsi.Com.

Secondo Rick Edelman, queste sono le implicazioni per le PR nel 2005:

1) Gli strumenti di distribuzione dei messaggi devono essere al passo con i tempi, e devono permetterci di arrivare direttamente al destinatario attraverso il PC o il telefono cellulare.

2) Dobbiamo guardare con maggiore attenzione a tutti i media alternativi, come la stampa, le radio e le televisioni locali, e alle forme di intrattenimento che danno spazio all’informazione.

3) Dobbiamo aiutare i clienti a migliorare la qualità dei contenuti dei loro siti.

4) Dobbiamo persuadere i clienti a cimentarsi nel mondo democratico dei blog.

5) Abbiamo l’opportunità di sottrarre quote di mercato alle agenzie di pubblicità, offrendo dei programmi credibili, interattivi e divertenti.

A parte l’ultima considerazione, che mi sembra legata alle condizioni del mercato statunitense e all’indipendenza di Edelman (ve lo immaginate il CEO di Burson Marsteller che va da Sir Martin Sorrell e gli dice che ha l’opportunità di sottrarre quote di mercato a JWT?), mi sento di condividere appieno i ragionamenti di Rick Edelman. Il 2005 potrebbe essere un anno molto interessante per il mondo delle relazioni pubbliche, anche in Italia.

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